Il cardinale Fabio Baggio, intervenendo sul tema della remigrazione, ha ricordato che ogni persona cerca una vita migliore e porta con sé un’aspirazione alla felicità. È un richiamo moralmente fondato: la dignità non dipende dalla cittadinanza, dal passaporto o dal luogo di nascita.
Ma la ricerca della felicità non può trasformarsi automaticamente nel diritto di entrare, soggiornare e stabilizzarsi nello Stato liberamente scelto.
Ogni persona ha diritto alla dignità. Nessuno, invece, può pretendere che la propria aspirazione individuale produca un obbligo permanente di accoglienza a carico di un determinato Paese.
Lo Stato deve proteggere chi non può essere rimpatriato senza essere esposto a persecuzioni, torture o trattamenti inumani. Al di fuori di queste garanzie inderogabili, tuttavia, l’ingresso e la permanenza devono essere governati attraverso un criterio chiaro: entra e rimane chi si integra.
L’integrazione non può essere presunta sulla base del tempo trascorso sul territorio, né derivare automaticamente dal possesso iniziale di un titolo di soggiorno. Deve essere verificata attraverso comportamenti concreti: lavoro, conoscenza della lingua e rispetto delle regole.
Il lavoro dimostra la disponibilità a contribuire alla società e a costruire autonomia economica. La lingua permette di rapportarsi direttamente alle istituzioni, al territorio e agli altri cittadini. Il rispetto delle regole comprende non soltanto l’assenza di condanne penali, ma il riconoscimento dei principi fondamentali dell’ordinamento: uguaglianza tra uomo e donna, libertà di coscienza, autonomia individuale e primato della legge civile.
Lo Stato, naturalmente, deve mettere la persona nelle condizioni di integrarsi. Deve offrire corsi di lingua, formazione, accesso al lavoro e conoscenza delle regole. Ma, una volta forniti strumenti adeguati, deve anche verificare i risultati.
Chi lavora, apprende la lingua, rispetta le regole e partecipa alla vita sociale deve poter consolidare la propria posizione.
Chi, invece, rifiuta sistematicamente ogni percorso di inserimento non può pretendere che la semplice presenza sul territorio diventi automaticamente definitiva.
Il richiamo del cardinale Baggio all’emigrazione italiana conferma questa impostazione. Gli italiani all’estero non si integrarono perché erano partiti alla ricerca della felicità, ma perché molti di loro lavorarono, impararono la lingua, rispettarono le leggi e costruirono gradualmente un rapporto con le società di destinazione.
Il valore di quella esperienza non consiste soltanto nella migrazione. Consiste nella trasformazione della migrazione in integrazione.
Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” parte dalla persona e non dall’origine. Non chiede che qualcuno lasci l’Italia perché straniero, musulmano o appartenente a una determinata cultura. Chiede che la permanenza dipenda da una traiettoria individuale verificabile.
È questa la differenza rispetto alla remigrazione identitaria.
La remigrazione ragiona per gruppi e considera problematica la presenza straniera in quanto tale. La ReImmigrazione valuta il comportamento della singola persona: chi si integra rimane; chi non si integra, pur avendo ricevuto strumenti e opportunità, deve essere accompagnato verso il ritorno.
Anche il ritorno deve avvenire nel rispetto della dignità. Può essere preparato, assistito e sostenuto attraverso programmi di reinserimento e cooperazione con i Paesi di origine. Ma deve restare una possibilità reale.
Una politica che proclama diritti senza verificare l’integrazione e senza eseguire le decisioni negative produce soltanto precarietà. Lascia le persone per anni in una condizione incerta, esposte allo sfruttamento e al lavoro irregolare, senza una vera prospettiva di stabilizzazione e senza un ritorno effettivo.
Questo non è umanitarismo. È abbandono amministrativo.
La felicità appartiene a tutti. La dignità è inviolabile. La permanenza in un determinato Paese, invece, deve essere costruita attraverso l’integrazione.
La vera alternativa alla remigrazione identitaria non è una permanenza automatica e senza condizioni. È un ordinamento capace di offrire strumenti, verificare risultati e affermare un principio semplice:
entra e rimane chi si integra; chi non si integra deve essere accompagnato verso la ReImmigrazione.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
ORCID: 0009-0004-7030-0428

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