L’articolo di Ferruccio De Bortoli sulla remigrazione dimostra perché l’Europa deve iniziare a parlare del paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”

Il 3 luglio 2026, il Corriere della Sera, nella rubrica Frammenti, ha pubblicato un editoriale di Ferruccio De Bortoli dal titolo “Immigrazione, remigrazione, la domanda più scomoda”. Si tratta di un intervento significativo perché affronta un tema che fino a poco tempo fa rimaneva confinato quasi esclusivamente al dibattito politico e che oggi, invece, entra nel confronto pubblico attraverso una delle firme più autorevoli del giornalismo italiano.

L’editoriale prende le mosse da un apparente paradosso del mercato del lavoro italiano. Da un lato, il tasso di disoccupazione è sceso a livelli che storicamente possono essere considerati vicini alla piena occupazione. Dall’altro, le imprese continuano a denunciare una crescente difficoltà nel reperire lavoratori e perfino persone da formare. A questo si aggiunge un altro dato che De Bortoli richiama con attenzione: l’elevata percentuale di persone inattive e il progressivo invecchiamento della popolazione italiana.

È proprio partendo da questi elementi che l’autore pone quella che definisce la “domanda più scomoda”: in un Paese caratterizzato da una forte crisi demografica e da una crescente richiesta di manodopera, è davvero realistico immaginare che gli italiani siano disponibili a sostituire, in tempi brevi, i lavoratori stranieri impiegati nell’assistenza familiare, nell’agricoltura, nell’edilizia, nella logistica e in molti altri settori essenziali dell’economia?

L’editoriale non offre una risposta semplicistica. Al contrario, invita il lettore a riflettere sulla complessità del fenomeno migratorio e sul rischio che il dibattito venga ridotto a slogan contrapposti, nei quali l’immigrazione e la remigrazione vengono presentate come soluzioni alternative e reciprocamente esclusive.

È proprio qui, tuttavia, che ritengo si apra uno spazio per una riflessione ulteriore.

L’articolo di Ferruccio De Bortoli dimostra che il dibattito europeo sta finalmente affrontando questioni che fino a pochi anni fa erano considerate marginali. Tuttavia, la contrapposizione tra integrazione e remigrazione rischia ancora di lasciare irrisolta la domanda fondamentale: come si misura l’integrazione?

Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” nasce proprio per rispondere a questa domanda.

La ReImmigrazione non coincide con la remigrazione. Non rappresenta una proposta politica di carattere collettivo, né una misura fondata sulla nazionalità o sull’origine della persona. È, invece, una categoria giuridica che presuppone una valutazione individuale del percorso di integrazione compiuto dallo straniero durante la permanenza nello Stato.

In questa prospettiva, l’integrazione non può essere affidata esclusivamente al trascorrere del tempo o alla spontaneità dei rapporti sociali. Deve essere costruita attraverso un percorso fondato su diritti e doveri e valutata mediante criteri oggettivi e verificabili.

Il rispetto delle leggi.

La partecipazione al mercato del lavoro.

L’autonomia economica.

La conoscenza della lingua italiana.

L’adesione ai principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale.

La partecipazione effettiva alla vita della comunità.

Questi elementi dovrebbero costituire gli indicatori attraverso i quali lo Stato valuta il successo o il fallimento del percorso di integrazione.

Quando tale percorso produce risultati positivi, esso rafforza le ragioni della permanenza.

Quando, invece, il mancato raggiungimento degli obiettivi di integrazione venga accertato secondo criteri stabiliti dalla legge e nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali, europee e internazionali, l’ordinamento dovrebbe poter valutare l’attivazione di un percorso di ReImmigrazione.

Questa è la differenza fondamentale rispetto al concetto di remigrazione.

La ReImmigrazione non costituisce l’alternativa all’integrazione.

Ne rappresenta la conseguenza giuridica quando il percorso di integrazione, valutato individualmente e secondo parametri oggettivi, risulti stabilmente fallimentare.

Per questo motivo l’editoriale di Ferruccio De Bortoli assume un significato che va oltre il contenuto delle sue argomentazioni.

Esso dimostra che il dibattito europeo sta entrando in una nuova fase. Dopo anni nei quali l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sugli ingressi, sugli sbarchi e sui rimpatri, emerge finalmente la necessità di interrogarsi sulle condizioni della permanenza.

La vera sfida delle politiche migratorie del futuro non sarà soltanto decidere chi può entrare o chi deve uscire.

Sarà costruire un sistema giuridico capace di misurare l’integrazione, valorizzare chi realizza un autentico percorso di inserimento e individuare, con criteri trasparenti e verificabili, le situazioni nelle quali tale percorso non abbia raggiunto gli obiettivi fissati dall’ordinamento.

È su questo terreno che il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” intende offrire il proprio contributo al dibattito italiano ed europeo.


Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo


ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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