Polizia dell’Immigrazione: il modello argentino di Milei e la proposta italiana a confronto

La scelta del governo argentino di istituire unità specializzate in materia migratoria merita un’analisi più tecnica di quella suggerita dai titoli giornalistici sulle “retate” e sullo stop alle cure gratuite. Il punto centrale, infatti, non è soltanto l’inasprimento dei controlli, ma il tentativo di riorganizzare il rapporto tra amministrazione migratoria, forze di sicurezza e controllo del territorio.

L’Argentina non ha creato una vera e propria ICE sul modello statunitense. Ha istituito unità di sicurezza migratoria all’interno di diversi corpi federali, rafforzando il coordinamento tra polizia, controllo delle frontiere e amministrazione competente sull’immigrazione. Si tratta quindi di un modello fondato sulla specializzazione di reparti già esistenti, non sulla nascita di un unico Corpo autonomo.

La differenza rispetto agli Stati Uniti è significativa. L’ICE è un’agenzia federale con competenze molto ampie in materia di identificazione, arresto, trattenimento ed esecuzione degli allontanamenti. Il modello argentino resta invece distribuito tra più forze, con il rischio che la specializzazione non elimini del tutto la frammentazione delle responsabilità.

Anche l’Italia dispone già di strutture specializzate, a partire dalla Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere e dagli Uffici immigrazione delle Questure. Tuttavia, questi ultimi continuano a svolgere contemporaneamente funzioni amministrative e operative: gestiscono permessi di soggiorno, notifiche, espulsioni, accompagnamenti e una quantità enorme di procedimenti documentali. È proprio questa sovrapposizione a ridurre l’efficacia del sistema.

La proposta di una vera Polizia dell’Immigrazione italiana nasce da qui. Non dovrebbe essere una copia dell’ICE americana e neppure la semplice riproduzione delle unità argentine. Dovrebbe essere un Corpo specializzato, con una funzione prevalentemente operativa, incaricato del controllo dell’immigrazione irregolare, del contrasto alle reti criminali, del rintraccio dei destinatari di provvedimenti di allontanamento e dell’esecuzione dei rimpatri.

Il vantaggio di un Corpo unitario sarebbe quello di concentrare competenze oggi disperse, assicurare formazione uniforme e attribuire una responsabilità chiara sull’esito dei procedimenti. Oggi, infatti, un provvedimento può essere formalmente corretto e tuttavia restare ineseguito, perché nessuna struttura segue l’intero percorso fino alla sua conclusione.

Il modello argentino conferma dunque una tendenza internazionale: l’immigrazione viene sempre più considerata una materia che richiede apparati specializzati, intelligence, cooperazione internazionale e capacità operativa. La lezione, però, deve essere recepita con attenzione.

La specializzazione non può tradursi in controlli indiscriminati fondati sull’aspetto fisico, sulla lingua o sulla presunta origine. Una Polizia dell’Immigrazione italiana dovrebbe operare sulla base di presupposti normativi precisi, provvedimenti individuali, banche dati e controlli sottoposti a garanzie. L’irregolarità amministrativa non equivale automaticamente a pericolosità penale, ma non può nemmeno essere ignorata dallo Stato.

Anche la questione sanitaria deve restare distinta. La decisione argentina di limitare alcune prestazioni gratuite per gli stranieri non residenti permanenti appartiene a un diverso piano politico. La necessità di una Polizia dell’Immigrazione non implica affatto la compressione delle cure urgenti o dei diritti fondamentali, che nell’ordinamento italiano trovano tutela costituzionale.

Il confronto mostra quindi tre modelli diversi. Gli Stati Uniti hanno scelto un’agenzia federale autonoma e fortemente accentrata. L’Argentina ha creato unità specializzate all’interno di più corpi. L’Italia continua ad affidare funzioni amministrative e operative a strutture spesso sovraccariche e frammentate.

La proposta italiana dovrebbe collocarsi tra questi modelli, ma con una propria identità: un Corpo autonomamente organizzato, specializzato, rispettoso delle garanzie e inserito nel paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”.

La vera lezione di Milei non è che servano retate indiscriminate. È che un fenomeno strutturale richiede istituzioni strutturali.

L’Argentina lo ha compreso affidandosi a unità specializzate. L’Italia dovrebbe compiere un passo ulteriore e istituire una vera Polizia dell’Immigrazione.

Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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