Il 27 agosto il Home Office ha certificato che, nei dodici mesi conclusi a giugno 2026, il Regno Unito ha concesso 199.628 titoli di settlement, il 24 per cento in più rispetto all’anno precedente e il livello più alto dal 2011. Si tratta dell’Indefinite Leave to Remain o to Enter, la posizione che consente di vivere, lavorare e studiare nel Paese senza limiti temporali e che, quando ne ricorrono i presupposti, apre la strada alla cittadinanza.
Il dato arriva mentre il governo prepara la riforma dell’“earned settlement”, destinata ad aumentare da cinque a dieci anni il periodo ordinario necessario per ottenere la stabilizzazione, con percorsi ipotizzati ancora più lunghi per alcune categorie. La tensione è concreta: Londra vuole rallentare l’accesso alla permanenza proprio quando le regole vigenti stanno trasformando in residenti stabili le grandi coorti ammesse negli anni precedenti.
I numeri vanno letti senza confondere discipline differenti. Nel complesso sono stati concessi 537.698 titoli a tempo indeterminato, ma 336.229 derivano dall’EU Settlement Scheme, fondato sul quadro specifico successivo alla Brexit. Le 199.628 stabilizzazioni oggetto dell’aumento riguardano invece le altre rotte migratorie; non sono nuovi ingressi avvenuti nell’ultimo anno, bensì l’esito di percorsi di soggiorno iniziati in precedenza e conclusi dopo il periodo richiesto e la verifica dei requisiti.
La componente principale è il lavoro: 80.409 persone provenienti da rotte lavorative hanno ottenuto il settlement, con un aumento del 36 per cento. La categoria residuale è passata da 18.183 a 57.433 concessioni soprattutto perché i primi titolari del visto British National (Overseas), introdotto nel 2021 per Hong Kong, hanno raggiunto i cinque anni di residenza continuativa. I soli passaggi riconducibili a questa rotta sono saliti da 587 a 38.373.
Anche la distribuzione per nazionalità conferma che non si tratta di un’impennata indistinta. I cittadini indiani sono il gruppo più numeroso, con 35.384 concessioni e una crescita del 51 per cento; seguono i cittadini di Hong Kong con 22.593 e quelli cinesi con 21.300, quasi quattro volte il dato precedente. In direzione opposta, le stabilizzazioni provenienti da status di rifugiato o da altre forme di protezione sono diminuite del 40 per cento, fermandosi a 22.799.
La riforma annunciata intende sostituire l’automatismo temporale con una permanenza “guadagnata”, nella quale il periodo di base potrebbe ridursi o allungarsi in relazione a reddito, lavoro, lingua, condotta, debiti verso lo Stato e ricorso ai fondi pubblici. L’obiettivo di verificare il contributo e l’autonomia dello straniero è legittimo; il problema è il procedimento. Il Parlamento ha avvertito che molti dettagli restano incompleti, che l’applicazione alle persone già presenti richiede tutele transitorie e che un sistema più complesso aumenterà il numero dei rinnovi e il carico amministrativo del Home Office.
La permanenza stabile non può essere considerata un premio conseguito soltanto perché è trascorso un certo numero di anni, ma neppure può diventare un traguardo continuamente spostato dopo che lo Stato ha autorizzato ingresso, lavoro e soggiorno secondo regole precise. L’integrazione va verificata attraverso lingua, occupazione effettiva, autonomia e rispetto delle norme; il titolo permanente deve restare l’esito di criteri conoscibili, individuali e applicati con coerenza. Se il percorso cambia, occorre distinguere tra chi entrerà con le nuove condizioni e chi ha già costruito la propria vita confidando in quelle precedenti.
Il record britannico non dimostra che la stabilizzazione sia fuori controllo: dimostra che ogni politica d’ingresso produce conseguenze differite. Le decisioni prese nel 2021 arrivano oggi alla permanenza, mentre quelle adottate nel 2026 emergeranno negli anni futuri. Uno Stato governa davvero l’immigrazione quando misura l’intero percorso prima di aprire una rotta, non quando scopre il costo politico della stabilità soltanto al momento di concederla.
Fonti: Home Office, statistiche pubblicate il 27 agosto 2026; The Times, 27 agosto 2026; House of Commons, rapporto sull’earned settlement; Migration Observatory, Università di Oxford.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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