In Australia torna al centro del dibattito il funzionamento dei visti per partner e coniugi. Secondo quanto riportato oggi da SBS News, l’arretrato delle domande è in crescita e un nuovo sistema di priorità rischia di allungare ulteriormente l’attesa per alcuni cittadini australiani che chiedono di essere raggiunti dal proprio partner. La questione si inserisce nel più ampio tentativo del governo di contenere la migrazione netta.
Il punto è interessante perché mostra una delle difficoltà strutturali delle politiche migratorie contemporanee. Ridurre i numeri complessivi può essere un obiettivo legittimo di governo, ma gli strumenti utilizzati non incidono indistintamente su fenomeni omogenei: migrazione economica, studio, protezione e ricongiungimento familiare rispondono a presupposti e interessi differenti.
Nel caso australiano, la pressione sull’amministrazione produce un effetto particolarmente delicato quando riguarda persone legate da rapporti familiari con cittadini del Paese. Il problema, quindi, non è soltanto la quantità degli ingressi, ma la capacità dell’apparato pubblico di distinguere le diverse situazioni e di decidere in tempi compatibili con la natura degli interessi coinvolti.
È precisamente su questo terreno che il paradigma Integrazione o ReImmigrazione propone di superare una gestione prevalentemente quantitativa dell’immigrazione. Governare i flussi significa selezionare, verificare e programmare, ma significa anche costruire un’amministrazione capace di conoscere concretamente la posizione dello straniero e il suo rapporto con la società nella quale intende vivere.
L’esperienza australiana richiama così, indirettamente, il principio secondo cui il migrante deve essere considerato come soggetto giuridico e non semplicemente come componente di un dato statistico. Allo stesso tempo evidenzia l’importanza di una governance
amministrativa specializzata: quando le procedure si accumulano e i tempi diventano eccessivi, anche una politica migratoria costruita sull’idea del controllo rischia di perdere capacità selettiva.
La lezione che arriva dall’Australia è dunque più articolata della contrapposizione tra apertura e chiusura. Una politica migratoria ordinata richiede controllo dei flussi, ma anche criteri capaci di distinguere le situazioni e un’amministrazione sufficientemente efficiente da applicarli. È proprio questa combinazione tra selezione, conoscenza e responsabilità amministrativa che può trasformare il controllo dell’immigrazione da risposta emergenziale a politica stabile dello Stato.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
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