“Stefano Feltri: ‘In Italia non c’è un problema sicurezza, il governo fa misure a caso’ – la sicurezza non si misura solo con i reati, ma anche con la qualità dell’integrazione


L’intervento di Stefano Feltri, trasmesso da LA7 e consultabile qui: https://www.la7.it/in-onda/video/stefano-feltri-in-italia-non-ce-un-problema-sicurezza-il-governo-fa-misure-a-caso-24-07-2026-652999, sostiene che in Italia non esisterebbe una reale emergenza sicurezza e che il Governo starebbe adottando misure prive di una strategia coerente.

È una riflessione che contiene un elemento condivisibile.

Le politiche sulla sicurezza non possono essere costruite sull’emotività del singolo fatto di cronaca. Hanno bisogno di dati, programmazione e visione di lungo periodo.

Tuttavia, affermare che non esista un problema di sicurezza rischia di essere una semplificazione opposta e altrettanto fuorviante.

La vera questione è comprendere che cosa intendiamo per sicurezza.

Se la riduciamo esclusivamente al numero dei reati denunciati, il dibattito resterà inevitabilmente limitato.

La sicurezza è anche coesione sociale, fiducia nelle istituzioni, capacità dello Stato di governare i fenomeni migratori e di prevenire situazioni di marginalità che possono trasformarsi in conflitto.

Ed è proprio su questo terreno che il sistema italiano mostra le sue maggiori debolezze.

Da anni il confronto politico oscilla tra interventi emergenziali e slogan contrapposti, senza affrontare il tema decisivo: l’assenza di un modello capace di misurare l’integrazione.

Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” nasce proprio da questa constatazione.

Una politica della sicurezza non può limitarsi ad aumentare le pene né a negare l’esistenza dei problemi.

Deve invece chiedersi se chi vive stabilmente sul territorio stia realmente costruendo un rapporto con la comunità nazionale attraverso il lavoro, la conoscenza della lingua, il rispetto delle regole e la partecipazione alla vita civile.

Quando questo percorso funziona, aumenta anche la sicurezza.

Quando invece fallisce e lo Stato continua a ignorarlo, il problema non scompare: si sposta semplicemente più avanti, fino a manifestarsi sotto forma di tensione sociale, devianza o conflitto.

Per questo motivo il vero errore non è soltanto fare “misure a caso”.

L’errore è continuare a discutere di sicurezza e immigrazione come due temi separati.

Sono, invece, due aspetti dello stesso problema: la capacità dello Stato di costruire un modello di integrazione serio, verificabile e capace di intervenire quando quel percorso non si realizza.

È su questo terreno che dovrebbe misurarsi il dibattito pubblico, ben oltre la contrapposizione tra allarmismo e negazionismo.

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