Spagna, l’arcivescovo Sanz Montes: accoglienza nei limiti delle possibilità e dovere di integrazione per chi arriva
L’ACCOGLIENZA NON SI ESAURISCE NELL’APERTURA DELLE FRONTIERE
Le dichiarazioni dell’arcivescovo di Oviedo Jesús Sanz Montes, riprese il 4 novembre 2026 da InfoVaticana sulla base di un’intervista pubblicata da La Nueva España il 1° novembre, introducono un tema che il dibattito europeo sull’immigrazione tende spesso a separare: il dovere di solidarietà e la capacità concreta di accogliere.
L’arcivescovo ha sostenuto, secondo le ricostruzioni pubblicate, che le porte debbano essere aperte nella misura delle possibilità della società ospitante e che anche chi arriva debba sapersi integrare. Non è una dichiarazione di rifiuto generalizzato dell’immigrazione. È una riflessione che associa l’accoglienza a due responsabilità: quella delle istituzioni che organizzano l’inserimento e quella delle persone chiamate a partecipare alla comunità.
Il Paradigma «Integrazione o ReImmigrazione» propone di sviluppare questa reciprocità sul piano costituzionale e amministrativo, attraverso strumenti verificabili e un sistema pubblico di
responsabilità. Non si tratta di attribuire all’arcivescovo
un’adesione a tale proposta, ma di esaminare una convergenza tematica.
LA MISURA DELLE POSSIBILITÀ
La formula utilizzata da Sanz Montes pone una questione concreta: una politica di accoglienza deve considerare la disponibilità di alloggi, opportunità di lavoro, posti scolastici e servizi territoriali.
La capacità di accoglienza non è una grandezza fissa. Può crescere attraverso investimenti, organizzazione e collaborazione fra istituzioni. Ma non può neppure essere considerata illimitata per definizione.
Una scelta politica responsabile dovrebbe quindi valutare i fabbisogni e le risorse, evitando sia di ridurre la persona migrante a un costo sia di ignorare le conseguenze organizzative di ingressi non accompagnati da percorsi sostenibili.
L’accoglienza non si conclude quando una persona attraversa una frontiera. Inizia allora una fase nella quale diventano decisivi abitazione, formazione, conoscenza della lingua, lavoro e rapporti con le istituzioni.
LA RESPONSABILITÀ DI CHI ARRIVA
Il secondo elemento della dichiarazione riguarda la responsabilità individuale. L’arcivescovo non richiama soltanto gli obblighi della società ospitante: sottolinea che anche le persone accolte debbano impegnarsi nel percorso di integrazione.
Questa affermazione non implica che ogni difficoltà sia imputabile allo straniero. L’apprendimento linguistico, l’accesso al lavoro e la partecipazione sociale possono essere ostacolati da condizioni economiche, carenze amministrative e situazioni personali.
Ma riconoscere questi ostacoli non significa negare che la convivenza richieda regole condivise e impegni reciproci.
Il punto è distinguere le condizioni che lo Stato deve rendere disponibili dai comportamenti che possono essere legittimamente richiesti al singolo. Una politica che si concentri soltanto su uno dei due lati del rapporto rischia di rimanere incompleta.
LA SOLIDARIETÀ NELLA TRADIZIONE CATTOLICA
Il pensiero sociale cattolico riconosce la dignità della persona e richiama il dovere di solidarietà verso chi si trova in condizioni di bisogno. Allo stesso tempo, affronta il bene comune e la
responsabilità delle istituzioni nell’organizzazione della vita collettiva.
La riflessione di Sanz Montes può essere letta all’interno di questa tensione: la disponibilità ad accogliere e la necessità di creare condizioni effettive perché l’accoglienza non rimanga una
dichiarazione astratta.
Non sarebbe corretto presentare la sua posizione come orientamento unanime della Chiesa spagnola. Sul tema delle regolarizzazioni e delle politiche migratorie si sono manifestate sensibilità differenti anche fra esponenti ecclesiastici.
La pluralità di posizioni rende ancora più importante distinguere il giudizio pastorale dalle soluzioni normative concretamente proposte.
IL PRECEDENTE DI CEUTA
Le dichiarazioni di novembre si collegano a interventi precedenti dell’arcivescovo, in particolare a quelli pronunciati nel settembre 2026 in relazione alla crisi migratoria di Ceuta.
In quel contesto Sanz Montes aveva richiamato la sovranità spagnola e la necessità di considerare la capacità effettiva di accoglienza. Aveva inoltre espresso posizioni favorevoli al ritorno delle persone entrate irregolarmente.
Occorre però distinguere la posizione politica e pastorale dai presupposti giuridici dell’allontanamento. Il diritto spagnolo ed europeo richiede valutazioni individuali e il rispetto delle garanzie applicabili, comprese quelle relative alla protezione internazionale e al divieto di refoulement.
Il richiamo alla sovranità non elimina questi limiti. La sovranità si esercita anche attraverso la capacità di applicare il diritto e rendere effettive le decisioni legittime.
LA DIFFERENZA FRA ACCOGLIENZA E INTEGRAZIONE
L’ingresso e la permanenza regolare costituiscono condizioni giuridiche che non coincidono automaticamente con l’integrazione effettiva.
Il lavoro è un elemento importante dell’autonomia, ma non esaurisce la conoscenza delle istituzioni e la partecipazione civica. La frequenza scolastica e la durata della residenza possono offrire informazioni significative, ma non costituiscono da sole una misurazione completa del percorso.
Il Paradigma «Integrazione o ReImmigrazione» propone di attribuire all’integrazione una funzione strutturale, superando l’idea che essa sia soltanto un obiettivo dichiarato e mai verificato.
Questa impostazione richiede indicatori pertinenti, accessibili e rispettosi dei diritti fondamentali, senza trasformare la diversità religiosa o il dissenso politico in presunzioni di mancata
integrazione.
IL DOVERE COSTITUZIONALE DI INTEGRAZIONE
Fra le proposte del Paradigma figura il riconoscimento del dovere di integrazione nella Costituzione, da attuare mediante una disciplina legislativa che definisca obblighi, opportunità formative e garanzie.
La proposta intende valorizzare la conoscenza della lingua italiana, delle istituzioni e delle regole della convivenza, insieme alla responsabilità delle amministrazioni di rendere concretamente disponibili gli strumenti necessari.
Si tratta di una riforma prospettata, non di una disposizione costituzionale già vigente.
Il riferimento alla responsabilità individuale presente nelle dichiarazioni di Sanz Montes può essere confrontato con questo progetto. L’arcivescovo formula un principio etico e pastorale; il Paradigma propone di tradurre la reciprocità in un’architettura istituzionale.
L’ASIMMETRIA RELAZIONALE FRA STATO E INDIVIDUO
La teoria dell’asimmetria relazionale dell’integrazione, sviluppata da Fabio Loscerbo, evidenzia che lo Stato dispone di risorse e poteri organizzativi che il singolo non possiede.
Non sarebbe coerente pretendere risultati linguistici o formativi senza assicurare percorsi accessibili. Allo stesso modo, l’esistenza di opportunità concrete rende possibile valutare in modo più preciso l’impegno individuale.
Occorre distinguere il fallimento dell’integrazione dal rifiuto volontario di adempiere obblighi legittimi e concretamente esigibili.
Il primo può derivare da difficoltà personali o istituzionali; il secondo richiede l’accertamento di una condotta. Questa distinzione impedisce che il giudizio sull’integrazione diventi una valutazione generica della persona.
IL MINISTERO DELL’INTEGRAZIONE E DELLA REIMMIGRAZIONE
Il Paradigma propone un Ministero dell’Integrazione e della
ReImmigrazione come centro di coordinamento delle politiche di ingresso, soggiorno, formazione e ritorno nei casi consentiti dalla legge.
Una struttura di questo tipo dovrebbe consentire di collegare la programmazione degli ingressi alle possibilità effettive di
inserimento e di verificare i risultati delle politiche pubbliche.
La disponibilità di lavoro, alloggi e servizi non dovrebbe essere considerata soltanto al momento dell’arrivo, ma monitorata nel tempo, tenendo conto delle differenze territoriali e delle condizioni individuali.
Il principio di capacità di accoglienza richiamato da Sanz Montes potrebbe così essere affrontato attraverso strumenti amministrativi, senza ridurlo a una formula politica.
LA PERMANENZA E LA RESPONSABILITÀ
Il Paradigma propone inoltre una Polizia dell’Immigrazione nazionale specializzata e il ritorno dei CPR alla gestione pubblica diretta, nell’ambito di una più ampia organizzazione delle funzioni statali.
La ReImmigrazione, distinta dalla remigrazione identitaria, riguarda eventuali ritorni individuali nei casi consentiti dall’ordinamento, con valutazione dei presupposti e rispetto delle garanzie.
L’integrazione non deve essere confusa con l’assenza di ogni difficoltà economica o sociale. Le eventuali conseguenze sulla permanenza richiedono una base legislativa e una valutazione proporzionata delle situazioni individuali.
La responsabilità di chi arriva e quella dello Stato non si escludono: devono essere organizzate all’interno di un quadro coerente.
IL CONFRONTO CON IL DIBATTITO EUROPEO
In Europa l’immigrazione viene spesso discussa attraverso due registri contrapposti: il richiamo alla solidarietà e quello al controllo degli ingressi.
La posizione dell’arcivescovo di Oviedo consente di sviluppare un terzo livello, quello della sostenibilità concreta dell’accoglienza e dell’integrazione come responsabilità reciproca.
La solidarietà può essere effettiva soltanto se le istituzioni dispongono di strumenti adeguati. L’integrazione può essere richiesta in modo credibile soltanto quando gli obiettivi siano conoscibili e le opportunità realisticamente accessibili.
Questo ragionamento non elimina le divergenze sulle politiche migratorie. Offre però un criterio per valutarle oltre gli slogan.
CONCLUSIONI
Le dichiarazioni di Jesús Sanz Montes richiamano due condizioni della convivenza: una società deve conoscere le proprie capacità di accoglienza e chi viene accolto deve poter partecipare
responsabilmente alla comunità.
Non si tratta di contrapporre solidarietà e integrazione, ma di riconoscere che la prima non si esaurisce nell’ingresso e la seconda non può essere affidata esclusivamente alla buona volontà individuale.
Il Paradigma «Integrazione o ReImmigrazione» propone di tradurre questa reciprocità in una riforma istituzionale fondata sul dovere costituzionale di integrazione, sulla programmazione degli ingressi e sulla verifica dei percorsi.
La questione decisiva non è soltanto quante persone una società sia disposta ad accogliere, ma quali condizioni sia capace di organizzare affinché l’accoglienza diventi una partecipazione effettiva alla vita comune.
FONTI E RIFERIMENTI
InfoVaticana, 4 novembre 2026, articolo sulle dichiarazioni
dell’arcivescovo Jesús Sanz Montes.
La Nueva España, intervista a Jesús Sanz Montes del 1° novembre 2026, ripresa dalle fonti secondarie; testo integrale non acquisito. InfoCatólica, novembre 2026, ricostruzione delle dichiarazioni. RTVE ed Europa Press, settembre 2026, dichiarazioni dell’arcivescovo sulla crisi migratoria di Ceuta.
Costituzione spagnola, articoli 13 e 16.
Convenzione europea dei diritti dell’uomo, articoli 8, 9 e 13. Fabio Loscerbo, «La teoria dell’asimmetria relazionale
dell’integrazione», ReImmigrazione.com, settembre 2026.
ReImmigrazione.com, precedenti approfondimenti su Ceuta, sul dovere costituzionale di integrazione e sulla capacità di accoglienza.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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