Negli ultimi mesi il dibattito sull’immigrazione si è concentrato quasi esclusivamente sui rimpatri.
È una prospettiva comprensibile, ma rischia di affrontare soltanto l’ultima fase del fenomeno migratorio.
Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” parte da un presupposto diverso: la ReImmigrazione non deve essere il punto di partenza della politica migratoria, ma il suo punto di arrivo.
Prima viene l’ingresso regolare.
Poi il percorso di integrazione.
Successivamente la verifica periodica dell’integrazione.
Solo quando questo percorso fallisce in modo definitivo e lo Stato accerta che non esistono più i presupposti per la permanenza sul territorio nazionale, può trovare applicazione la ReImmigrazione.
Questa impostazione cambia completamente il modo di affrontare il fenomeno migratorio.
Non si parte dall’espulsione, ma dalla responsabilizzazione.
Non si presume che ogni straniero rappresenti un problema, ma si chiede a ciascuno di dimostrare concretamente la volontà di partecipare alla vita della comunità nazionale.
In questo modello anche il rimpatrio assume un significato diverso.
Non rappresenta una misura punitiva né una risposta emotiva ai fatti di cronaca, ma costituisce la naturale conseguenza del mancato rispetto delle condizioni che giustificano la permanenza in Italia.
È proprio questa la principale differenza tra il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” e gran parte delle proposte che oggi animano il dibattito pubblico.
La vera sfida non consiste nel discutere esclusivamente di come rimpatriare chi non ha diritto di restare, ma nel costruire un sistema capace di individuare, accompagnare e misurare il percorso di integrazione di chi sceglie di vivere stabilmente nel nostro Paese.
Nel corso della diretta “Immigrazione e Remigrazione tra diritto, identità e futuro dell’Europa” approfondisco questo concetto, spiegando perché ritengo che la ReImmigrazione debba rappresentare l’ultimo passaggio di un percorso giuridico fondato sull’integrazione e non la prima risposta dello Stato al fenomeno migratorio.
Se desideri approfondire questa proposta e conoscere nel dettaglio il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, ti invito a guardare la registrazione integrale della diretta e a partecipare al dibattito con le tue osservazioni.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 – Materia: Migrazione e Asilo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Polonia, il PESEL non basta più: dal 1° settembre chi non conferma l’identità perde lo status UKR
In Polonia il calendario sta per produrre un effetto giuridico immediato. Entro il 31 agosto 2026 una parte dei cittadini ucraini titolari di numero PESEL con status UKR deve confermare la propria identità davanti a un ufficio comunale. Chi non lo farà vedrà lo status UKR sostituito, dal 1° settembre, con la sigla NUE e…
Grecia, il Golden Visa frena: meno domande, ma il nodo resta l’integrazione
Il dato che arriva dalla Grecia è netto: nel primo semestre del 2026 le nuove domande per il Golden Visa sono diminuite del 44%, passando da 4.553 a 2.551. Nello stesso tempo, il programma continua però a rappresentare uno degli strumenti attraverso i quali capitali stranieri entrano nel mercato immobiliare greco. Il punto interessante non…
Grecia, il Golden Visa frena: meno domande, ma il nodo resta l’integrazione
Il dato che arriva dalla Grecia è netto: nel primo semestre del 2026 le nuove domande per il Golden Visa sono diminuite del 44%, passando da 4.553 a 2.551. Nello stesso tempo, il sistema continua però a trascinarsi dietro oltre 7.000 pratiche arretrate degli anni precedenti. Il segnale è importante, perché mostra due fenomeni distinti:…
- Polonia, il PESEL non basta più: dal 1° settembre chi non conferma l’identità perde lo status UKR
- Grecia, il Golden Visa frena: meno domande, ma il nodo resta l’integrazione
- Grecia, il Golden Visa frena: meno domande, ma il nodo resta l’integrazione
- Baviera, 10.261 partenze contro 5.800 nuovi richiedenti asilo: il risultato c’è, ma non si chiama soltanto es pulsione
- Regno Unito, 199.628 stabilizzazioni prima della stretta: Londra allunga l’attesa quando il picco è già arri vato



Lascia un commento