Franco Lodige, in un recente articolo (https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/flotilla-toc-toc-silvia-salis-te-ne-starai-zitta-zitta/) sostiene che il problema dell’immigrazione possa essere spiegato in poche parole. La sua analisi coglie certamente un aspetto reale del fenomeno: per troppo tempo il dibattito politico europeo ha affrontato l’immigrazione come una questione prevalentemente numerica, concentrandosi sugli sbarchi, sulle quote di ingresso, sui rimpatri e sulla sicurezza.
A mio avviso, però, il problema è ancora più profondo.
Da almeno trent’anni la politica europea pronuncia continuamente una parola: integrazione. La ritroviamo nei programmi elettorali, nelle direttive europee, nei documenti della Commissione, nei progetti finanziati con fondi pubblici e nei discorsi delle istituzioni. Tutti parlano di integrazione, ma nessuno sembra essersi mai posto una domanda fondamentale: perché l’integrazione non è mai diventata un requisito giuridico della permanenza?
Ed è proprio questa, a mio giudizio, la più grande contraddizione delle politiche migratorie occidentali.
Lo Stato verifica l’identità dello straniero, controlla il possesso di determinati requisiti amministrativi, valuta il reddito, la disponibilità di un alloggio e l’assenza di alcune cause ostative. Tuttavia, quasi mai verifica se quella persona abbia realmente intrapreso un percorso di integrazione nella comunità nazionale.
Si continua a considerare l’integrazione come un obiettivo politico, una speranza, un auspicio, ma non come un elemento giuridicamente rilevante.
Eppure dovrebbe essere esattamente il contrario.
La permanenza stabile in uno Stato non può dipendere esclusivamente dal possesso di un titolo di soggiorno formalmente valido. Dovrebbe rappresentare il risultato di un percorso attraverso il quale lo straniero dimostra, nel tempo, di voler entrare a far parte della comunità che lo ospita.
Questo significa conoscere la lingua italiana, rispettare i principi costituzionali, osservare le regole della convivenza civile, partecipare alla vita lavorativa quando possibile, costruire relazioni sociali, contribuire alla collettività e condividere i valori fondamentali dell’ordinamento democratico.
L’integrazione non dovrebbe essere una formula retorica. Dovrebbe costituire il parametro attraverso cui valutare il consolidamento del diritto a permanere nel territorio dello Stato.
È proprio da questa riflessione nasce il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”.
La ReImmigrazione viene spesso interpretata esclusivamente come una politica di rimpatrio. In realtà rappresenta qualcosa di molto diverso.
Il suo presupposto non è l’espulsione, ma l’integrazione.
Lo Stato offre protezione, diritti, opportunità, servizi pubblici e strumenti per costruire un progetto di vita. In cambio, è legittimo chiedere un impegno concreto verso l’integrazione.
Quando questo percorso viene realmente compiuto, la permanenza si rafforza.
Quando, invece, l’integrazione viene sistematicamente rifiutata oppure non si realizza nonostante il tempo e le opportunità offerte, la ReImmigrazione non rappresenta una punizione, ma la naturale conclusione di un rapporto giuridico che non ha raggiunto il proprio scopo.
È questa la differenza sostanziale rispetto al dibattito attuale.
Oggi si discute quasi esclusivamente di ingressi e di rimpatri. Ma entrambe queste fasi rappresentano soltanto l’inizio e la fine del fenomeno migratorio.
Il vero tema è ciò che accade durante la permanenza.
Finché l’integrazione continuerà a essere un concetto privo di conseguenze giuridiche, continueremo a inseguire l’emergenza senza affrontarne la causa.
Per questo ritengo che il futuro delle politiche migratorie europee non risieda semplicemente nell’aumentare i rimpatri o nel ridurre gli ingressi, ma nel costruire un nuovo rapporto tra lo Stato e chi chiede di vivere stabilmente al suo interno.
Un rapporto fondato su un principio tanto semplice quanto rivoluzionario: la permanenza non deve essere garantita automaticamente, ma conquistata attraverso un effettivo percorso di integrazione.
È questa, a mio avviso, la vera riforma che ancora manca all’Europa.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

- Grecia, 300-500 rimpatri bloccati: quando la detenzione sostituisce il ritorno
- New York, oltre 2.100 arresti ICE: la sicurezza è il bersaglio, l’irregolarità è il criterio
- Malesia, il visto multiplo si restringe a 31 nazionalità: quattro finalità, ma manca ancora la lista
- Il Giappone raddoppia i fondi per gli stranieri. Ma insieme all’integrazione finanzia anche i controlli
- Londra libera le carceri espellendo i detenuti stranieri: una scelta di buon senso che l’Europa ha dimenticato
- Nel 2030 l’Italia avrà ancora 59 milioni di abitanti. Ma chi saranno gli italiani?
- Britain’s visa brake targets passports. A durable migration system should target risk
- Singapore, otto lavori si aprono a nove Paesi: la carenza di manodopera non cancella i limiti
- Thailandia, il visto non serve ma il soggiorno si dimezza: dal 15 settembre il turismo torna a 30 giorni
- Kuwait, finisce la proroga automatica dei visti: l’emergenza proteggeva il soggiorno, ora torna la scadenza
- Italia-Spagna, 180.000 controlli e 31 ingressi negati: la proroga di Schengen deve provare la necessità
- Costa Rica, 10.480 persone possono uscire dal limbo dell’asilo: la regolarizzazione comincia dal radicamento
- Anche l’AfD apre all’immigrazione: lavoro, lingua e integrazione diventano criteri per restare
- Svezia, una pena oltre la multa può portare all’espulsione: la sentenza non è ancora il rimpatrio
- Oltre le porte aperte e le espulsioni collettive: una terza via per governare l’immigrazione
- Stati Uniti, oltre 100 espulsi verso otto Paesi africani: il Paese terzo diventa la destinazione
- El arraigo español puede ser una tercera vía entre la regularización automática y la expulsión indiscrimina da
- La radicalizzazione delle seconde generazioni dimostra perché controllare le frontiere non basta: l’Europa de ve iniziare a controllare anche l’integrazione
- Serve una Polizia dell’Immigrazione: Controlli, rimpatri e garanzie nello Stato di diritto
- Naturalisation en France : l’examen civique est un début, pas une politique d’intégration
- Frontiere aperte, rimpatri inefficaci: la contraddizione della politica migratoria europea
- Complementary Protection after Decree-Law No. 20 of 2023: Constitutional and International Obligations as an Autonomous Legal Basis for Protection
- Il caso Venezia dimostra perché l’Italia dovrebbe inserire il dovere di integrazione nella Costituzione
- Venezia, avevamo chiesto ai candidati quale integrazione volessero. Ora una risposta inquietante
- «La libertà delle donne non può essere una condizione». A Venezia emerge il vero problema dell’integrazion e
- Syrien-Rückkehr: Deutschland braucht Einzelfallprüfung statt politischer Quoten
- Complementary Protection, Social Rootedness and Ex Nunc Assessment: The Tribunal of Bologna Recognises the Right to Remain on the Basis of Effective Integration
- Israele, 1.334 domande etiopi nel limbo: dopo anni d’attesa, lo Stato accelera verso l’uscita
- Haiti, quasi 200.000 ritorni forzati: l’espulsione ha una data, il ritorno ha bisogno di uno Stato
- Stati Uniti, il visto non è una licenza di silenzio: bocciate le espulsioni fondate sulle opinioni
- Ceuta and Europe’s Border Crisis: Regularisation, Irregular Entry and Political Responsibility
- Canada, la via di Hong Kong chiude: il permesso di lavoro protegge l’attesa, non garantisce la residenza
- Stati Uniti, ICE ferma Milo Yiannopoulos: il visto scaduto non guarda le idee
- Ceuta, Madrid chiama Frontex dopo due rifiuti: il controllo nazionale ha bisogno dell’Europa
- America Should Fix the Asylum Backlog, Not Turn Delay Into an Annual Fee
- L’immigrazione preoccupa il Paese. Ma continuiamo a contare lavoratori invece di misurare l’integrazione
- AfD oltre il 40%: la Germania scopre il costo politico di un’immigrazione letta soltanto attraverso l’econom ia
- Galli della Loggia pone il problema dell’integrazione. Il cambiamento climatico lo rende ancora più urgente
- Difesa, sviluppo e immigrazione: all’Etna Forum manca una quarta parola, integrazione
- Open European Borders, Ineffective Returns: The Contradiction at the Heart of Migration Policy
- Ventitré egiziani rimpatriati, ma dietro il charter c’è il vero problema: senza accordi con i Paesi d’orig ine le espulsioni restano sulla carta
- Dalla Francia una domanda per l’Italia: è arrivato il momento di inserire il dovere di integrazione in Costit uzione?
- Stati Uniti, il taglio ai salari H‑2A resta in vigore: ma ora può costare gli arretrati
- Eswatini, altri due deportati dagli USA: l’espulsione finisce, la custodia può ricominciare
- Dall’America all’Europa, torna lo Stato sull’immigrazione. Ma manca l’integrazione
- Malaysia, 1.476 ritorni verso il Myanmar: il rimpatrio è volontario solo se la scelta resta individuale
- Post-Brexit Britain cut work visas. Now it must prove it can govern integration
- Fronteras internas abiertas, retornos ineficaces: la contradicción de la política migratoria europea
- La ReImmigrazione non è un’espulsione di massa: perché il ritorno deve essere una politica pubblica individual izzata
- Immigrazione, il Regno Unito punta sui dati: asilo, rimpatri e controllo della presenza straniera
- Malaysia, identificazione, verifica della protezione e rimpatrio: il nuovo piano per i cittadini birmani
- Sudafrica, un modello integrato per identificazione, controllo e rimpatrio degli immigrati irregolari
- Sudafrica, un modello integrato per identificazione, controllo e rimpatrio degli immigrati irregolari
- Regno Unito, oltre 21.000 stranieri condannati e destinatari di espulsione restano nella comunità
- Polonia, il PESEL non basta più: dal 1° settembre chi non conferma l’identità perde lo status UKR
- Grecia, il Golden Visa frena: meno domande, ma il nodo resta l’integrazione
- Grecia, il Golden Visa frena: meno domande, ma il nodo resta l’integrazione
- Baviera, 10.261 partenze contro 5.800 nuovi richiedenti asilo: il risultato c’è, ma non si chiama soltanto es pulsione
- Regno Unito, 199.628 stabilizzazioni prima della stretta: Londra allunga l’attesa quando il picco è già arri vato
- Regno Unito, 40 scomparsi da minori negli hotel dell’asilo: il tempo passa, la responsabilità resta
- Australia, il taglio ai rifugiati dura poche ore: l’ufficio del ministro annuncia 13.750, Albanese conferma 2 0.000
- Baviera, quasi un apprendista su cinque è straniero: il contratto apre la porta, la formazione prepara la perma nenza
- Arabia Saudita, 450.000 polizze per il lavoro domestico: la tutela comincia dalla tracciabilità
- La protezione complementare come criterio di selezione della permanenza: integrazione verificabile e diritto al soggiorno
- España invierte 505 millones en integración: ahora debe medir resultados, no solo financiar programas
- Chi arriva davvero in Europa? Il problema ignorato del disagio psichico nei percorsi migratori
- Le cooperative dell’accoglienza guadagnano finché il migrante resta nel sistema: abbiamo costruito gli incentivi al contrario?
- Metsola: «Le persone prima dei confini». Proprio per questo l’Europa deve occuparsi di ciò che accade dopo il confine
- Istanbul, sette donne liberate trasferite al centro di rimpatrio: prima va riconosciuta la vittima
- Australia, il taglio ai visti incontra il trattato: Londra conserva tre anni senza lavoro regionale
- Germania, 23 afghani verso Kabul: il charter è collettivo, la legittimità resta individuale
- Germania, nuovo volo collettivo verso Kabul: rimpatriare è legittimo, ma con i talebani le garanzie devono esse re individuali e verificabili
- Steinmeier dice che la Germania ha bisogno di immigrazione. Il punto è un altro: ha bisogno di integrazione
- Francia, i numeri dell’integrazione: più lingua, requisiti più alti e meno automatismi verso la cittadinanza
- ICE sfiora 50.000 arresti in un mese: perché una vera polizia dell’immigrazione conta, e perché non basta
- USA, 103.265 dollari per una nuova domanda H-1B: quando l’immigrazione qualificata diventa selezione economica estrema
- Giappone, il soggiorno permanente costerà 200.000 yen: la stabilità non è considerata un passaggio automatico
- Australia, ridurre l’immigrazione senza rinunciare al lavoro straniero: il difficile equilibrio dei visti temp oranei
- Sudafrica, 341 milioni di rand per i rimpatri: senza una struttura stabile il controllo dell’immigrazione dive nta emergenza permanente
- Bosnia, 2.874 permessi agli stranieri e 48.013 disoccupati: la quota colma i vuoti, non ricuce il mercato
- L’italiano ai genitori degli studenti stranieri: un tentativo serio di trasformare l’integrazione in respons abilità
- Ceuta, il conto della sanatoria di Sánchez: prima si manda un segnale di apertura, poi si proclama l’emergenz a nazionale
- Canada, 2.970 domande per studenti francofoni: la residenza si prepara prima dell’ingresso
- Finlandia, una famiglia russa filo-ucraina rischia il rimpatrio: quando lo Stato può considerare sicuro il ritorno in Russia?
- Polonia, il permesso di lavoro non basta più: il controllo torna prima dell’ingresso
- Sudafrica, lo Stato rincorre i vigilanti: Ramaphosa promette arresti dopo la violenza anti-migranti
- Washington perde il divieto per 75 Paesi e ferma i colloqui nel mondo: la selezione individuale diventa una pausa globale
- Spagna, l’asilo entra nel cronometro: tre mesi per la corsia accelerata, dodici settimane per il ritorno
- Immigration de travail : la France doit sortir du faux choix entre pénurie et importation de main-d’œuvre
- Colombia ordina le deportazioni: 848.000 irregolari e un procedimento che non si può saltare
- Washington dirotta l’antifrode: l’asilo perde i formatori, priorità ai sudafricani e al voto
- Arabia Saudita, il lavoro straniero è mobile ma non libero: fuori registro scatta la deportazione
- Manica, Londra conta le barche ma un’inchiesta mostra i passeur riportati a terra
- Indonesia e Giappone smontano l’immigrazione al buio: prima i fabbisogni, poi le partenze
- Immigrazione e asilo: tre eventi formativi organizzati dall’Avv. Fabio Loscerbo e accreditati dall’Ordine degli Avvocati di Bologna
- Nuova Zelanda, la residenza arriva dopo il lavoro: aperture selettive, non porte spalancate
- Danimarca, più espulsioni degli stranieri condannati: fino a dove può spingersi uno Stato contro i limiti della CEDU?
- Il Giappone tassa la stabilità: 200.000 yen per la residenza permanente
- Sánchez apre alla regolarizzazione, Ceuta esplode. E adesso il conto lo paga l’Europa
- Ceuta dimostra perché serve un Ministero dell’Integrazione e della ReImmigrazione
Rispondi