Il dato che arriva dalla Grecia è netto: nel primo semestre del 2026 le nuove domande per il Golden Visa sono diminuite del 44%, passando da 4.553 a 2.551. Nello stesso tempo, il programma continua però a rappresentare uno degli strumenti attraverso i quali capitali stranieri entrano nel mercato immobiliare greco.
Il punto interessante non è soltanto la diminuzione delle domande. È la pressione economica che questi programmi possono produrre sui territori nei quali si concentra l’investimento. Quando il diritto di soggiorno viene collegato essenzialmente alla capacità di acquistare immobili o investire capitali, la politica migratoria finisce inevitabilmente per intrecciarsi con quella abitativa, con il livello dei prezzi e con l’accessibilità delle città per la popolazione residente.
La Grecia ha già cercato di correggere questo effetto aumentando, nelle aree maggiormente interessate, le soglie economiche necessarie per accedere al programma. È una risposta comprensibile, ma non risolve la questione di fondo: quale rapporto deve esistere tra ingresso, permanenza e integrazione nella società che accoglie?
Il Golden Visa rappresenta infatti una particolare forma di immigrazione nella quale il criterio economico assume un peso decisivo. Ma il possesso di capitale non coincide automaticamente con l’integrazione. Una politica migratoria equilibrata dovrebbe valutare non soltanto quanto una persona investe al momento dell’ingresso, ma quale rapporto costruisce successivamente con il territorio, con la comunità e con il sistema economico e sociale del Paese.
È precisamente qui che il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” propone di spostare l’attenzione: dalla sola legittimità formale dell’ingresso alla qualità della permanenza. L’integrazione deve poter essere osservata e valutata nel tempo attraverso indicatori concreti, evitando sia automatismi espulsivi sia automatismi nella stabilizzazione della presenza.
Il caso greco dimostra inoltre che l’immigrazione non produce effetti soltanto sul mercato del lavoro o sui sistemi di welfare. Può incidere direttamente sul costo delle abitazioni, sulla trasformazione dei quartieri e sull’accessibilità economica delle città. La pressione migratoria, dunque, può essere anche una pressione economica.
Per questo le politiche migratorie del futuro dovranno essere sempre più collegate alle politiche territoriali. Conoscere quanti stranieri entrano non basta. Occorre sapere dove si stabiliscono, quale impatto producono e quale percorso di integrazione realizzano. È questa capacità di misurazione che consente di trasformare l’immigrazione da fenomeno semplicemente amministrato a fenomeno realmente governato.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
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