La Spagna rivendica politiche migratorie progressiste. Ma regolarizzare non significa integrare

In un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera il 9 agosto 2026, il regista spagnolo David Trueba ha ricondotto le tensioni tra Madrid e Roma anche alle differenti politiche adottate in materia di immigrazione. Secondo Trueba, la Spagna avrebbe scelto politiche progressiste e proprio per questo sarebbe considerata dal Governo italiano quasi come un Paese nemico.

La contrapposizione è efficace sul piano politico e mediatico, ma non consente di affrontare la questione fondamentale. Definire una politica migratoria come progressista non significa dimostrare che essa produca integrazione. Allo stesso modo, adottare una linea più severa sul controllo delle frontiere non garantisce che lo Stato sappia governare la presenza degli stranieri già entrati e stabilmente residenti sul proprio territorio.

La regolarizzazione attribuisce una condizione giuridica. L’integrazione descrive invece un processo sociale, economico e culturale. Si tratta di due realtà collegate, ma non coincidenti.

Il rilascio di un titolo di soggiorno può certamente favorire l’accesso al lavoro regolare, all’abitazione, all’istruzione e ai servizi. Tuttavia, il possesso di un documento non certifica automaticamente la conoscenza della lingua, l’autonomia economica, il rispetto delle regole, la partecipazione alla vita della comunità o l’adesione ai principi fondamentali dell’ordinamento democratico.

Il rischio della politica spagnola è dunque quello di considerare la regolarizzazione come il punto di arrivo, anziché come l’inizio di un percorso. Se manca una successiva verifica dei risultati, lo Stato finisce per confondere la permanenza regolare con l’integrazione effettiva e la stabilità amministrativa con l’appartenenza sostanziale alla comunità nazionale.

Anche la posizione italiana presenta, tuttavia, un limite evidente. Concentrare la politica migratoria prevalentemente sulla riduzione degli ingressi, sugli accordi con i Paesi terzi e sull’esecuzione dei rimpatri non risolve il problema di coloro che si trovano già sul territorio. Una politica seria deve stabilire non soltanto chi possa entrare, ma anche quali condizioni debbano accompagnarne la permanenza nel tempo.

Spagna e Italia sembrano così muoversi lungo due direttrici opposte, ma entrambe incomplete. Madrid privilegia l’inclusione amministrativa; Roma insiste sul controllo delle frontiere. La prima rischia di presumere l’integrazione, la seconda di non verificarla affatto.

Il paradigma Integrazione o ReImmigrazione propone di superare questa contrapposizione ideologica. La questione decisiva non è stabilire se una politica sia progressista o conservatrice, ma accertare se produca risultati concreti. L’integrazione deve essere valutata attraverso criteri trasparenti: conoscenza linguistica, lavoro regolare, autonomia economica, rispetto delle leggi, partecipazione sociale e compatibilità della condotta individuale con le regole della convivenza civile.

Chi intraprende concretamente questo percorso deve essere sostenuto e progressivamente stabilizzato. Quando, invece, l’integrazione fallisce in modo grave, persistente e riconducibile alla condotta dell’interessato, lo Stato deve poter riesaminare le condizioni della permanenza, nel rispetto della Costituzione, del diritto dell’Unione europea, degli obblighi internazionali e della situazione personale e familiare.

Regolarizzare senza verificare significa soltanto rinviare il problema. Controllare le frontiere senza costruire percorsi d’integrazione significa ignorare ciò che accade dopo l’ingresso. L’Europa ha bisogno di una terza strada: ingressi governati, integrazione concretamente accertata e conseguenze proporzionate quando essa venga consapevolmente rifiutata.

La politica migratoria non può essere giudicata dalle intenzioni che proclama. Deve essere valutata dai risultati che produce.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

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