L’articolo de Il Manifesto (consultabile qui: https://ilmanifesto.it/prevost-immigrati-hanno-plasmato-lamerica) richiama un’affermazione storicamente fondata: gli immigrati hanno contribuito in modo determinante alla costruzione degli Stati Uniti.
È difficile contestare questo dato.
Ma il problema nasce quando un fatto storico viene utilizzato come argomento sufficiente per orientare le politiche migratorie del presente.
L’America dell’Ottocento e del Novecento non è l’Europa del XXI secolo. Sono contesti demografici, economici, giuridici e geopolitici profondamente diversi. Richiamare il passato può aiutare a comprendere la storia, ma non basta a risolvere i problemi di oggi.
Il vero nodo non è stabilire se gli immigrati abbiano contribuito allo sviluppo di una nazione.
La domanda è un’altra: quali condizioni rendono possibile trasformare l’immigrazione in integrazione?
È proprio questa la questione che continua a mancare nel dibattito europeo.
Per anni l’immigrazione è stata giustificata con argomenti economici, demografici o storici. Molto meno si è discusso dei criteri giuridici che devono regolare la permanenza sul territorio e del ruolo dell’integrazione come elemento centrale del rapporto tra individuo e comunità.
Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” nasce proprio dall’esigenza di superare questa impostazione.
Non basta ricordare che gli immigrati hanno contribuito alla crescita di altri Paesi.
Occorre chiedersi se chi oggi vive stabilmente in Europa stia costruendo un reale percorso di integrazione, fondato sul lavoro, sulla conoscenza della lingua, sul rispetto delle regole e sull’adesione ai principi fondamentali dell’ordinamento.
La storia dimostra che l’immigrazione può essere una risorsa.
Non dimostra, però, che ogni immigrazione produca automaticamente integrazione.
Ed è questa distinzione che dovrebbe guidare le politiche migratorie del futuro.
Perché il vero dibattito non è tra favorevoli e contrari all’immigrazione.
È tra chi continua a considerare l’integrazione un auspicio e chi ritiene che debba diventare il criterio giuridico fondamentale della permanenza sul territorio.

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