Dall’ingresso al rimpatrio: perché l’Italia ha bisogno di un Ministero dell’Integrazione e della ReImmigrazione


Il caso Ridha Rahmouni mostra con chiarezza uno dei principali limiti del sistema italiano di gestione dell’immigrazione.

Rahmouni, cittadino tunisino arrivato a Lampedusa nel 2023, era stato identificato più volte dalle autorità italiane, risultava censito anche con un alias e, dopo il diniego del permesso di soggiorno, era stato destinatario di un obbligo di rimpatrio rimasto ineseguito. Successivamente è stato indicato dagli investigatori come presunto responsabile dell’omicidio del giornalista salernitano Luigi “Luca” Esposito.

Le responsabilità penali dovranno naturalmente essere accertate dall’autorità giudiziaria. Tuttavia, la sua posizione amministrativa pone già una domanda precisa: come può una persona identificata, conosciuta dalle banche dati, destinataria di un diniego e di un provvedimento di rimpatrio continuare a vivere sul territorio fino a diventare un “invisibile”?

La risposta è semplice: l’Italia non dispone di una regia unica capace di seguire il percorso migratorio dall’ingresso fino alla sua conclusione.

Oggi le competenze sono distribuite tra Ministero dell’interno, Questure, Prefetture, Commissioni territoriali, Comuni, servizi sociali, scuole, INPS, autorità giudiziaria e rappresentanze consolari. Ogni amministrazione conosce una parte della storia dello straniero, ma nessuna è realmente responsabile dell’esito complessivo.

Lo Stato sa quando una persona è entrata, se ha presentato una domanda di protezione, se possiede un titolo di soggiorno, se lavora, se ha una residenza, se ha riportato condanne e se è stata destinataria di un’espulsione. Queste informazioni, però, restano frammentate e vengono utilizzate soltanto quando un singolo ufficio deve adottare un determinato atto.

Manca un’autorità politica che si assuma la responsabilità di verificare se il percorso migratorio abbia prodotto integrazione, irregolarità permanente oppure la necessità di un ritorno.

È per colmare questo vuoto che propongo l’istituzione di un Ministero dell’Integrazione e della ReImmigrazione.

Non un dicastero simbolico e non un nuovo livello burocratico, ma un’amministrazione centrale incaricata di governare l’intero ciclo dell’immigrazione: ingresso, soggiorno, integrazione, verifica periodica e ReImmigrazione.

L’immigrazione non è più un’emergenza temporanea. Riguarda stabilmente il lavoro, la scuola, la casa, la sicurezza, la sanità, la previdenza e la convivenza civile. Continuare a gestirla quasi esclusivamente attraverso il Ministero dell’interno significa affrontarla soprattutto come questione di documenti, frontiere e ordine pubblico.

Questi aspetti sono essenziali, ma non bastano.

Il problema centrale è che in Italia si parla continuamente di integrazione senza stabilire chi debba misurarla, con quali criteri e con quali conseguenze.

L’integrazione non può essere presunta soltanto perché una persona vive da molti anni nel Paese, possiede un contratto di lavoro o ha figli iscritti a scuola. Deve essere valutata attraverso una pluralità di elementi: conoscenza della lingua italiana, lavoro regolare, stabilità abitativa, formazione, rispetto delle regole, partecipazione alla vita sociale e capacità di costruire relazioni effettive con la comunità.

Il nuovo Ministero dovrebbe definire indicatori nazionali, raccogliere i dati già disponibili presso le diverse amministrazioni e verificare periodicamente l’andamento dei percorsi.

Quando emergano difficoltà superabili, lo Stato dovrebbe intervenire con corsi linguistici, formazione professionale, sostegno all’inserimento lavorativo ed educazione civica. L’integrazione deve essere una responsabilità condivisa tra la persona e le istituzioni.

Quando, invece, non sussistano più le condizioni per la permanenza o il percorso venga rifiutato, lo Stato deve essere capace di organizzare la ReImmigrazione.

Il rimpatrio non può ridursi all’adozione di un decreto. Un provvedimento non eseguito lascia la persona sul territorio senza titolo, senza prospettive regolari e spesso senza alcun controllo effettivo.

La ReImmigrazione richiede accordi con i Paesi di origine, identificazione consolare, documenti di viaggio, programmi di ritorno volontario assistito, sostegno al reinserimento e, quando necessario, esecuzione coattiva nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.

Anche queste funzioni oggi sono disperse tra più amministrazioni. Per questo i provvedimenti possono essere formalmente adottati ma sostanzialmente inefficaci.

Il caso Ridha dimostra precisamente questa distanza tra l’atto e il risultato. Lo Stato conosceva la persona, aveva esaminato la sua posizione e aveva disposto il rimpatrio. Tuttavia, nessuna autorità era responsabile dell’intero percorso e della sua conclusione concreta.

Un Ministero dell’Integrazione e della ReImmigrazione dovrebbe colmare questa frattura, coordinando le amministrazioni, misurando gli esiti e riferendo annualmente al Parlamento non soltanto quanti permessi siano stati rilasciati o quanti decreti di espulsione siano stati adottati, ma quanti percorsi si siano realmente conclusi con l’integrazione oppure con il ritorno.

La politica migratoria non può continuare a essere giudicata sulla quantità degli atti prodotti. Deve essere valutata sui risultati.

Chi ha diritto di restare e dimostra un percorso effettivo di integrazione deve essere sostenuto e riconosciuto come parte della comunità. Chi non possiede più i requisiti per la permanenza, dopo il rispetto di tutte le garanzie, deve essere accompagnato verso una ReImmigrazione effettiva e dignitosa.

Tra queste due prospettive non può continuare a esistere una zona grigia nella quale persone perfettamente conosciute dallo Stato diventano invisibili sul territorio.

Dall’ingresso al rimpatrio deve esistere una responsabilità politica unitaria.

Per questo l’Italia ha bisogno di un Ministero dell’Integrazione e della ReImmigrazione.

Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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