La crisi di Ceuta ha riaperto lo scontro tra Italia e Spagna sulla gestione dell’immigrazione e sulla tenuta dello spazio Schengen. Madrid sostiene di avere controllato rapidamente gli ingressi provenienti dal Marocco e respinge ogni collegamento tra quanto accaduto alla frontiera e la regolarizzazione straordinaria approvata dal governo Sánchez. Ma il problema sollevato dall’Italia non riguarda soltanto le persone entrate a Ceuta: riguarda la responsabilità di uno Stato che ha deciso di regolarizzare su vasta scala cittadini stranieri senza subordinare la stabilizzazione a un percorso effettivo di integrazione.
La procedura spagnola richiedeva essenzialmente la presenza continuativa nel Paese per almeno cinque mesi, l’assenza di precedenti penali e la mancanza di pericoli per l’ordine pubblico. Non erano invece richiesti, come condizioni determinanti, un rapporto di lavoro già consolidato, la conoscenza della lingua o la dimostrazione di un concreto inserimento sociale. Il procedimento si è chiuso con 1.174.978 domande, un numero più che doppio rispetto alle stime iniziali.
La Spagna ha quindi affrontato l’irregolarità amministrativa mediante una sanatoria fondata prevalentemente sul tempo trascorso nel territorio. È una scelta nazionale soltanto in apparenza. In uno spazio europeo nel quale i controlli alle frontiere interne sono normalmente aboliti, ogni decisione relativa alla regolarizzazione di centinaia di migliaia di persone produce conseguenze che vanno ben oltre il territorio dello Stato che la adotta.
È necessario essere precisi: il permesso di soggiorno spagnolo non attribuisce automaticamente il diritto di trasferirsi stabilmente e lavorare in Italia. Consente però la circolazione di breve periodo nello spazio Schengen e rende concretamente più agevoli i successivi movimenti verso altri Paesi europei. La distinzione giuridica tra mobilità temporanea e diritto di soggiorno stabile rimane, ma non elimina il fenomeno dei movimenti secondari né la possibilità che una parte delle persone regolarizzate cerchi opportunità economiche, familiari o assistenziali altrove.
La responsabilità spagnola risiede precisamente in questo punto: avere considerato la regolarizzazione come uno strumento di semplice emersione numerica, senza trasformarla in un procedimento selettivo fondato sull’integrazione individuale. Regolarizzare senza verificare lavoro, lingua e rispetto delle regole significa attribuire uno status amministrativo senza sapere se esistano le condizioni per una permanenza sostenibile.
Schengen può funzionare soltanto se ogni Stato membro protegge efficacemente le frontiere esterne e adotta politiche migratorie compatibili con gli interessi dell’intera Unione. La libertà di circolazione presuppone fiducia reciproca. Quando uno Stato regolarizza oltre un milione di persone sulla base della sola permanenza pregressa, quella fiducia viene inevitabilmente messa in discussione.
Non si può pretendere che gli altri Paesi europei accettino passivamente le conseguenze di decisioni adottate unilateralmente. La solidarietà europea non può consistere nella socializzazione degli effetti delle politiche nazionali, mentre ciascun governo conserva per sé il potere di ampliare indiscriminatamente la platea dei soggiornanti.
La vera alternativa non è tra sanatorie e repressione, ma tra immigrazione amministrata e immigrazione lasciata all’automatismo. Chi lavora, conosce la lingua e rispetta le regole deve poter consolidare la propria permanenza. Chi non dimostra alcun percorso di integrazione non può essere stabilizzato soltanto perché è riuscito a rimanere irregolarmente nel territorio per alcuni mesi.
La Spagna ha aperto una falla politica prima ancora che giuridica. Ha trasformato una decisione nazionale in un problema europeo, confermando che nello spazio Schengen regolarizzare senza integrazione significa, inevitabilmente, esportare i flussi migratori.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

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