Le proteste contro l’immigrazione irregolare registrate in Sudafrica non possono essere liquidate come un fenomeno locale o come una semplice esplosione di rabbia sociale. Le manifestazioni, gli scontri, le accuse rivolte agli stranieri di sottrarre lavoro, gravare sui servizi pubblici e alimentare insicurezza raccontano qualcosa di più profondo: quando uno Stato non governa l’immigrazione e non misura l’integrazione, il conflitto sociale prima o poi emerge in forma disordinata, emotiva e violenta.
Secondo le cronache, in varie città sudafricane le mobilitazioni hanno coinvolto gruppi organizzati contrari alla presenza di immigrati irregolari, con richieste di espulsione e con episodi di violenza, vandalismo e fuga di cittadini stranieri verso i Paesi d’origine. Anche il Presidente Cyril Ramaphosa ha riconosciuto che le preoccupazioni sull’immigrazione irregolare sono reali, pur ribadendo che la protesta non può mai trasformarsi in intimidazione, minaccia o violenza. È esattamente questo il punto politico e giuridico: quando le istituzioni non riescono a governare il fenomeno, lo spazio viene occupato dalla piazza, dalla paura e dalla radicalizzazione.
Il Sudafrica diventa così un monito anche per l’Europa. Non perché il contesto sudafricano possa essere trasferito meccanicamente nel nostro continente, ma perché mostra in modo plastico cosa accade quando immigrazione, lavoro, sicurezza, welfare e coesione sociale vengono lasciati senza una misurazione pubblica, trasparente e verificabile.
L’Europa discute molto di ingressi, frontiere, rimpatri, cittadinanza e protezione internazionale. Ha costruito sistemi sempre più sofisticati per identificare chi entra, controllare i movimenti, registrare le domande e rafforzare la cooperazione tra Stati membri. Tuttavia continua a mancare un pilastro essenziale: un sistema europeo di misurazione dell’integrazione.
L’integrazione viene invocata nei documenti politici, nei programmi amministrativi e nel linguaggio pubblico, ma resta spesso un concetto indeterminato. Si dice che bisogna integrare, ma raramente si stabilisce come verificare se l’integrazione sia effettivamente avvenuta. Questa è una lacuna grave, perché senza indicatori oggettivi la politica migratoria resta prigioniera di due opposte semplificazioni: da un lato l’idea che la sola permanenza sul territorio produca automaticamente integrazione; dall’altro l’idea che ogni difficoltà sociale sia imputabile alla presenza dello straniero.
Entrambe le letture sono insufficienti.
Misurare l’integrazione significa introdurre criteri oggettivi: inserimento lavorativo, regolarità fiscale e contributiva, conoscenza della lingua, rispetto delle regole fondamentali dell’ordinamento, autonomia abitativa ed economica, frequenza scolastica dei figli, partecipazione ai percorsi formativi, assenza di marginalità cronica, rapporto con i servizi sociali e capacità di instaurare relazioni stabili con la comunità di riferimento.
Questi indicatori servono a proteggere tutti. Proteggono gli stranieri integrati, perché consentono di distinguere i percorsi positivi dalle situazioni problematiche. Proteggono i cittadini, perché rendono visibile l’efficacia o il fallimento delle politiche pubbliche. Proteggono lo Stato, perché gli permettono di intervenire prima che il disagio sociale diventi conflitto.
È in questa prospettiva che si colloca il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”. Non una scorciatoia ideologica, non una formula propagandistica, ma una proposta di governo ordinato del fenomeno migratorio: lo Stato deve offrire strumenti reali di integrazione, ma deve anche poter verificare periodicamente se quel percorso stia producendo risultati.
Quando l’integrazione è effettiva, la permanenza dello straniero deve consolidarsi progressivamente, fino agli istituti più stabili previsti dall’ordinamento. Quando invece l’integrazione risulti oggettivamente fallimentare, nonostante il tempo trascorso e le opportunità offerte, l’ordinamento deve poter valutare percorsi individualizzati di ReImmigrazione, nel rispetto della Costituzione, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e del diritto dell’Unione europea.
La lezione sudafricana è chiara: se lo Stato non misura l’integrazione, saranno la piazza, la cronaca e la paura a misurare il fallimento. L’Europa dovrebbe evitare di arrivare a quel punto. La politica migratoria del futuro non potrà limitarsi a decidere chi entra e chi resta. Dovrà anche verificare, con criteri seri e trasparenti, se la permanenza produce integrazione reale oppure tensione sociale destinata a esplodere.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo.
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Europe Is Asking the Wrong Question About Immigration
Across Europe, immigration has become one of the defining political issues of our time. Governments continue to debate border controls, asylum procedures, deportations and labor shortages. Every new crisis generates another proposal, another emergency measure and another political confrontation. Yet one fundamental question is rarely asked. What if the future of immigration policy depends less…
LIVE – La vera emergenza non è l’ingresso degli immigrati, ma la loro integrazione
Dalla diretta YouTube “Integrazione o Reimmigrazione? Il futuro di Italia ed Europa” Quando si parla di immigrazione, il dibattito politico si concentra quasi sempre sugli sbarchi, sui decreti flussi e sui controlli alle frontiere. Ma siamo sicuri che oggi sia ancora questo il vero problema? Nel corso della diretta ho sostenuto una tesi che può…
LIVE-La ReImmigrazione deve essere il punto di arrivo, non il punto di partenza
Negli ultimi mesi il dibattito sull’immigrazione si è concentrato quasi esclusivamente sui rimpatri. È una prospettiva comprensibile, ma rischia di affrontare soltanto l’ultima fase del fenomeno migratorio. Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” parte da un presupposto diverso: la ReImmigrazione non deve essere il punto di partenza della politica migratoria, ma il suo punto di arrivo.…
- Le proteste in Sudafrica sono un monito anche per l’Europa: l’integrazione va misurata prima che sia troppo tardi
- Europe Is Asking the Wrong Question About Immigration
- LIVE – La vera emergenza non è l’ingresso degli immigrati, ma la loro integrazione
- LIVE-La ReImmigrazione deve essere il punto di arrivo, non il punto di partenza
- Quanti sono nati in Italia? Le seconde generazioni impongono una nuova riflessione sull’integrazione



Lascia un commento