In un articolo pubblicato il 30 luglio 2026 su il manifesto, la giornalista Marina Catucci ha descritto la nuova strategia adottata negli Stati Uniti dall’Immigration and Customs Enforcement: utilizzare i dati dei passeggeri aerei per individuare e arrestare persone con visti scaduti o con posizioni migratorie ritenute irregolari.
La Transportation Security Administration avrebbe trasmesso all’ICE, dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump sino al febbraio 2026, oltre 31 mila segnalazioni relative a viaggiatori. Da queste informazioni sarebbero derivati più di 800 arresti. Gli aeroporti sono così diventati uno dei luoghi nei quali l’autorità federale può rintracciare chi risulta destinatario di un provvedimento migratorio o ha superato la durata del visto.
Il caso americano impone di evitare due errori opposti.
Il primo è sostenere che uno Stato non debba cercare e rimpatriare chi soggiorna illegalmente sul proprio territorio. Un visto temporaneo non può trasformarsi, per il semplice trascorrere del tempo, in un diritto permanente alla permanenza. Quando una persona non ha più un titolo valido e non esistono domande o provvedimenti che ne legittimino il soggiorno, lo Stato deve essere in grado di individuarla e dare esecuzione all’allontanamento.
Per questo serve una vera Polizia dell’Immigrazione.
Non basta affidare la materia a uffici amministrativi sovraccarichi o a reparti che si occupano contemporaneamente di ordine pubblico, criminalità comune e sicurezza del territorio. Occorre un corpo specializzato, dotato di personale formato, banche dati interoperabili, competenze investigative e capacità operativa, incaricato di controllare i titoli di soggiorno, rintracciare chi si sottrae ai provvedimenti e rendere effettivi i rimpatri.
Senza una struttura di questo tipo, l’immigrazione irregolare non viene governata: viene semplicemente tollerata. I decreti di espulsione rimangono sulla carta, le decisioni amministrative non vengono eseguite e la permanenza illegale finisce per consolidarsi nel tempo.
Il secondo errore, però, sarebbe trasformare la Polizia dell’Immigrazione in una macchina di arresti fondata esclusivamente su segnalazioni automatiche.
Le cronache statunitensi riferiscono anche di persone fermate pur avendo procedimenti di asilo, richieste di regolarizzazione o altre pratiche ancora pendenti. In alcuni casi gli avvocati hanno contestato la stessa ricostruzione dell’irregolarità, sostenendo l’esistenza di autorizzazioni al lavoro o domande ancora da esaminare.
Questo è il punto decisivo. Una banca dati può segnalare un visto scaduto, ma non è necessariamente in grado di ricostruire da sola l’intera posizione giuridica della persona. Potrebbero esistere un ricorso, una sospensione, una domanda di protezione, un provvedimento giudiziario o altre condizioni che impediscono temporaneamente l’allontanamento.
Una Polizia dell’Immigrazione autorevole deve quindi agire rapidamente, ma su posizioni verificate. Prima dell’arresto e del rimpatrio occorre accertare che il titolo sia realmente scaduto, che non esistano procedimenti pendenti rilevanti e che il provvedimento di allontanamento sia legittimo ed eseguibile.
Le garanzie non sono un ostacolo all’efficacia. Sono ciò che distingue una politica migratoria seria da una campagna fondata sulla ricerca di numeri da esibire.
Il paradigma Integrazione o ReImmigrazione richiede entrambe le cose: capacità dello Stato di controllare la presenza straniera e rispetto rigoroso delle regole che disciplinano l’esercizio del potere. Chi ha diritto di restare deve essere protetto dagli errori dell’amministrazione. Chi non ha più titolo deve essere effettivamente rimpatriato.
L’alternativa non è tra assenza di controlli e repressione indiscriminata. L’alternativa è tra uno Stato che rinuncia a decidere e uno Stato che controlla, verifica ed esegue.
Per questo l’Italia ha bisogno di una Polizia dell’Immigrazione. Ma deve essere una polizia specializzata, efficiente e capace di intervenire, inserita pienamente nello Stato di diritto. Non una struttura debole che non esegue i rimpatri, né una macchina burocratica che arresta senza verificare.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36, in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

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