Gli Stati Uniti rafforzano l’ICE. Anche l’Italia dovrebbe istituire una Polizia dell’Immigrazione.

La notizia dei circa 10.000 arresti effettuati in pochi giorni dall’Immigration and Customs Enforcement (ICE) riporta al centro del dibattito una questione spesso trascurata in Europa: per governare efficacemente l’immigrazione non bastano buone leggi, servono anche strutture amministrative e di polizia specializzate.

L’ICE rappresenta un modello organizzativo costruito intorno a una missione precisa: applicare la normativa in materia di immigrazione, individuare gli stranieri irregolarmente presenti sul territorio, eseguire i provvedimenti di espulsione, contrastare le organizzazioni criminali che favoriscono l’immigrazione clandestina e collaborare con le altre autorità federali.

Al di là delle valutazioni politiche sulle modalità operative adottate negli Stati Uniti, l’esistenza di un corpo specializzato dimostra una scelta istituzionale precisa: l’immigrazione viene considerata una materia che richiede competenze dedicate, personale formato e un’organizzazione autonoma.

L’Italia, invece, continua ad affrontare il fenomeno attraverso una pluralità di uffici e amministrazioni. Le Questure gestiscono il rilascio dei titoli di soggiorno, la Polizia di Frontiera presidia gli ingressi, gli uffici immigrazione svolgono attività amministrative sempre più complesse, mentre Prefetture, Commissioni territoriali, enti locali e autorità giudiziarie intervengono su profili differenti. Si tratta di un sistema che, pur fondato su professionalità di elevato livello, risulta spesso frammentato e sottoposto a un carico di lavoro crescente.

L’attuazione del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo renderà il quadro ancora più complesso. Le nuove procedure di registrazione, i controlli alle frontiere, l’interoperabilità delle banche dati europee, il monitoraggio dei movimenti secondari, l’esecuzione delle decisioni di rimpatrio e la gestione delle procedure accelerate richiederanno una capacità organizzativa superiore a quella attuale.

Per questa ragione è opportuno aprire una riflessione sull’istituzione di una Polizia dell’Immigrazione, quale corpo altamente specializzato all’interno dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, con competenze specifiche in materia di controllo dell’immigrazione, esecuzione dei provvedimenti amministrativi, contrasto alle reti criminali transnazionali, cooperazione internazionale e supporto operativo alle procedure previste dalla normativa europea.

Una struttura di questo tipo non avrebbe una funzione esclusivamente repressiva. Al contrario, potrebbe diventare il punto di riferimento operativo dell’intera politica migratoria nazionale, garantendo uniformità di prassi, specializzazione del personale, raccolta dei dati e coordinamento tra le diverse amministrazioni coinvolte.

Nel paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, la proposta di una Polizia dell’Immigrazione si affianca a quella di un Ministero dell’Integrazione e della ReImmigrazione. Il primo avrebbe il compito di assicurare l’effettività delle regole e delle decisioni amministrative; il secondo dovrebbe elaborare, monitorare e valutare le politiche di integrazione, introducendo indicatori oggettivi per misurarne i risultati.

Le due proposte non sono alternative, ma complementari. Una politica migratoria moderna richiede infatti sia la capacità di far rispettare le norme, sia quella di verificare se il percorso di integrazione stia realmente producendo gli effetti attesi.

L’esperienza statunitense dimostra che l’immigrazione viene affrontata anche come una questione di organizzazione amministrativa. L’Italia e l’Europa dovrebbero interrogarsi se l’attuale assetto istituzionale sia ancora adeguato alle sfide poste dai nuovi flussi migratori e dal Patto europeo. Aprire il dibattito sull’istituzione di una Polizia dell’Immigrazione significa affrontare il tema non in termini ideologici, ma sotto il profilo dell’efficienza dello Stato e della capacità delle istituzioni di governare un fenomeno sempre più complesso.

Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo.

ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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