Quanti sono nati in Italia? Le seconde generazioni impongono una nuova riflessione sull’integrazione

Quando si parla di immigrazione, l’immaginario collettivo continua a richiamare gli sbarchi, le frontiere e i nuovi arrivi. Eppure una parte sempre più rilevante della popolazione straniera residente in Italia non è arrivata dall’estero: è nata nel nostro Paese.

Secondo i più recenti dati dell’ISTAT, al 1° gennaio 2026 i cittadini stranieri residenti sono 5,56 milioni, pari al 9,4% della popolazione italiana. Sebbene non esista un dato ufficiale che indichi quanti di questi residenti siano nati in Italia, gli indicatori disponibili mostrano con chiarezza che il fenomeno delle seconde generazioni è ormai una realtà strutturale.

I dati più recenti evidenziano infatti che oltre il 65% degli alunni con cittadinanza straniera frequenta la scuola italiana essendo nato in Italia, mentre tra i giovani con background migratorio di età compresa tra gli 11 e i 19 anni quasi sei su dieci sono nati nel nostro Paese. Inoltre, nel solo 2024, oltre 80.000 bambini sono nati da almeno un genitore straniero, rappresentando più di un quinto di tutte le nascite registrate in Italia.

Sono numeri che raccontano un cambiamento profondo.

Una parte crescente della popolazione straniera non ha vissuto direttamente l’esperienza migratoria. È cresciuta nelle nostre città, ha frequentato le scuole italiane, parla la lingua italiana e conosce esclusivamente il contesto sociale del nostro Paese. Questo impone una riflessione diversa rispetto a quella che ha caratterizzato il dibattito degli ultimi decenni.

Per molto tempo l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sugli ingressi. Oggi, invece, emerge con sempre maggiore evidenza la necessità di interrogarsi sui percorsi di chi vive stabilmente in Italia e, soprattutto, di chi vi è nato.

Tuttavia sarebbe un errore ritenere che la nascita in Italia costituisca, di per sé, un indice automatico di integrazione.

L’integrazione non coincide con il luogo di nascita. È un processo che si sviluppa nel tempo e riguarda la conoscenza della lingua, il rispetto dell’ordinamento giuridico, l’inserimento scolastico e lavorativo, l’autonomia economica, la partecipazione alla vita della comunità e la condivisione dei principi fondamentali della convivenza civile.

Allo stesso modo, sarebbe altrettanto sbagliato presumere che chi è nato all’estero non possa raggiungere un livello di integrazione pieno ed effettivo.

È proprio questa la principale differenza tra una valutazione fondata sull’origine e una valutazione fondata sul percorso individuale.

Ed è qui che emerge il limite delle attuali politiche migratorie.

Lo Stato conosce quanti cittadini stranieri risiedono in Italia, quanti bambini nascono ogni anno da genitori stranieri, quanti frequentano le scuole italiane, quanti lavorano e quanti acquisiscono la cittadinanza italiana. Ma non dispone ancora di uno strumento capace di misurare in modo sistematico il livello di integrazione delle persone.

In altre parole, conosciamo la presenza, ma non conosciamo il percorso.

Le seconde generazioni rendono questa lacuna ancora più evidente. Se una quota crescente della popolazione straniera nasce e cresce in Italia, allora la domanda decisiva non è più dove sia nata quella persona, ma quale sia il suo effettivo livello di integrazione.

È su questo terreno che dovrebbero misurarsi le future politiche migratorie.

Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” propone proprio questo cambio di prospettiva. Non considera la nascita in Italia né la nascita all’estero come elementi sufficienti per valutare la permanenza. Ritiene invece che il criterio decisivo debba essere il percorso individuale di integrazione, misurato attraverso indicatori oggettivi, verificabili e uguali per tutti.

Le seconde generazioni dimostrano che il futuro dell’immigrazione non si giocherà soltanto alle frontiere. Si giocherà soprattutto nella capacità dello Stato di comprendere, accompagnare e valutare i percorsi di integrazione di chi vive stabilmente nel nostro Paese. Ed è proprio questa la statistica che oggi ancora manca.


Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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