Immigrazione, non bastano le vecchie leggi e non serve la
remigrazione: l’Italia ha bisogno di un nuovo Paradigma
NON È SOLTANTO UN PROBLEMA DI LEGGI NON APPLICATE
«Prima di inventarci nuove leggi, riusciamo a far funzionare quelle che abbiamo?». La domanda attribuita a Brandini in un articolo di ParmaToday sul dibattito relativo alla remigrazione pone un problema concreto: l’effettività della legislazione italiana sull’immigrazione. Ma offre soprattutto l’occasione per affrontare una questione più profonda. L’Italia ha bisogno soltanto di applicare meglio le norme esistenti oppure deve ripensare il modello attraverso il quale governa ingresso, permanenza, integrazione e ritorno?
La risposta proposta dal Paradigma «Integrazione o ReImmigrazione» è la seconda. Non perché l’applicazione della legge sia secondaria, ma perché l’efficienza di una disciplina non può supplire all’assenza di un progetto istituzionale organico.
Occorre distinguere tre impostazioni: la conservazione del sistema attuale, eventualmente rafforzandone l’esecuzione; la remigrazione nelle sue formulazioni identitarie; e la costruzione di un nuovo paradigma, fondato su integrazione effettiva, responsabilità individuale e sovranità dello Stato esercitata mediante strumenti costituzionalmente legittimi.
LA DOMANDA DI BRANDINI E I LIMITI DEL SISTEMA VIGENTE
La legislazione italiana contiene già disposizioni sull’ingresso per lavoro, sui titoli di soggiorno, sull’allontanamento e
sull’integrazione. Il decreto legislativo n. 286 del 1998 e i suoi numerosi interventi modificativi costituiscono il riferimento fondamentale.
L’articolo 4-bis del Testo unico e il D.P.R. n. 179 del 2011 disciplinano l’Accordo di integrazione, che attribuisce rilievo alla conoscenza della lingua italiana e dei principi fondamentali dell’ordinamento.
Questa disciplina dimostra che l’integrazione non è del tutto estranea al diritto vigente. Tuttavia, il suo ambito e il suo funzionamento non costituiscono un sistema generale, continuativo e istituzionalmente coordinato di valutazione dei percorsi di integrazione.
Anche le norme sull’espulsione e sul trattenimento, pur esistenti, non assicurano da sole la capacità amministrativa di eseguire ogni decisione. Identificazione, documenti di viaggio, cooperazione consolare e disponibilità delle strutture sono questioni operative che una disposizione legislativa non risolve automaticamente.
L’effettività delle leggi rimane dunque indispensabile. Ma occorre domandarsi se gli strumenti oggi disponibili siano organizzati secondo un disegno coerente.
PERCHÉ NON BASTA LA REMIGRAZIONE
La remigrazione, quando viene proposta come ritorno generalizzato di popolazioni individuate per origine etnica o familiare, affronta il fenomeno migratorio attraverso una categoria collettiva.
Questa impostazione solleva problemi fondamentali rispetto
all’uguaglianza, alla cittadinanza, al divieto di discriminazione e alle garanzie individuali previste dalla Costituzione e dal diritto europeo.
Un cittadino italiano non può essere considerato straniero in ragione delle proprie origini. E un provvedimento di allontanamento nei confronti di uno straniero deve fondarsi sui presupposti stabiliti dalla legge, non su una presunzione derivante dall’appartenenza a un gruppo.
Il problema non è negare la sovranità dello Stato. È definire come essa possa essere esercitata in modo effettivo e giuridicamente sostenibile.
La remigrazione identitaria non offre, inoltre, una risposta organica alla domanda su come organizzare i percorsi di integrazione di chi entra e soggiorna legittimamente. Concentrarsi soltanto sul ritorno rischia di lasciare irrisolte le fasi precedenti del governo dell’immigrazione.
IL PARADIGMA «INTEGRAZIONE O REIMMIGRAZIONE»
Il Paradigma propone una diversa architettura istituzionale, nella quale l’integrazione diventa elemento strutturale del rapporto fra individuo e Stato.
L’ingresso dovrebbe essere collegato a condizioni iniziali e progetti sostenibili. La permanenza dovrebbe essere accompagnata da opportunità formative e da una valutazione effettiva del percorso. Gli eventuali ritorni dovrebbero essere disposti ed eseguiti nei casi consentiti dall’ordinamento, attraverso decisioni individuali e garanzie procedurali.
La ReImmigrazione è quindi distinta dalla remigrazione identitaria: non identifica le persone attraverso l’etnia, la religione o la provenienza familiare, ma considera le condizioni giuridiche e il percorso individuale.
L’obiettivo del Paradigma è offrire una soluzione complessiva al governo del fenomeno migratorio, superando la frammentazione fra politiche di ingresso, integrazione e allontanamento.
IL DOVERE DI INTEGRAZIONE NELLA COSTITUZIONE
Fra le proposte del Paradigma figura l’introduzione del dovere di integrazione nella Costituzione italiana.
Si tratta di una riforma proposta, non di un obbligo costituzionale già espressamente previsto con questa formulazione. Il suo contenuto dovrebbe essere sviluppato attraverso una legislazione attuativa che definisca criteri conoscibili, opportunità accessibili e garanzie individuali.
La conoscenza della lingua, delle istituzioni e delle regole della convivenza potrebbe così assumere un rilievo strutturale, senza trasformare l’integrazione in un obbligo di uniformità ideologica o religiosa.
La libertà di coscienza, il dissenso politico e il pluralismo appartengono all’ordinamento costituzionale e non possono essere confusi con il rifiuto dell’integrazione.
L’innovazione consiste nel passaggio da un obiettivo politico genericamente dichiarato a un sistema di responsabilità e strumenti verificabili.
L’ACCORDO DI INTEGRAZIONE COME STRUMENTO DA RIPENSARE
L’Accordo di integrazione costituisce un precedente normativo importante. Dimostra che il legislatore ha già tentato di collegare il soggiorno a un percorso linguistico e civico.
Il Paradigma propone di valorizzare questo strumento all’interno di una disciplina più ampia, capace di seguire nel tempo i percorsi individuali e di distinguere gli obiettivi raggiunti dalle difficoltà ancora presenti.
Una misurazione credibile non può limitarsi a registrare la durata della permanenza o il possesso di un contratto di lavoro. Deve considerare dimensioni pertinenti e verificabili, evitando valutazioni arbitrarie sulla persona.
Occorre inoltre distinguere il fallimento dell’integrazione dal suo rifiuto volontario. Il primo può derivare da ostacoli personali, economici o istituzionali; il secondo presuppone una condotta riferita a obblighi legittimi e concretamente esigibili.
IL MINISTERO DELL’INTEGRAZIONE E DELLA REIMMIGRAZIONE
Il Paradigma propone un Ministero dell’Integrazione e della
ReImmigrazione quale centro di coordinamento delle politiche migratorie.
Oggi ingresso, soggiorno, lavoro, istruzione, servizi territoriali e ritorni coinvolgono amministrazioni differenti. La pluralità delle competenze è fisiologica, ma può produrre discontinuità e difficoltà nel seguire il percorso complessivo.
Un Ministero dedicato avrebbe la funzione di rendere riconoscibile la responsabilità istituzionale, collegare programmazione e integrazione e monitorare i risultati delle politiche pubbliche.
La questione non riguarda soltanto il numero degli stranieri presenti, ma la capacità dello Stato di conoscere quali opportunità siano state offerte e quali risultati siano stati conseguiti.
LA POLIZIA DELL’IMMIGRAZIONE E LA SOVRANITÀ OPERATIVA
La proposta di una Polizia dell’Immigrazione nazionale riguarda la specializzazione delle funzioni amministrative e operative, da definire attraverso la legge.
L’identificazione, il coordinamento con le rappresentanze consolari, la verifica delle condizioni di soggiorno e l’esecuzione dei provvedimenti legittimi richiedono personale formato e responsabilità chiaramente attribuite.
La sovranità dello Stato non consiste soltanto nella capacità di adottare norme. Si manifesta anche nella possibilità di renderle effettive, rispettando i limiti e i controlli dell’ordinamento.
Il Paradigma propone quindi una struttura pubblica specializzata, senza sostituire le garanzie individuali con automatismi
amministrativi.
I CPR NELL’ARCHITETTURA PUBBLICA
Un altro elemento del Paradigma riguarda il ritorno dei Centri di permanenza per i rimpatri alla gestione pubblica diretta.
Il trattenimento amministrativo è una misura che incide sulla libertà personale e deve essere sottoposta alle garanzie previste
dall’ordinamento. La proposta intende rafforzare la responsabilità pubblica nella gestione delle strutture e dei servizi, compresa la tutela sanitaria.
Il CPR non può essere considerato una soluzione autonoma
all’immigrazione. È uno strumento specifico, utilizzabile soltanto nei casi previsti dalla legge, all’interno di una politica complessiva che comprenda ingresso, integrazione e ritorno.
La gestione pubblica diretta rappresenta, nel Paradigma, una scelta di organizzazione e responsabilità istituzionale.
LA TEORIA DELL’ASIMMETRIA RELAZIONALE
Nella teoria dell’asimmetria relazionale dell’integrazione, Fabio Loscerbo ha sviluppato il rapporto fra responsabilità dello Stato e responsabilità dell’individuo.
Le istituzioni dispongono di poteri, risorse e strumenti organizzativi che il singolo non possiede. Non è quindi coerente pretendere determinati risultati senza rendere concretamente accessibili le opportunità necessarie.
L’integrazione effettiva richiede un sistema nel quale gli obblighi siano conoscibili e le istituzioni possano rendere conto delle proprie prestazioni.
Questa impostazione consente di evitare due semplificazioni: considerare l’integrazione automaticamente compiuta per il trascorrere del tempo oppure attribuire ogni difficoltà alla persona senza verificare le condizioni offerte dallo Stato.
UNA PROPOSTA PER IL GOVERNO DEL FENOMENO MIGRATORIO
La domanda di Brandini invita a riflettere sull’effettività delle leggi. Ma una politica migratoria deve porsi anche un interrogativo ulteriore: quale risultato complessivo intendiamo ottenere attraverso quelle leggi?
Se l’integrazione resta un obiettivo accessorio, anche
un’amministrazione più efficiente rischia di continuare a misurare soprattutto permessi, ingressi e provvedimenti di allontanamento.
Il Paradigma «Integrazione o ReImmigrazione» propone invece di organizzare l’intero percorso, collegando capacità di ingresso, responsabilità individuali, formazione, verifica dei risultati e ritorni legittimi.
Non si tratta di scegliere fra assenza di regole e allontanamenti generalizzati. Si tratta di costruire un sistema capace di esercitare la sovranità nel rispetto della Costituzione e delle garanzie individuali.
CONCLUSIONI
La vicenda di Parma è lo spunto per una riflessione che riguarda l’intero Paese. Applicare le leggi vigenti è indispensabile, ma non risolve automaticamente i limiti di un modello che non organizza l’integrazione come processo continuativo e verificabile.
La remigrazione identitaria non costituisce la risposta proposta da ReImmigrazione.com, perché sostituisce al percorso individuale una lettura collettiva fondata sull’origine.
Il Paradigma «Integrazione o ReImmigrazione» propone una soluzione diversa: dovere costituzionale di integrazione, responsabilità delle istituzioni, Ministero dedicato, Polizia dell’Immigrazione,
valorizzazione dell’Accordo di integrazione, gestione pubblica dei CPR e coordinamento degli altri elementi della propria architettura.
La sovranità non si misura dal numero di persone che si annuncia di voler allontanare, ma dalla capacità dello Stato di stabilire regole legittime, organizzare percorsi effettivi, verificarne i risultati ed eseguire le decisioni individuali nei casi consentiti
dall’ordinamento.
Non basta applicare meglio il passato. Serve un nuovo paradigma per governare il futuro dell’immigrazione.
FONTI E RIFERIMENTI
ParmaToday, «Remigrazione, Brandini: “Prima di inventarci nuove leggi, riusciamo a far funzionare quelle che abbiamo?”», articolo richiamato nel dibattito pubblico; testo integrale non acquisito.
Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, Testo unico
sull’immigrazione, in particolare articolo 4-bis.
D.P.R. 14 settembre 2011, n. 179, disciplina dell’Accordo di integrazione. Costituzione italiana, articoli 2, 3, 10, 13 e 117.
Direttiva 2008/115/CE, nel relativo ambito di applicazione.
Fabio Loscerbo, «La teoria dell’asimmetria relazionale
dell’integrazione», ReImmigrazione.com, settembre 2026.
ReImmigrazione.com, dossier «Il Paradigma Integrazione o
ReImmigrazione, una proposta per la sicurezza nazionale», marzo 2025. ReImmigrazione.com, approfondimenti sui dieci pilastri del Paradigma, sulla Polizia dell’Immigrazione, sui CPR e sulla distinzione fra Remigrazione e ReImmigrazione.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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