L’immigrazione viene spesso raccontata attraverso il numero degli sbarchi o dei nuovi ingressi. Esiste però un altro dato, molto meno discusso, che descrive una trasformazione altrettanto importante della società italiana.
Secondo i più recenti dati dell’ISTAT, nel 2024 oltre 217.000 cittadini stranieri hanno acquisito la cittadinanza italiana, il valore più elevato mai registrato nel nostro Paese. Nello stesso periodo, i cittadini stranieri residenti in Italia hanno raggiunto quota 5,56 milioni, pari al 9,4% della popolazione.
Questi due numeri, letti insieme, raccontano una realtà che raramente trova spazio nel dibattito pubblico.
L’immigrazione non è un fenomeno statico. Ogni anno migliaia di persone entrano regolarmente in Italia, altre lasciano il Paese, altre ancora vi nascono e, parallelamente, oltre duecentomila cittadini stranieri diventano cittadini italiani. La composizione della popolazione cambia continuamente.
Questo significa che una moderna politica migratoria non può limitarsi a disciplinare gli ingressi. Deve anche interrogarsi sul percorso che conduce una persona, nel tempo, a entrare stabilmente nella comunità nazionale.
Ed è proprio qui che emerge una domanda raramente affrontata.
Che cosa misura realmente lo Stato prima di concedere la cittadinanza italiana?
L’ordinamento prevede requisiti precisi: un determinato periodo di residenza legale, il possesso di un reddito adeguato, l’assenza di cause ostative, il superamento della prova di conoscenza della lingua italiana e gli ulteriori presupposti previsti dalla legge.
Si tratta di requisiti essenziali e pienamente coerenti con il sistema giuridico vigente.
Ma sono sufficienti a misurare il livello complessivo di integrazione di una persona?
La domanda non riguarda il diritto alla cittadinanza, che resta disciplinato dalla legge. Riguarda piuttosto la capacità dello Stato di conoscere davvero il percorso individuale di chi vive nel nostro Paese.
Oggi disponiamo di statistiche dettagliate sui residenti stranieri, sui permessi di soggiorno, sulle domande di protezione internazionale, sui ricongiungimenti familiari, sulle acquisizioni della cittadinanza e perfino sui flussi demografici. Tuttavia, continuiamo a non raccogliere un dato fondamentale: il livello effettivo di integrazione.
Non esistono indicatori pubblici e sistematici che consentano di valutare, nel tempo, il percorso complessivo della persona. Non sappiamo quanti abbiano raggiunto una piena autonomia economica, quanti abbiano sviluppato una stabile partecipazione alla vita della comunità, quanti abbiano consolidato un’integrazione sociale duratura o quanti abbiano costruito un rapporto effettivo con i valori costituzionali e con l’ordinamento della Repubblica.
In altre parole, conosciamo il momento in cui una persona diventa cittadina italiana, ma conosciamo molto meno il percorso che l’ha condotta fino a quel momento.
Questa osservazione non mette in discussione il sistema delle naturalizzazioni. Al contrario, suggerisce che una politica migratoria moderna dovrebbe accompagnare il percorso di integrazione lungo tutto il tempo della permanenza, anziché limitarsi a verificarne alcuni requisiti al momento della domanda.
Il dato delle 217.000 cittadinanze concesse nel 2024 dimostra che l’Italia non è soltanto un Paese di immigrazione. È anche un Paese nel quale ogni anno centinaia di migliaia di persone entrano a far parte della comunità dei cittadini.
Proprio per questo il tema dell’integrazione diventa sempre più centrale.
Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” muove da questa constatazione. Se la permanenza è destinata, in molti casi, a trasformarsi in un legame stabile con la comunità nazionale, allora lo Stato dovrebbe dotarsi di strumenti capaci di conoscere e valutare il percorso individuale di integrazione attraverso criteri oggettivi, trasparenti e verificabili.
Le naturalizzazioni non rappresentano quindi soltanto una statistica demografica. Sono il segnale che l’Italia sta cambiando. E quando cambia la società, devono evolversi anche gli strumenti con cui lo Stato governa i fenomeni migratori.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

- Germania, 23 afghani verso Kabul: il charter è collettivo, la legittimità resta individuale
- Germania, nuovo volo collettivo verso Kabul: rimpatriare è legittimo, ma con i talebani le garanzie devono esse re individuali e verificabili
- Steinmeier dice che la Germania ha bisogno di immigrazione. Il punto è un altro: ha bisogno di integrazione
- Francia, i numeri dell’integrazione: più lingua, requisiti più alti e meno automatismi verso la cittadinanza
- ICE sfiora 50.000 arresti in un mese: perché una vera polizia dell’immigrazione conta, e perché non basta
- USA, 103.265 dollari per una nuova domanda H-1B: quando l’immigrazione qualificata diventa selezione economica estrema
- Giappone, il soggiorno permanente costerà 200.000 yen: la stabilità non è considerata un passaggio automatico
- Australia, ridurre l’immigrazione senza rinunciare al lavoro straniero: il difficile equilibrio dei visti temp oranei
- Sudafrica, 341 milioni di rand per i rimpatri: senza una struttura stabile il controllo dell’immigrazione dive nta emergenza permanente
- Bosnia, 2.874 permessi agli stranieri e 48.013 disoccupati: la quota colma i vuoti, non ricuce il mercato
- L’italiano ai genitori degli studenti stranieri: un tentativo serio di trasformare l’integrazione in respons abilità
- Ceuta, il conto della sanatoria di Sánchez: prima si manda un segnale di apertura, poi si proclama l’emergenz a nazionale
- Canada, 2.970 domande per studenti francofoni: la residenza si prepara prima dell’ingresso
- Finlandia, una famiglia russa filo-ucraina rischia il rimpatrio: quando lo Stato può considerare sicuro il ritorno in Russia?
- Polonia, il permesso di lavoro non basta più: il controllo torna prima dell’ingresso
- Sudafrica, lo Stato rincorre i vigilanti: Ramaphosa promette arresti dopo la violenza anti-migranti
- Washington perde il divieto per 75 Paesi e ferma i colloqui nel mondo: la selezione individuale diventa una pausa globale
- Spagna, l’asilo entra nel cronometro: tre mesi per la corsia accelerata, dodici settimane per il ritorno
- Immigration de travail : la France doit sortir du faux choix entre pénurie et importation de main-d’œuvre
- Colombia ordina le deportazioni: 848.000 irregolari e un procedimento che non si può saltare
- Washington dirotta l’antifrode: l’asilo perde i formatori, priorità ai sudafricani e al voto
- Arabia Saudita, il lavoro straniero è mobile ma non libero: fuori registro scatta la deportazione
- Manica, Londra conta le barche ma un’inchiesta mostra i passeur riportati a terra
- Indonesia e Giappone smontano l’immigrazione al buio: prima i fabbisogni, poi le partenze
- Immigrazione e asilo: tre eventi formativi organizzati dall’Avv. Fabio Loscerbo e accreditati dall’Ordine degli Avvocati di Bologna
- Nuova Zelanda, la residenza arriva dopo il lavoro: aperture selettive, non porte spalancate
- Danimarca, più espulsioni degli stranieri condannati: fino a dove può spingersi uno Stato contro i limiti della CEDU?
- Il Giappone tassa la stabilità: 200.000 yen per la residenza permanente
- Sánchez apre alla regolarizzazione, Ceuta esplode. E adesso il conto lo paga l’Europa
- Ceuta dimostra perché serve un Ministero dell’Integrazione e della ReImmigrazione
- Attal rompe il tabù della Costituzione. L’Italia faccia lo stesso sull’integrazione
- Stati Uniti, chiedere asilo diventa una prova d’inganno: verso la revoca di 200.000 visti
- Bologna è davvero integrata? I dati quartiere per quartiere
- Cinque Paesi UE guardano al modello Albania. Ma prima dei rimpatri l’Europa deve superare la visione economicista dell’immigrazione
- Papa Leone: «Prima dei confini ci sono le persone». Ma proprio le persone chiedono che l’immigrazione sia governata
- L’integrazione non può essere presunta: deve essere verificata
- Stati Uniti, 103.265 dollari per un H-1B: il talento si misura con il portafoglio dell’impresa
- 9.663 Abschiebungen, 9.276 freiwillige Ausreisen: Deutschland braucht eine Rückkehrpolitik mit klaren Regeln
- Israele sostituisce i palestinesi con 330.000 stranieri: il lavoro arriva prima delle case
- Australia, il tetto migratorio che nessuno sa contare: One Nation inciampa sui suoi stessi numeri
- Schengen sotto pressione: quando l’immigrazione irregolare riporta i confini dentro l’Europa
- Complementary Protection and the Governance of Migration Flows: Effective Integration as an Individual Criterion for Lawful Stay within the “Integrazione o ReImmigrazione” Paradigm
- Regno Unito, 100.000 giovani europei come moneta di scambio: l’immigrazione entra nel negoziato industriale
- Sicurezza, Lepore ammette il problema: perché il Comune continua a separarlo dall’integrazione?
- Svezia, il permesso permanente non basta più: la cittadinanza diventa il vero traguardo dell’integrazione
- Nuova Zelanda, la residenza premia lavoro ed esperienza: il sistema a punti non basta più
- India, Siliguri diventa una frontiera totale: il controllo migratorio entra nella sicurezza nazionale
- Canada, la stretta sull’asilo crea un nuovo collo di bottiglia: il Bill C-12 finisce sotto gestione speciale
- Sudafrica, il confine diventa digitale ma a pagamento: R500 per l’ETA che promette velocità e controllo
- Oman, stop ai permessi over 60: la stretta emerge prima della regola pubblica
- Argentina, la stretta sulla cittadinanza inciampa ancora nei giudici: il rigore non si governa per decreto
- Singapore rifiuta la scorciatoia economica: immigrazione controllata e integrazione prima dei numeri
- The 75-Country Visa Freeze Failed. America Needs Individual Immigration Control, Not Nationality Shortcuts
- Malesia, assunzioni straniere tutte online: più efficienza, meno dipendenza dal lavoro migrante?
- Braucht Italien eine Einwanderungspolizei? Kontrollen, Rückführungen und rechtsstaatliche Garantien
- Schengen scricchiola: Weidel dice ad alta voce ciò che l’Europa non vuole ammettere
- Giappone, più controlli ma anche più integrazione: la “coesistenza ordinata” si avvicina al paradigma
- Sea-Watch 5 fermata 45 giorni: il Mediterraneo resta senza una vera catena di comando europea
- Danimarca, stretta sui permessi agli ucraini: la protezione non sarà più automatica da 14 regioni
- Regno Unito, il piano Burnham ridistribuisce l’asilo: 15,3 miliardi senza un vero governo del sistema
- EES, la frontiera digitale UE sotto stress: code, controlli ripetuti e dati da correggere
- Protezione complementare dopo il decreto-legge n. 20 del 2023: gli obblighi costituzionali e internazionali come fondamento autonomo della tutela
- Spagna, 2.500 minori identificati a Ceuta: Rabat chiede il ritorno, ma serve una valutazione individuale
- Grecia, scontri nel centro chiuso di Sintiki: il controllo non può fermarsi alle recinzioni
- Irlanda, verso una cittadinanza più selettiva: lingua, autonomia e fino a otto anni di residenza
- Stati Uniti, un giudice ferma il blocco dei visti per 75 Paesi: il controllo non può sostituire la valutazione individuale
- Australia, il tetto all’immigrazione incontra il mercato del lavoro: il caso One Nation
Lascia un commento