CPR, la gestione pubblica come risposta alle criticità sanitarie: il modello del Paradigma Integrazione o ReImmigrazione
IL PROBLEMA NON È SOLTANTO SANITARIO: È ISTITUZIONALE
Il dibattito sui Centri di permanenza per il rimpatrio torna a concentrarsi sulle condizioni sanitarie e sull’autonomia dei medici. Un contributo apparso su The Lancet nell’ottobre 2026, ripreso da ANSA il 24 ottobre, richiama le difficoltà della tutela della salute nei luoghi di trattenimento amministrativo e le responsabilità
professionali di chi deve valutare la compatibilità delle condizioni cliniche con la permanenza nei centri.
La questione merita un approfondimento che non si limiti a
contrapporre l’esecuzione dei rimpatri alla tutela della salute. I CPR sono strutture destinate, nei casi previsti dalla legge, a rendere possibile la preparazione e l’esecuzione dell’allontanamento. La loro funzione deve essere esercitata in condizioni di legalità, sicurezza e adeguatezza sanitaria.
Il Paradigma «Integrazione o ReImmigrazione» propone una risposta organizzativa precisa: riportare i CPR alla gestione pubblica diretta dello Stato, superando l’affidamento della gestione a operatori privati. La responsabilità pubblica deve riguardare l’intera struttura, compresa l’organizzazione del servizio sanitario.
THE LANCET E LA NECESSITÀ DI DISTINGUERE LE FONTI
Il contributo «Health care criminalised in Italian immigration detention centres», di Francesco Tommasi, Angela Adami e Sebastiano Venturi, pubblicato su The Lancet il 16 ottobre 2026, interviene sul rapporto fra pratica medica, condizioni di trattenimento e possibili pressioni sul giudizio clinico.
È necessario precisarne la natura: si tratta di un intervento scientifico di commento, non di uno studio epidemiologico originale capace, da solo, di quantificare gli effetti sanitari dell’intero sistema italiano dei CPR.
Le osservazioni degli autori devono quindi essere considerate nel contesto della documentazione istituzionale disponibile, delle verifiche sulle singole strutture e delle eventuali indagini giudiziarie, senza trasformare valutazioni critiche in accertamenti definitivi.
Il tema dell’indipendenza professionale resta tuttavia centrale. Il medico deve valutare il paziente sulla base delle condizioni cliniche e delle regole deontologiche, non in funzione dell’esito
amministrativo desiderato da altri soggetti.
LA GESTIONE PRIVATA E LA FRAMMENTAZIONE DELLE RESPONSABILITÀ
Nel sistema attuale le attività gestionali dei CPR possono essere affidate mediante procedure contrattuali a soggetti esterni, pur restando il trattenimento sottoposto alla disciplina pubblicistica e ai controlli previsti dall’ordinamento.
Questa configurazione distingue l’autorità che dispone e governa il trattenimento, il gestore dei servizi e i professionisti coinvolti nell’assistenza. La pluralità degli attori può rendere più complesso individuare responsabilità organizzative, modalità di controllo e continuità degli interventi.
Non sarebbe corretto sostenere che ogni criticità sanitaria derivi automaticamente dalla natura privata del gestore. È però legittimo interrogarsi sull’opportunità di affidare a soggetti diversi funzioni che concorrono a garantire condizioni di vita, sicurezza e assistenza all’interno di una struttura che limita la libertà personale.
Il Paradigma affronta il problema alla radice proponendo un modello di gestione integralmente pubblica, nel quale la responsabilità amministrativa sia direttamente riconducibile allo Stato.
IL RITORNO DEI CPR ALLA GESTIONE PUBBLICA
La proposta non consiste semplicemente nell’aumentare i controlli sugli appalti. Prevede di riportare l’organizzazione e la gestione dei centri nell’ambito delle strutture pubbliche, con personale, procedure e responsabilità definiti dall’ordinamento.
La gestione pubblica dovrebbe comprendere la sicurezza interna, la manutenzione, le condizioni materiali, i servizi essenziali, l’accesso alle cure e il coordinamento delle attività necessarie all’esecuzione dei provvedimenti di rimpatrio.
Il vantaggio istituzionale perseguito è l’unitarietà della
responsabilità: chi organizza il trattenimento deve anche rispondere della qualità delle condizioni nelle quali esso viene eseguito.
La presenza di una catena pubblica di responsabilità renderebbe possibile definire standard omogenei, obblighi di rendicontazione e controlli amministrativi riconoscibili. Il passaggio alla gestione pubblica richiederebbe naturalmente risorse, personale qualificato e una disciplina organizzativa specifica.
MEDICI PUBBLICI, NON PROFESSIONISTI DIPENDENTI DAL GESTORE PRIVATO
Nel modello proposto anche l’assistenza sanitaria deve essere organizzata attraverso personale pubblico stabilmente inserito nel sistema, con rapporti e competenze definiti dalla legge.
Ciò non significa subordinare il medico alla direzione operativa del centro o alle esigenze della polizia. L’appartenenza
all’organizzazione pubblica e l’autonomia clinica sono principi compatibili, purché le funzioni siano chiaramente separate.
Il personale sanitario deve poter valutare l’idoneità al
trattenimento, prescrivere accertamenti, segnalare condizioni incompatibili e richiedere interventi specialistici secondo scienza e coscienza.
Una possibile architettura istituzionale dovrebbe valorizzare il collegamento con il Servizio sanitario nazionale, assicurando continuità delle cure, accesso alla documentazione clinica, procedure per le emergenze e possibilità di verifica indipendente.
L’indipendenza del giudizio medico non deriva automaticamente dalla natura pubblica del rapporto di lavoro: richiede garanzie
professionali, procedure trasparenti e protezione da indebite interferenze.
LA CERTIFICAZIONE DI IDONEITÀ AL TRATTENIMENTO
L’accertamento sanitario non può essere ridotto a un adempimento formale. Le condizioni cliniche possono mutare durante la permanenza e richiedere rivalutazioni successive.
Occorre distinguere l’idoneità a soggiornare in una determinata struttura, l’eventuale necessità di assistenza specialistica e l’esistenza di impedimenti giuridici all’esecuzione del rimpatrio.
Una valutazione di non compatibilità con il trattenimento non determina necessariamente l’annullamento del provvedimento di allontanamento. Impone, però, alle autorità di individuare una soluzione conforme alla legge e alla tutela della salute, senza proseguire il trattenimento in condizioni clinicamente incompatibili.
Allo stesso modo, l’eventuale falsità di una certificazione deve essere accertata nelle sedi competenti, senza presumere che un giudizio clinico sfavorevole al trattenimento sia per ciò stesso irregolare.
La FNOMCeO ha richiamato nel 2026 l’autonomia della professione medica, distinguendo la valutazione sanitaria dalle decisioni dell’autorità amministrativa. È una distinzione che deve essere preservata anche nella gestione pubblica proposta dal Paradigma.
LA FUNZIONE DEI CPR NEL SISTEMA DEI RIMPATRI
Il trattenimento amministrativo non costituisce una pena. È una misura eccezionale di limitazione della libertà personale, sottoposta ai presupposti e alle garanzie previsti dalla legge, funzionale alla preparazione o all’esecuzione del ritorno.
La sua legittimità richiede una valutazione individuale, il controllo giurisdizionale applicabile e il rispetto dei limiti temporali e delle condizioni stabilite dall’ordinamento.
Il Paradigma «Integrazione o ReImmigrazione» attribuisce ai CPR una funzione nell’effettività dei provvedimenti di rimpatrio. Il ritorno alla gestione pubblica è concepito come uno strumento per rendere coerenti l’organizzazione delle strutture, la tutela delle persone trattenute e la capacità amministrativa di eseguire le decisioni legittime.
L’effettività non può essere misurata soltanto dal numero di persone trattenute. È necessario distinguere i provvedimenti eseguibili, le difficoltà di identificazione, la cooperazione consolare, le condizioni sanitarie e gli esiti concreti delle procedure.
POLIZIA DELL’IMMIGRAZIONE E MINISTERO DELL’INTEGRAZIONE E DELLA REIMMIGRAZIONE
Il modello pubblico dei CPR si collega ad altre proposte istituzionali del Paradigma, fra cui la Polizia dell’Immigrazione e il Ministero dell’Integrazione e della ReImmigrazione.
La prima è concepita come struttura specializzata nelle funzioni operative e amministrative connesse alla regolarità del soggiorno e all’esecuzione dei provvedimenti legittimi, secondo competenze da definire legislativamente.
Il secondo è proposto come centro di indirizzo e coordinamento delle politiche di ingresso, permanenza, integrazione e ritorno.
Non si tratta di attribuire arbitrariamente una numerazione a questi elementi nell’ambito dei dieci pilastri, ma di chiarire la loro complementarità istituzionale.
L’assetto proposto distingue il coordinamento politico-amministrativo, le funzioni operative e le responsabilità sanitarie. La gestione pubblica dei CPR rappresenta, in questo quadro, uno strumento organizzativo coerente con l’esigenza di attribuire allo Stato responsabilità dirette.
LA TUTELA SANITARIA COME RESPONSABILITÀ DELLO STATO
Le osservazioni di The Lancet consentono di porre una domanda che supera la polemica sulle singole certificazioni: quale modello di gestione permette di garantire continuità dell’assistenza,
indipendenza del medico e responsabilità amministrative chiaramente individuabili?
Il Paradigma propone la gestione pubblica diretta come risposta istituzionale, superando la frammentazione prodotta dall’affidamento dei servizi a gestori privati.
La scelta comporta un principio preciso: lo Stato che dispone il trattenimento deve assumere direttamente anche la responsabilità delle condizioni in cui esso viene eseguito.
Un medico pubblico, stabilmente inserito nel servizio sanitario del centro e tutelato nella propria autonomia clinica, deve poter esercitare le funzioni professionali senza pressioni. L’autorità amministrativa deve, a sua volta, operare sulla base di valutazioni sanitarie attendibili e provvedimenti legalmente eseguibili.
CONCLUSIONI
Il confronto sulle criticità sanitarie dei CPR non deve essere ridotto a una scelta fra tutela della salute ed esecuzione dei rimpatri. Entrambe appartengono alle responsabilità dello Stato e devono essere organizzate in modo coerente.
Il ritorno dei CPR alla gestione pubblica diretta, previsto dal Paradigma «Integrazione o ReImmigrazione», costituisce una proposta di riforma istituzionale fondata sull’unitarietà della responsabilità amministrativa, sull’impiego di personale pubblico e sulla separazione fra valutazioni cliniche e decisioni operative.
La salute delle persone trattenute non può dipendere da esigenze contrattuali del gestore. L’autonomia professionale del medico deve essere garantita all’interno del sistema pubblico. L’esecuzione dei provvedimenti di ritorno deve svolgersi nel rispetto delle condizioni previste dalla legge.
È questa la prospettiva del Paradigma: una politica migratoria che non si limiti a dichiarare obiettivi, ma organizzi direttamente gli strumenti istituzionali necessari per perseguirli, nel rispetto delle garanzie individuali.
FONTI E RIFERIMENTI
Francesco Tommasi, Angela Adami, Sebastiano Venturi, «Health care criminalised in Italian immigration detention centres», The Lancet, 16 ottobre 2026, DOI: 10.1016/S0140-6736(26)02033-7.
ANSA, 24 ottobre 2026, notizia sul contributo di The Lancet relativo ai CPR italiani e alla tutela sanitaria.
Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT), rapporto sulle visite ai centri italiani pubblicato nel 2024.
FNOMCeO, interventi del 2026 sull’autonomia professionale dei medici e sulle certificazioni sanitarie.
D.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, articolo 14.
Costituzione italiana, articoli 13 e 32.
Convenzione europea dei diritti dell’uomo, articoli 3 e 5.
ReImmigrazione.com, precedenti approfondimenti sui CPR e sul Paradigma «Integrazione o ReImmigrazione».
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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