Eurostat comunica che, al 1° gennaio 2026, la popolazione dell’Unione europea ha raggiunto i 452 milioni di abitanti. Il dato viene presentato come l’ennesima conferma della crescita demografica europea. Eppure, leggendo attentamente le statistiche, emerge un elemento che dovrebbe far riflettere molto più del semplice aumento numerico: da anni il saldo naturale dell’Unione è negativo. In altre parole, i decessi superano le nascite e la crescita della popolazione è sostenuta principalmente dal saldo migratorio.
Si tratta di un dato oggettivo. Meno evidente, invece, è ciò che manca nel dibattito pubblico.
L’Unione europea dispone di statistiche dettagliatissime sul numero degli abitanti, sull’età media, sui flussi migratori, sulla natalità e sulla mortalità. Ma dov’è l’indicatore che misura il livello di integrazione? Dove sono i dati che consentano di comprendere se la crescita della popolazione corrisponda anche a una crescita della coesione sociale?
Quanti immigrati raggiungono una piena autonomia lavorativa? Quanti acquisiscono una conoscenza adeguata della lingua del Paese ospitante? Qual è il livello di partecipazione alla vita civile? Quanto incidono le seconde generazioni sui percorsi di inclusione? In quali territori si registrano i maggiori successi e dove, invece, emergono fenomeni di segregazione sociale?
Sono domande fondamentali, eppure raramente occupano il centro del confronto politico.
Misurare soltanto il numero degli abitanti rischia di offrire una fotografia incompleta. Una politica migratoria non può essere valutata esclusivamente dal numero degli ingressi o dall’aumento della popolazione residente. Deve essere valutata anche in base alla capacità di costruire integrazione, sicurezza, partecipazione e coesione sociale.
Se l’Europa intende governare il fenomeno migratorio in modo realmente sostenibile, dovrebbe affiancare agli indicatori demografici anche indicatori comuni di integrazione, trasparenti, comparabili e verificabili. Solo così sarà possibile comprendere se la crescita della popolazione rappresenti un fattore di rafforzamento delle società europee oppure evidenzi criticità che richiedono nuove politiche.
I numeri di Eurostat raccontano quante persone vivono nell’Unione europea. La domanda che ancora attende una risposta è un’altra: quante di queste persone sono realmente integrate nelle comunità in cui vivono?
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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