Spagna, 2.500 minori identificati a Ceuta: Rabat chiede il ritorno, ma serve una valutazione individuale

Il Ministero dell’Interno spagnolo ha comunicato che, dopo la massiccia entrata a Ceuta di fine luglio, sono stati finora identificati 2.500 minori. Nelle stesse ore il ministro della Giustizia marocchino Abdellatif Ouahbi ha chiesto alla Spagna un accordo per il ritorno dei migranti sopravvissuti e ha collegato anche la presa in carico dei corpi delle vittime al rimpatrio dei minori marocchini presenti nella città autonoma. È un passaggio nuovo nella crisi di Ceuta, perché sposta il confronto dalla gestione dell’emergenza alla questione, molto più delicata, di chi possa effettivamente essere riportato nel Paese di origine.

Sul piano giuridico, la risposta non può essere né l’automatismo dell’accoglienza indefinita né quello del rimpatrio collettivo. Per i minori ogni decisione deve restare individuale, fondata sul superiore interesse del bambino, sulla verifica dell’identità e dei legami familiari, sulle condizioni concrete di accoglienza nel Paese di origine e sulla possibilità di una reale reintegrazione. È precisamente qui che una politica migratoria seria si distingue da una politica costruita per slogan.

Il dato dei 2.500 minori mostra inoltre quanto sia insufficiente ragionare soltanto in termini di frontiera. Dopo l’ingresso iniziano attività amministrative complesse: identificazione, accertamento dell’età, ricerca dei familiari, tutela sanitaria, collocamento, istruzione e valutazione della soluzione di lungo periodo. Quando migliaia di casi si concentrano in poche settimane, la capacità amministrativa diventa essa stessa parte della sicurezza della frontiera.

La richiesta marocchina impone quindi alla Spagna di costruire un meccanismo stabile di cooperazione, ma non autorizza scorciatoie. Se esistono familiari idonei, strutture adeguate e condizioni che rendano il ritorno conforme all’interesse del minore, il ricongiungimento e la reintegrazione nel Paese di origine possono essere una soluzione legittima. Dove invece queste condizioni non esistono, la protezione deve proseguire. La decisione deve dipendere dai fatti, non dalla nazionalità né dal numero complessivo degli arrivi.

Questo sviluppo si collega direttamente al paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”. La ReImmigrazione non può essere una espulsione collettiva e tanto meno può applicarsi ai minori come formula automatica. È un esito individuale di una valutazione giuridica e sociale, che per i minori deve essere ancora più rigorosa: integrazione nel Paese ospitante quando rappresenta la soluzione migliore; ritorno assistito e reintegrazione nel Paese di origine quando ciò risponde concretamente al loro interesse.

Ceuta conferma così un principio più generale: governare l’immigrazione significa saper distinguere. Identificare prima, valutare poi, decidere infine. Senza questa sequenza, l’accoglienza diventa emergenza permanente e il rimpatrio rischia di trasformarsi in arbitrio. La cooperazione tra Spagna e Marocco sarà davvero efficace soltanto se riuscirà a tenere insieme controllo della frontiera, capacità amministrativa e garanzie individuali.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

Commenti

Lascia un commento