Stati Uniti, il taglio ai salari H‑2A resta in vigore: ma ora può costare gli arretrati

Un giudice federale della California ha dichiarato illegittima la regola con cui il Dipartimento del Lavoro aveva ridotto i salari minimi collegati ai visti agricoli temporanei H‑2A. La decisione, depositata il 26 agosto e resa pubblica il 27, non cancella però subito la disciplina: il giudice Kirk Sherriff l’ha rinviata all’amministrazione, ordinando di costruire rapidamente un nuovo metodo di calcolo. La regola resta operativa per evitare il vuoto, ma da questo momento può produrre un debito salariale.

È questa la tensione reale del provvedimento. La Corte distrettuale federale dell’Eastern District of California ha ritenuto la metodologia del 2025 contraria alla legge amministrativa, ma ha escluso l’annullamento immediato perché avrebbe lasciato il settore senza il principale parametro retributivo. Il Dipartimento dovrà pubblicare nuove tariffe, presentare entro due settimane un primo rapporto sul lavoro svolto e avvertire autorità statali, datori e pubblico entro sette giorni.

Il programma H‑2A consente alle imprese agricole di assumere lavoratori stranieri per attività temporanee o stagionali soltanto dopo la certificazione del Dipartimento del Lavoro. L’articolo 8 U.S.C. § 1188(a)(1) richiede due verifiche: che non vi siano abbastanza lavoratori statunitensi disponibili e che l’ingresso della manodopera straniera non danneggi salari e condizioni di chi è già impiegato negli Stati Uniti. L’Adverse Effect Wage Rate, o AEWR, serve precisamente a presidiare questo secondo limite.

La regola entrata in vigore il 2 ottobre 2025 aveva abbandonato, per gran parte delle posizioni, il riferimento tradizionale alla retribuzione media regionale. Per il livello iniziale — destinato, secondo la stessa amministrazione, al 92 per cento dei posti H‑2A — aveva scelto il 17° percentile della distribuzione salariale; per il livello esperto il 50°. Il giudice ha giudicato questa scelta arbitraria e non adeguatamente motivata, rilevando anche che il Dipartimento aveva utilizzato una procedura d’urgenza senza dimostrare le condizioni necessarie per saltare il normale confronto pubblico.

C’è poi il nodo dell’alloggio. La normativa, al 20 C.F.R. § 655.122(d)(1), impone al datore di fornire gratuitamente una sistemazione ai lavoratori H‑2A e ai lavoratori statunitensi corrispondenti che non possano ragionevolmente rientrare a casa in giornata. La regola del 2025 manteneva formalmente l’obbligo, ma riduceva il salario H‑2A per imputare il valore dell’alloggio. Per la Corte, chiamarlo gratuito mentre il costo viene sottratto dalla paga è una contraddizione giuridica, non una scelta contabile; inoltre rende il lavoratore straniero artificialmente più conveniente rispetto al residente.

Gli arretrati non sono ancora automatici né quantificati. La Corte ha riservato la decisione finale finché non esisteranno i nuovi AEWR, ma ha ordinato di informare i datori che potrebbero dover integrare le retribuzioni pagate nel periodo tra la comunicazione ufficiale e l’adozione delle nuove tariffe. La possibile rettifica riguarda sia i titolari di visto H‑2A sia i lavoratori statunitensi in occupazioni corrispondenti, se la paga ricevuta risulterà inferiore al nuovo livello. Secondo gli atti processuali citati da Reuters, la regola aveva ridotto i salari fino a 7 dollari l’ora, per quasi 2,5 miliardi di dollari complessivi l’anno.

Il fatto conta oltre la controversia salariale. L’H‑2A è un canale di ingresso legale, temporaneo e vincolato al lavoro autorizzato: non attribuisce da solo un diritto generale alla permanenza. Proprio per questo la qualità del percorso migratorio si misura anche nella posizione concreta del lavoratore, nella tracciabilità del datore e nell’effettività delle tutele. Un ingresso controllato perde credibilità se la dipendenza dal contratto diventa lo strumento per abbassare il costo della persona.

Il modello statunitense non è trasferibile automaticamente all’Italia, ma pone una domanda utile a ogni politica del lavoro straniero: chi paga il prezzo della carenza di manodopera? La risposta della legge americana è netta: non il lavoratore ammesso e neppure quello residente con cui viene messo in concorrenza. Il confine non si governa soltanto al momento dell’ingresso; si governa anche nel contratto, nel salario e nella responsabilità di chi assume.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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