Portogallo, il Governo avverte gli stranieri: chi mette a rischio l’ordine pubblico può perdere il permesso di soggiorno
IL PORTOGALLO RICHIAMA LE REGOLE DELLA PERMANENZA
Il 3 novembre 2026, durante un’audizione parlamentare sul bilancio per il 2027, il segretario di Stato aggiunto alla Presidenza e per l’Immigrazione Rui Armindo Freitas ha richiamato la possibilità di cancellare il permesso di soggiorno degli stranieri che mettano in pericolo l’ordine pubblico. Le dichiarazioni, riportate dall’agenzia Lusa e riprese da testate portoghesi, sono intervenute nel contesto di manifestazioni sul diritto all’abitazione e di episodi di scontro fra alcuni manifestanti e le forze dell’ordine.
Il significato della notizia richiede una distinzione immediata. Il Governo portoghese non ha annunciato una nuova legge che preveda la revoca automatica del soggiorno per chi manifesta. Ha richiamato poteri già contemplati dall’ordinamento, il cui esercizio dipende da presupposti individuali e garanzie procedurali.
Il caso permette di affrontare una questione centrale del Paradigma «Integrazione o ReImmigrazione»: quale rapporto deve esistere fra rispetto delle regole, comportamento individuale e permanenza dello straniero sul territorio nazionale?
LE DICHIARAZIONI DI RUI ARMINDO FREITAS
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, Freitas ha distinto la partecipazione legittima alle proteste dalle condotte suscettibili di compromettere l’ordine pubblico. Ha inoltre richiamato la possibilità che, a seguito della cancellazione del titolo, l’interessato sia tenuto a lasciare il Portogallo entro un termine di venti giorni.
Questa dichiarazione non può essere letta come l’introduzione di un automatismo generalizzato. Occorre verificare il regime giuridico applicabile alla persona, la natura della condotta contestata, l’eventuale provvedimento amministrativo e i rimedi disponibili.
La libertà di riunione e manifestazione appartiene al quadro delle garanzie costituzionali e convenzionali. La semplice partecipazione a una protesta pacifica non può essere confusa con una minaccia qualificata alla sicurezza pubblica.
Al tempo stesso, la tutela della libertà di manifestazione non rende immuni dalle conseguenze previste dalla legge le condotte violente individualmente accertate.
L’ARTICOLO 85 DELLA LEGGE PORTOGHESE N. 23/2007
La base normativa richiamata nella vicenda è l’articolo 85 della legge n. 23/2007, che disciplina la cancellazione dell’autorizzazione di soggiorno.
Il comma 1, lettere c) e d), contempla ipotesi legate a gravi reati, a indizi concreti relativi alla commissione di determinati reati e a ragioni di ordine pubblico o sicurezza pubblica.
Non tutte queste ipotesi presuppongono necessariamente una condanna penale definitiva. Ciò non equivale però a riconoscere
all’amministrazione un potere arbitrario di revoca. Devono sussistere le condizioni stabilite dalla legge e devono essere rispettati i principi di motivazione, proporzionalità e tutela procedurale.
La disciplina portoghese mostra dunque che il soggiorno può essere sottoposto a condizioni giuridiche anche successive al rilascio del titolo. Ma l’eventuale perdita dell’autorizzazione deve discendere da un procedimento individuale, non da una presunzione collettiva.
REVOCare IL TITOLO NON SIGNIFICA RIMPATRIARE AUTOMATICAMENTE
La cancellazione dell’autorizzazione di soggiorno, l’eventuale obbligo di lasciare il territorio e l’esecuzione coercitiva
dell’allontanamento costituiscono passaggi giuridicamente distinti.
Il regime applicabile può variare in funzione della posizione dell’interessato, della durata della permanenza, dei legami familiari e dell’eventuale titolarità di protezione internazionale o di uno status di soggiornante di lungo periodo.
Il termine di venti giorni richiamato nel dibattito politico non deve quindi essere presentato come applicabile indiscriminatamente a tutti gli stranieri.
La disciplina nazionale deve inoltre essere interpretata nel rispetto degli obblighi europei e internazionali, compreso il principio di non-refoulement e la tutela effettiva contro gli allontanamenti illegittimi.
LA CONTROVERSIA CON GLI OPERATORI DELL’IMMIGRAZIONE
Le dichiarazioni governative hanno suscitato reazioni critiche. Il Sindicato dos Técnicos de Migração, che rappresenta lavoratori dell’AIMA, ha espresso preoccupazione per il rischio che il richiamo alla perdita del soggiorno venga percepito come un’intimidazione nei confronti degli immigrati che partecipano alle manifestazioni.
Anche ambienti dell’avvocatura hanno chiesto chiarimenti sui presupposti e sulle garanzie della misura.
Queste obiezioni pongono una questione che non deve essere elusa: una comunicazione pubblica sulle conseguenze amministrative di condotte illecite deve essere sufficientemente precisa da non scoraggiare l’esercizio dei diritti fondamentali.
La risposta istituzionale richiede quindi di distinguere la protesta legittima dalla violenza e di chiarire che ogni conseguenza sul soggiorno dipende dalle condizioni previste dalla legge.
IL RISPETTO DELLE REGOLE E L’INTEGRAZIONE EFFETTIVA
Il Paradigma «Integrazione o ReImmigrazione» propone di attribuire un ruolo strutturale all’integrazione effettiva nelle politiche migratorie, distinguendo la regolarità formale del soggiorno dal rapporto concreto con le istituzioni e con le regole della convivenza.
La condotta individuale può assumere rilievo per la permanenza soltanto nei casi e nei limiti previsti dall’ordinamento. Non ogni violazione costituisce automaticamente una causa di revoca, così come non ogni difficoltà sociale dimostra il rifiuto dell’integrazione.
Il Paradigma distingue infatti il fallimento dell’integrazione, che descrive un risultato e può derivare anche da ostacoli istituzionali, dal rifiuto volontario di obblighi legittimi e concretamente esigibili.
La violenza individualmente accertata deve essere valutata secondo le norme pertinenti, senza essere trasformata in un giudizio generale su un’intera comunità.
IL DOVERE DI INTEGRAZIONE NELLA COSTITUZIONE
Fra le proposte del Paradigma figura il riconoscimento costituzionale del dovere di integrazione, da attuare attraverso norme rispettose dei diritti fondamentali.
La proposta intende valorizzare conoscenza della lingua, delle istituzioni e delle regole della convivenza, accompagnando gli obblighi individuali alla responsabilità dello Stato di organizzare opportunità formative effettive.
Il caso portoghese riguarda invece una disciplina specifica di cancellazione del titolo per ragioni individuate dalla legge. Le due prospettive non devono essere confuse.
L’articolo 85 interviene su determinate situazioni che possono incidere sulla permanenza. Il Paradigma propone un sistema più ampio, volto anche a prevenire le criticità attraverso percorsi organizzati e verificabili.
IL MINISTERO DELL’INTEGRAZIONE E DELLA REIMMIGRAZIONE
La proposta di un Ministero dell’Integrazione e della ReImmigrazione mira a coordinare ingresso, soggiorno, formazione, verifica dei percorsi ed eventuali ritorni legittimi.
Un’amministrazione capace di seguire queste fasi potrebbe distinguere con maggiore precisione i casi di difficoltà individuale dalle situazioni che richiedono interventi amministrativi specifici.
L’integrazione non deve diventare una valutazione ideologica della persona. Il dissenso politico, la libertà religiosa e la
partecipazione a manifestazioni lecite sono espressioni di diritti fondamentali.
La responsabilità istituzionale consiste nel rendere conoscibili le regole e nel garantire che le conseguenze previste dalla legge siano applicate con criteri individuali, proporzionati e verificabili.
LA POLIZIA DELL’IMMIGRAZIONE E L’ESECUZIONE DEI PROVVEDIMENTI
Il Paradigma propone inoltre una Polizia dell’Immigrazione nazionale specializzata nelle funzioni amministrative e operative da definire legislativamente.
L’identificazione, il coordinamento con le autorità consolari e l’esecuzione dei provvedimenti legittimi richiedono competenze specifiche e una chiara distribuzione delle responsabilità.
La ReImmigrazione, distinta dalla remigrazione identitaria, riguarda eventuali ritorni individuali di stranieri nei casi consentiti dalla legge. Non è una risposta collettiva fondata su origine, religione o partecipazione a proteste lecite.
La sovranità dello Stato si manifesta attraverso la capacità di esercitare poteri legittimi, non attraverso l’assenza di controlli sulla loro applicazione.
IL PORTOGALLO NON HA INTRODOTTO UN NUOVO AUTOMATISMO
La novità politica del novembre 2026 consiste nel richiamo esplicito del Governo portoghese alla possibile cancellazione dei permessi per ragioni di ordine pubblico, in un contesto segnato da manifestazioni e tensioni.
Non risulta, sulla base delle informazioni esaminate, l’approvazione di una nuova disposizione che imponga la revoca automatica per chi partecipa a disordini. Né risultano identificati provvedimenti individuali già adottati in conseguenza di quelle manifestazioni.
La distinzione è essenziale per valutare correttamente l’indirizzo politico e il quadro giuridico vigente.
CONCLUSIONI
Il Portogallo richiama una possibilità già prevista dalla propria legislazione: la permanenza dello straniero può essere incisa da condotte e circostanze individuali rilevanti per l’ordine pubblico, nei casi stabiliti dalla legge.
Ma la partecipazione a una manifestazione pacifica non può essere equiparata a una minaccia alla sicurezza, e la cancellazione del titolo non coincide automaticamente con l’allontanamento coercitivo.
Il Paradigma «Integrazione o ReImmigrazione» propone di affrontare queste questioni attraverso un sistema istituzionale fondato sull’integrazione effettiva, sul dovere costituzionale di integrazione e sulla capacità dello Stato di eseguire i provvedimenti legittimi.
La permanenza non è necessariamente incondizionata. Le sue condizioni, tuttavia, devono essere definite dal diritto e applicate attraverso valutazioni individuali, senza trasformare la tutela dell’ordine pubblico in una limitazione indiscriminata delle libertà fondamentali.
FONTI E RIFERIMENTI
Lusa, 3 novembre 2026, dichiarazioni del segretario di Stato Rui Armindo Freitas durante l’audizione parlamentare sul bilancio per il 2027.
ECO e Portugal Resident, cronache del 3-4 novembre 2026.
The Portugal News, 4 novembre 2026, «Il Portogallo avverte gli immigrati della revoca del permesso di soggiorno in caso di disordini pubblici».
Legge portoghese n. 23/2007, articolo 85 e disposizioni applicabili ai differenti status di soggiorno.
Convenzione europea dei diritti dell’uomo, articoli 8, 11 e 13. Direttiva 2008/115/CE, nel relativo ambito di applicazione.
ReImmigrazione.com, precedenti approfondimenti sul dovere
costituzionale di integrazione, sulla Polizia dell’Immigrazione e sulla permanenza condizionata.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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