Il voto gay si sposta a destra? Immigrazione e sicurezza mettono in crisi la sinistra europea

Per molti anni una parte consistente dell’elettorato omosessuale europeo ha identificato la sinistra come il principale riferimento politico per la difesa dei diritti civili, il contrasto alle discriminazioni e il riconoscimento delle libertà personali. Oggi questo rapporto appare meno scontato. Non si può ancora parlare di uno spostamento compatto del “voto gay” verso destra, perché le persone omosessuali non costituiscono un blocco sociale ed elettorale omogeneo. Tuttavia, in diversi Paesi europei si osserva una crescente disponibilità, soprattutto tra alcuni segmenti dell’elettorato maschile, a sostenere partiti conservatori, nazionalisti o radicali.

La sicurezza e l’immigrazione sembrano avere un ruolo importante in questa trasformazione.

Le destre europee hanno progressivamente compreso che la difesa delle libertà individuali può diventare uno degli argomenti con cui contestare le politiche migratorie della sinistra. Alcuni partiti si presentano oggi come garanti dello stile di vita occidentale, della libertà sessuale e dell’uguaglianza tra uomo e donna di fronte a comunità provenienti da contesti nei quali l’omosessualità è ancora considerata illegale, immorale o socialmente inaccettabile.

Questa strategia viene spesso definita, nel dibattito accademico, “omonazionalismo”: l’utilizzo dei diritti delle persone omosessuali per costruire una contrapposizione identitaria tra una società occidentale ritenuta libera e popolazioni immigrate rappresentate come culturalmente incompatibili. Gli studi mostrano che questo linguaggio può contribuire ad avvicinare una parte degli elettori LGBT alle destre anti-immigrazione, anche se il rapporto tra orientamento sessuale e voto rimane complesso e fortemente differenziato.

Liquidare il fenomeno come semplice propaganda sarebbe però un errore. Esiste un problema reale che la sinistra europea tende spesso ad affrontare con imbarazzo: la tutela delle minoranze non può essere selettiva.

Difendere gli immigrati dalle discriminazioni è un dovere democratico. Ma lo stesso principio impone di riconoscere che all’interno di alcune comunità possono sopravvivere concezioni incompatibili con la libertà delle donne, con l’autodeterminazione personale e con il rispetto delle persone omosessuali. Una ricerca comparativa sui cittadini di origine musulmana in Francia, Germania e Paesi Bassi ha rilevato, per esempio, posizioni mediamente più conservatrici sull’adozione da parte di coppie dello stesso sesso, pur in presenza di atteggiamenti non uniformi sulle altre questioni sociali.

Non significa che ogni immigrato o ogni musulmano sia ostile alle persone LGBT. Una simile generalizzazione sarebbe falsa, ingiusta e giuridicamente inaccettabile. Significa, però, che l’integrazione non può essere misurata soltanto attraverso il lavoro, il reddito, la residenza o il pagamento delle imposte.

Una persona può essere economicamente inserita e continuare a rifiutare alcuni principi fondamentali della società nella quale vive.

Lo Stato liberale non può pretendere che ogni individuo approvi moralmente l’omosessualità. Può e deve, tuttavia, esigere il rispetto della libertà altrui. Nessuna convinzione religiosa, familiare o culturale può giustificare minacce, violenze, intimidazioni, imposizioni matrimoniali, discriminazioni o tentativi di limitare la vita privata di un’altra persona.

È su questo terreno che la sinistra rischia di perdere credibilità. Quando riconduce ogni critica a determinate pratiche culturali alla xenofobia, lascia senza rappresentanza chi chiede contemporaneamente tutela dei diritti LGBT e maggiore controllo dell’immigrazione. Una parte di questi elettori può allora rivolgersi a forze politiche che offrono risposte più nette sul piano della sicurezza, anche quando quelle stesse forze mantengono posizioni contraddittorie o arretrate su altri diritti civili.

La crescita generale delle destre radicali in Europa è ormai un fenomeno strutturale. Secondo una recente ricerca comparativa, quasi un quarto degli elettori europei sostiene oggi partiti collocati nell’area della destra radicale, con una crescita particolarmente significativa negli ultimi anni. L’immigrazione non è l’unica causa, ma rappresenta uno dei temi principali attraverso i quali queste forze ampliano il proprio consenso.

Anche l’opinione pubblica europea mostra una crescente domanda di controllo. Un’indagine YouGov condotta in Francia, Germania, Italia, Spagna, Danimarca e Polonia ha rilevato un sostegno molto elevato a politiche di forte riduzione dei nuovi ingressi e, in molti casi, anche al ritorno di una parte degli immigrati arrivati negli anni più recenti.

In questo contesto, il comportamento elettorale delle persone omosessuali può diventare meno legato all’identità politica tradizionale e più influenzato dalla percezione concreta della sicurezza. Chi ritiene che la propria libertà sia minacciata nei quartieri, nei luoghi pubblici o persino all’interno della propria comunità difficilmente si accontenterà di dichiarazioni astratte sui diritti.

Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” offre una risposta diversa sia dalla rimozione della sinistra sia dalla generalizzazione identitaria di una parte della destra.

Non occorre giudicare le persone in base alla nazionalità o alla religione. Occorre valutare i comportamenti e misurare l’integrazione anche rispetto all’adesione concreta alle regole fondamentali della convivenza. Il rispetto delle persone omosessuali, dell’uguaglianza tra uomo e donna, della libertà religiosa e dell’autonomia individuale deve entrare tra gli indicatori attraverso i quali lo Stato verifica l’esito del percorso migratorio.

Chi rispetta le leggi, accetta la libertà altrui e partecipa alla vita della comunità deve essere riconosciuto come parte integrante della società, indipendentemente dalla propria origine. Chi invece pretende di imporre con la violenza o con l’intimidazione modelli incompatibili con i principi costituzionali dimostra un fallimento dell’integrazione che lo Stato non può ignorare.

La sinistra europea non sta necessariamente perdendo in blocco il voto gay. Sta però perdendo il monopolio politico sulla rappresentanza delle persone omosessuali, perché una parte di quell’elettorato non considera più sufficiente la sola proclamazione dei diritti.

Chiede che quei diritti siano concretamente protetti.

E quando immigrazione e sicurezza entrano in conflitto con le libertà personali, la risposta non può essere il silenzio, la negazione del problema o l’accusa automatica di xenofobia.

L’integrazione si misura anche dalla capacità di rispettare la libertà di chi vive, ama e sceglie diversamente.

Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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