Gli Stati Uniti stanno sperimentando una politica migratoria che merita di essere osservata anche in Europa: incentivare economicamente la partenza volontaria degli stranieri irregolarmente presenti, invece di affidarsi esclusivamente alle più costose e complesse procedure di espulsione forzata.
Il programma, denominato Project Homecoming, offre a chi aderisce il viaggio gratuito verso il Paese di origine e un contributo economico. Il Dipartimento per la sicurezza interna statunitense indica attualmente un incentivo di 2.600 dollari, accessibile attraverso l’applicazione governativa CBP Home.
Secondo i dati riportati da Axios, il programma potrebbe concorrere a oltre 200.000 partenze. Il costo amministrativo stimato di ciascun auto-rimpatrio sarebbe di circa 2.500 dollari, oltre al contributo riconosciuto allo straniero, mentre un allontanamento coattivo costerebbe mediamente oltre 18.000 dollari. Le autorità americane prevedono, conseguentemente, un risparmio complessivo nell’ordine di miliardi di dollari. Si tratta, tuttavia, di stime governative che devono essere valutate con prudenza, anche perché non tutti i dati ufficiali sull’effettiva partecipazione al programma sono stati pubblicati in forma completa.
Il dato economico pone una questione che anche l’Italia dovrebbe affrontare senza pregiudizi ideologici. L’espulsione forzata non consiste semplicemente nell’acquisto di un biglietto aereo. Richiede l’identificazione dello straniero, il rilascio dei documenti da parte del consolato, il trattenimento nei centri per il rimpatrio, l’impiego delle forze di polizia, l’organizzazione della scorta e, spesso, un complesso contenzioso giudiziario.
Quando ne ricorrono i presupposti, la partenza volontaria assistita può quindi risultare meno onerosa, meno conflittuale e più efficace. Non rappresenta un premio all’immigrazione irregolare, ma l’applicazione di un principio elementare di buona amministrazione: tra due strumenti capaci di raggiungere il medesimo risultato, lo Stato deve scegliere quello che comporta costi inferiori e maggiori possibilità di esecuzione.
Questa impostazione si avvicina al paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, che non identifica nella ReImmigrazione una politica autonoma o esclusivamente espulsiva. Il paradigma propone un sistema complessivo nel quale lo Stato deve distinguere tra chi costruisce un percorso effettivo di integrazione e chi, invece, non possiede più un titolo per permanere nel territorio nazionale.
In tale prospettiva, il rimpatrio volontario assistito rappresenta uno degli strumenti della ReImmigrazione. Prima dell’impiego della coercizione, lo straniero privo di titolo dovrebbe poter aderire a un programma organizzato di ritorno, ricevendo assistenza per il viaggio e, quando opportuno, un sostegno finalizzato al reinserimento nel Paese di origine. Qualora rifiuti la partenza e non sussistano ragioni giuridiche che ne impediscano l’allontanamento, lo Stato deve però essere concretamente in grado di eseguire il rimpatrio.
Nel sistema italiano, la gestione di tali programmi potrebbe rientrare tra le competenze di un Ministero dell’Integrazione e della ReImmigrazione, la cui istituzione costituisce uno dei dieci pilastri del paradigma. Oggi le competenze sull’immigrazione risultano frammentate tra diversi ministeri, prefetture, questure, enti territoriali e strutture amministrative. Manca un’autorità politica specificamente responsabile dell’intero percorso migratorio.
Il nuovo Ministero dovrebbe coordinare le politiche di integrazione, la verifica periodica dei relativi percorsi, i programmi di rimpatrio volontario, gli accordi di riammissione e le iniziative di reinserimento nei Paesi di origine. Dovrebbe inoltre raccogliere e pubblicare dati attendibili sui costi, sui risultati e sulla reale efficacia delle misure adottate.
Integrazione e ReImmigrazione, infatti, non sono due politiche incompatibili. Sono le due possibili conclusioni di un medesimo percorso amministrativo. Lo Stato deve investire seriamente su chi lavora, rispetta le regole, partecipa alla vita della comunità e costruisce un legame stabile con il Paese. Deve però anche predisporre strumenti concreti per il ritorno di chi non ha diritto di rimanere.
Naturalmente, ogni programma di partenza assistita deve rispettare precise garanzie. Non può essere utilizzato per indurre alla rinuncia chi abbia diritto alla protezione internazionale, né può prescindere dalla tutela dei minori, delle vittime di tratta e delle persone vulnerabili. L’adesione deve essere consapevole e accompagnata da informazioni chiare sulle conseguenze giuridiche della partenza e sull’eventuale possibilità di un futuro ingresso regolare.
L’esperienza americana non deve dunque essere copiata meccanicamente. Deve essere studiata, verificata e adattata al sistema europeo. Ma il principio di fondo è difficilmente contestabile: uno Stato serio non misura la propria autorità dal numero delle espulsioni annunciate, bensì dalla capacità di adottare decisioni realistiche e di eseguirle.
Se il rimpatrio volontario assistito consente di ottenere più partenze, con costi inferiori e minore impiego della coercizione, esso deve diventare parte di una politica migratoria razionale. La vera alternativa non è tra accoglienza indiscriminata ed espulsione di massa. È tra un’immigrazione lasciata all’improvvisazione e un sistema fondato su una scelta chiara: Integrazione o ReImmigrazione.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

- Protezione complementare, il possibile conflitto di interessi delle cooperative: chi guadagna dall’accoglienza ha interesse a valorizzare l’integrazione?
- Texas, Talarico supera il vecchio scontro tra accoglienza e rimpatri: manca però un vero modello di integrazion e
- Immigrazione, non bastano le vecchie leggi e non serve la remigrazione: l’Italia ha bisogno di un nuovo Paradigma
- Spagna, l’arcivescovo Sanz Montes: accoglienza nei limiti delle possibilità e dovere di integrazione per chi ar riva
- Portogallo, il Governo avverte gli stranieri: chi mette a rischio l’ordine pubblico può perdere il permesso di soggiorno
- Le retour n’est pas un bannissement à vie
- Midterm USA, Cooper conquista la North Carolina: il confronto sull’immigrazione si sposta sui poteri dell’ICE e degli sceriffi locali
- Midterm USA, i Democratici conquistano terreno in Texas: Talarico non rinuncia ai rimpatri, ma cambia la strategia sull’immigrazione
- Midterm USA 2026, il controllo dell’immigrazione resta centrale: il voto interroga le modalità dei rimpatri
- Rafik Smati rompe il tabù francese: chiedere integrazione agli immigrati non è razzismo, è riconoscerne la re sponsabilità
- Francia, la sostituzione etnica si può contestare, non vietare: la libertà di pensiero vale anche per le idee che non condividiamo
- Concorsi pubblici, oltre la cittadinanza: il dovere costituzionale di integrazione cambia il criterio di accesso allo Stato
- Francia, le rivolte mostrano i limiti della cittadinanza formale: il fallimento dell’integrazione diventa una questione nazionale
- A Migrant’s Own Life Matters: Complementary Protection Beyond Family Ties
- A Parent’s Return Is Not a Child’s Verdict: Individual Responsibility at the Family Border
- La lengua común no exige una voz única: integración verificable en una sociedad plurilingüe
- Ein Visum als Druckmittel: Die Grenze zwischen ReImmigrazione und kollektiver Verantwortung
- Europa, le rivolte interrogano il patto sociale: il Paradigma Integrazione o ReImmigrazione propone di ricostruire il rapporto fra Stato, regole e appartenenza
- Berlino, il caso Elif Eralp e le contraddizioni dell’alleanza rosso-verde: quando la convergenza politica incontra il problema dell’estremismo
- Quattro argomenti per la remigrazione, quattro errori di metodo: perché il Paradigma Integrazione o ReImmigrazi one propone una risposta diversa
- Anticolonialismo e memoria selettiva: tredici secoli di tratta arabo-musulmana dimenticati nel racconto delle re sponsabilità storiche
- Boualem Sansal paragona l’islamismo ai totalitarismi del Novecento: il Paradigma Integrazione o ReImmigrazione risponde con il dovere costituzionale di integrazione
- Ogni anno un Rapporto sull’economia dell’immigrazione. Ma quando avremo un Rapporto sull’integrazione effettiva?
- La trasformazione demografica dell’Italia non si governa con la teoria della sostituzione etnica, ma con il Paradigma Integrazione o ReImmigrazione
- Rimpatri, l’Italia coordina e Frontex assiste: la sovranità si esercita con una Polizia dell’Immigrazione nazio nale
- Cittadinanza italiana, quasi 53.000 minori la acquisiscono dai genitori: l’appartenenza giuridica precede il percorso di integrazione
- CPR, la gestione pubblica come risposta alle criticità sanitarie: il modello del Paradigma Integrazione o ReImm igrazione
- CPR, la gestione pubblica come risposta alle criticità sanitarie: il modello del Paradigma Integrazione o ReImm igrazione
- Integrazione o ReImmigrazione : un devoir civique ne peut exiger l’impossible
- Integrazione o ReImmigrazione: A Common Nation Does Not Require Common Friendships
- Leaving by Choice Is Not Failed Integration: The Missing Distinction in Integrazione o ReImmigrazione
- L’Europa cerca lavoratori, ma dimentica l’integrazione: il PIL non misura l’appartenenza nazionale
- Lombardia, oltre 1,25 milioni di stranieri residenti: lo Stato conta le presenze ma non misura l’integrazione effettiva
- Il dovere costituzionale di integrazione quale criterio di accesso alle prestazioni sociali: reciprocità, propo rzionalità e limiti della condizionalità
- Repubblica considera l’immigrazione strutturale, ma il lavoro e la scuola bastano a dimostrare l’integrazione?
- Il nuovo volto dell’Europa nei libri di scuola: la civiltà islamica tra conquiste dimenticate e meriti celebrat i
- La integración no se jubila: el límite de medir la pertenencia por el trabajo
- Francia, il convegno sulla remigrazione e il confronto con il Paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”: due concezioni della sovranità
- Germania, il blocco del reclutamento che scoraggiò i ritorni: il paradosso dei Gastarbeiter
- Francia, l’integrazione che diventa “sostituzione”: il paradosso statistico delle famiglie miste
- Wer Kinder versorgt, verweigert keine Integration: Die unsichtbare Arbeit im Integrationsvertrag
- Francia, l’occupazione degli immigrati varia secondo l’origine: come interpretare correttamente i dati?
- Germania, prima l’omogeneità e poi la solidarietà? Il paradosso dell’integrazione rinviata
- Intégrer et organiser le retour sous une même autorité : le risque de l’État juge et partie
- Decreto Flussi 2027, 165.850 ingressi sulla carta: quanti diventeranno lavoro reale e integrazione?
- Visegrád, quattro Stati e quattro modelli migratori: l’Europa centro-orientale è meno uniforme di quanto appai a?
- Ricongiungimento familiare, la Lega punta sul reddito: il nuovo Paradigma propone l’integrazione di tutta la famiglia, prima e dopo l’ingresso
- Politica europea d’asilo, uscita dalla CEDU e sovranità nazionale: quali proposte sarebbero realmente attuabili ?
- L’asilo nido non è un premio all’integrazione: il paradosso delle opportunità prima dei doveri
- Se la pena deve rieducare, l’integrazione può dirsi fallita per sempre?
- Germania, l’integrazione diventa legge ma la responsabilità dello Stato resta una promessa
- The Ideal Citizen Trap: Integration Cannot Be a Test of Moral Perfection
- Ungheria, il muro di frontiera e le decisioni europee: efficacia del controllo e legalità possono essere misura te separatamente?
- Austria, detenuti stranieri e sovraffollamento: la cittadinanza dei reclusi può spiegare il carico del sistema penitenziario?
- Integration Is a Duty, Not a Script: The Freedom to Choose a Civic Path
- Chi decide gli ingressi, chi ne assume il futuro? La responsabilità che il contratto non può esaurire
- Spagna 1609, anche i moriscos assimilati furono espulsi: la prova impossibile dell’appartenenza
- Remigrazione senza Stato di sorveglianza? Il paradosso del potere necessario a ridisegnare una nazione
- Chi parla a nome degli immigrati? Il paradosso della dissociazione che rafforza le società parallele
- Integrarse también es poder disentir: el límite democrático del deber de integración
- Il diritto di partire non è il diritto di entrare: la sovranità non può confondere le due libertà
- Svezia, il traguardo si sposta durante la corsa: può l’integrazione essere un patto a senso unico?
- Integrationspflicht ohne Bleibeperspektive: Wer Verantwortung fordert, muss zuerst die Zeitfrage klären
- Spagna, la priorità nazionale ha due definizioni: il passaporto può sostituire il radicamento?
- Quando chi si integra dovrebbe finanziare la remigrazione: il paradosso delle rimesse
- Francia, chi organizza e finanzia le grandi mobilitazioni? La differenza fra reti politiche e responsabilità pe r le violenze
- Francia e Germania, gli stranieri nelle Forze armate: il servizio militare può diventare uno strumento di appar tenenza nazionale?
- La sanatoria diventa un marchio: perché l’integrazione non conta più per il ricongiungimento?
- Germania, il test che divide gli identitari: una vera integrazione può smentire la remigrazione?
- L’intégration ne se joue pas à deux : le pouvoir discret de l’employeur
- A Second Passport After the Oath: The Civic Meaning of Integration or ReImmigration
- Austria, la mappa dell’integrazione e il paradosso del passaporto: un quartiere non è una persona
- Austria, l’integrazione prima della decisione: preparare a restare chi potrebbe dover partire
- Integration or ReImmigration when return is forbidden: can a duty survive without removal?
- La remigrazione invita gli italo-discendenti: l’appartenenza si eredita o si costruisce?
- Il figlio è italiano, il bonus guarda ai genitori: il paradosso della natalità identitaria
- ¿Qué lengua exige la integración? La pertenencia cívica en una sociedad plurilingüe
- Regno Unito, intelligenza artificiale nelle procedure d’asilo: chi controlla gli algoritmi che valutano i migranti?
- Svizzera, l’80% dei richiedenti asilo maghrebini sarebbe coinvolto in reati: un problema statistico prima ancora che politico
- Youssef Siher torna libero, ma il confronto sulle idee resta aperto: decolonialismo, Islam politico e integrazione
- India, identità religiosa e cittadinanza: il nazionalismo culturale può convivere con una società costituzion almente plurale?
- Portogallo, la proposta di restituire agli Stati le competenze migratorie: il Patto europeo è compatibile con l a sovranità nazionale?
- Regno Unito, abolire i tribunali dell’immigrazione: accelerazione dei rimpatri o riduzione delle garanzie?
- Germania, gli immigrati che votano AfD: l’origine straniera determina necessariamente una posizione favorevole all’immigrazione?
- Svezia, la cittadinanza dei figli può cadere con quella dei genitori? Il limite della responsabilità ereditaria
- Napoli, il Vasto non è una nazionalità: la sicurezza non misura l’integrazione per quartiere
- Intégration ou RéImmigration : qui doit prouver que l’intégration était possible ?
- Svizzera, il limite dei dieci milioni: può una soglia demografica sostituire il giudizio sull’integrazione?
- Remigrazione, il Patto volontario e il divieto di tornare: quando l’appartenenza diventa una clausola
- Germania, l’AfD propone la naturalizzazione discrezionale: può esistere un’integrazione senza un traguardo certo?
- Lione, il rifugiato fuggito dalla persecuzione: quando l’Europa non riesce a proteggere la libertà di coscienza
- Irlanda, l’accusa cade ma l’espulsione resta: la lezione di Citywest sulla responsabilità individuale
- Il tunisino che prende le distanze dai maranza: l’integrazione non obbliga a rispondere degli altri
- Il cardinale Battaglia critica la remigrazione: il Paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” concilia dignit à, responsabilità e sovranità dello Stato
- Dopo il 17 ottobre si invoca la remigrazione: perché il Paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” propone una risposta diversa
- Milano, Comunione e Liberazione interroga i giovani della violenza: l’integrazione può funzionare senza una com unità educativa?
- Netanyahu parla di alleanza rosso-verde in Europa: l’antagonismo islamista è una realtà organizzata o una cate goria della battaglia politica?
- Fratelli Musulmani, dopo il voto europeo arriva la richiesta di divieto: lo Stato italiano dispone già degli st rumenti per intervenire?
- Dalle piazze alle urne: Piccardo propone un’intesa con la sinistra, l’antagonismo islamista diventa una questione elettorale?
- Nino Sergi torna sui cittadini sospesi: l’Italia forma le seconde generazioni, ma sa trattenerne il futuro?
Lascia un commento