“Remigrazione, Iacchetti contro Salvini e Vannacci” – il dibattito sull’immigrazione merita argomenti, non derisione

L’articolo de Il Fatto Quotidiano (consultabile qui: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/07/20/remigrazione-iacchetti-salvini-vannacci-notizie/8454005/) riporta le critiche di Enzo Iacchetti alle posizioni espresse da Matteo Salvini e Roberto Vannacci sul tema della remigrazione.

Al di là del merito delle diverse posizioni, colpisce il tono con cui viene affrontata una proposta che, condivisibile o meno, nasce dal tentativo di offrire una risposta a un problema reale.

Nel dibattito pubblico si può e si deve dissentire. Si possono contestare i presupposti giuridici, politici o culturali di una proposta. Ciò che impoverisce il confronto è invece la derisione dell’interlocutore o dell’idea che rappresenta.

Personalmente non condivido la genesi né l’impostazione della remigrazione così come viene oggi proposta nel dibattito politico. Proprio da questa critica è nato il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, che si fonda su presupposti giuridici profondamente diversi e pone al centro l’integrazione come criterio verificabile della permanenza sul territorio.

Ma non ho mai ritenuto utile ridicolizzare chi sostiene idee differenti.

Le grandi questioni che riguardano l’immigrazione meritano un confronto serio, perché incidono sulla sicurezza, sulla coesione sociale, sui diritti fondamentali e sul futuro delle nostre comunità.

Se una proposta è giuridicamente debole, va confutata con argomenti. Se è incompatibile con l’ordinamento, va dimostrato attraverso il diritto. Se esistono modelli migliori, vanno costruiti e messi a confronto.

La derisione, invece, non convince nessuno. Contribuisce soltanto ad alimentare la polarizzazione di un dibattito che avrebbe bisogno, oggi più che mai, di rigore, rispetto reciproco e capacità di elaborare soluzioni nuove.

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