Il dibattito sulla cittadinanza dimentica la domanda più importante: come misuriamo l’integrazione?

Le recenti dichiarazioni di Matteo Salvini sulla necessità di rendere più rigorose le regole per l’acquisto della cittadinanza italiana hanno riacceso il confronto politico sull’immigrazione. Da una parte si sostiene che la cittadinanza debba essere concessa con maggiore facilità; dall’altra si propone di limitarne l’accesso o di rafforzarne i presupposti. Ancora una volta, però, il dibattito sembra concentrarsi sull’atto finale del percorso migratorio, lasciando sullo sfondo la questione che dovrebbe precedere qualsiasi decisione sulla permanenza stabile di uno straniero nel nostro Paese: l’effettiva integrazione.

La cittadinanza costituisce il riconoscimento giuridico di un’appartenenza ormai consolidata alla comunità nazionale. Per questo motivo, la vera domanda non dovrebbe essere soltanto chi possa diventare cittadino italiano, ma come lo Stato verifichi che il processo di integrazione si sia realmente realizzato.

Su questo punto emerge una significativa lacuna delle politiche migratorie italiane ed europee. Le istituzioni investono risorse sempre maggiori nel controllo delle frontiere, nell’identificazione degli stranieri, nella registrazione degli ingressi e nella gestione dei soggiorni. Esistono sistemi informatici sempre più sofisticati per monitorare la mobilità delle persone. Manca, invece, un sistema altrettanto strutturato per valutare l’integrazione di chi vive regolarmente sul territorio nazionale.

Eppure, l’integrazione può essere misurata attraverso criteri oggettivi. La stabilità lavorativa, la regolarità contributiva e fiscale, la conoscenza della lingua italiana, il rispetto delle regole dell’ordinamento, la partecipazione ai percorsi formativi, la frequenza scolastica dei figli, l’autonomia economica, l’assenza di condizioni di marginalità sociale e la partecipazione alla vita della comunità rappresentano elementi verificabili, capaci di offrire un quadro concreto del percorso compiuto da ciascuna persona.

Disporre di indicatori di integrazione non significherebbe introdurre nuove discriminazioni, ma rendere le decisioni pubbliche più trasparenti, prevedibili e fondate su dati verificabili anziché su percezioni o valutazioni esclusivamente discrezionali.

È proprio in questo spazio che si colloca il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”. L’obiettivo non è contrapporre accoglienza ed espulsione, né ridurre il fenomeno migratorio a uno scontro ideologico. La proposta consiste nell’affermare un principio di responsabilità reciproca: lo Stato deve creare condizioni concrete affinché l’integrazione sia possibile, ma deve anche essere in grado di verificarne periodicamente i risultati attraverso strumenti oggettivi.

Se il percorso di integrazione produce risultati positivi, la permanenza dello straniero si consolida progressivamente fino all’accesso agli istituti più stabili, compresa, ove ne ricorrano i presupposti, la cittadinanza italiana. Se, invece, nonostante il tempo trascorso e le opportunità offerte, il percorso di integrazione risulta oggettivamente fallimentare, l’ordinamento dovrebbe poter valutare, caso per caso e nel pieno rispetto della Costituzione, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e del diritto dell’Unione europea, percorsi di ReImmigrazione individualizzati e giuridicamente sostenibili.

Il confronto politico di queste settimane dimostra come il tema della cittadinanza continui a occupare il centro della scena. Tuttavia, senza una seria politica di misurazione dell’integrazione, qualsiasi riforma rischia di intervenire soltanto sull’ultimo tassello del percorso migratorio. La vera sfida non consiste nello stabilire se concedere la cittadinanza prima o dopo, ma nel costruire un sistema capace di accertare, con criteri trasparenti e verificabili, se l’integrazione sia realmente avvenuta

Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo.

ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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