Il Sudafrica offre in queste ore un caso particolarmente istruttivo per comprendere quanto sia insufficiente discutere di immigrazione soltanto in termini di norme, quote e dichiarazioni politiche. Il Parlamento sudafricano ha reso noto che il Department of Home Affairs ha sostenuto circa 341 milioni di rand di spese collegate
all’intensificazione dei controlli, delle espulsioni e dei rimpatri successiva alle proteste contro l’immigrazione irregolare del 30 giugno. La cifra comprende 232 milioni per autobus destinati al trasporto degli stranieri, 8 milioni per voli charter, 13 milioni per lavoro straordinario e 48 milioni per l’allestimento del sito di rimpatrio di Musina.
Il dato economico è rilevante, ma il punto politico è ancora più importante. Il bilancio annuale dell’ispettorato del Ministero dell’Interno è stato sostanzialmente assorbito dall’accelerazione delle operazioni e il Dipartimento ha dovuto chiedere al Tesoro nazionale 292 milioni di rand come spesa imprevista e inevitabile. Il Parlamento teme ora che, se il rimborso non sarà riconosciuto, le risorse debbano essere sottratte ad altri programmi amministrativi.
È la dimostrazione concreta di un principio spesso dimenticato nel dibattito europeo: l’effettività della politica migratoria ha un costo strutturale. Non basta approvare una norma che preveda
l’allontanamento di chi non ha titolo a restare. Occorrono personale specializzato, capacità investigativa, identificazione, rapporti con le rappresentanze consolari, strutture, mezzi di trasporto,
disponibilità finanziaria e cooperazione con gli Stati di origine. Se tutto questo viene costruito soltanto quando esplode un’emergenza, il sistema finisce inevitabilmente per costare di più e funzionare peggio.
Il caso sudafricano pone anche un secondo problema: chi deve sostenere il costo del rimpatrio? La commissione parlamentare ha invitato il Department of Home Affairs e il Ministero delle relazioni
internazionali a coinvolgere maggiormente gli Stati interessati, valutando meccanismi di condivisione o recupero dei costi. È un’impostazione che merita attenzione anche in Europa. La cooperazione migratoria con i Paesi di origine non può esaurirsi nella richiesta di rilasciare un lasciapassare: dovrebbe comprendere obblighi concreti di identificazione, riammissione e collaborazione operativa.
La lezione più generale riguarda però l’architettura dello Stato. Il Sudafrica dispone di un Department of Home Affairs e di una Border Management Authority con competenze specifiche. Eppure il Parlamento segnala problemi di risorse persino per l’equipaggiamento ordinario delle guardie di frontiera. Quando una funzione pubblica è essenziale, affidarla a strutture sottofinanziate significa trasformare la legge in una promessa che l’amministrazione non è materialmente in grado di mantenere.
È precisamente per questa ragione che nel paradigma Integrazione o ReImmigrazione assume rilievo la proposta di una struttura
specializzata nell’immigrazione. Un fenomeno stabile e complesso non può essere amministrato come una somma di emergenze distribuite tra uffici diversi. Serve una capacità professionale permanente che segua l’intero ciclo: ingresso, soggiorno, controllo della regolarità, integrazione, individuazione delle situazioni irregolari e, quando ne ricorrano i presupposti, ritorno.
Il punto non è invocare genericamente più espulsioni. È costruire un sistema nel quale la decisione amministrativa abbia una conseguenza reale. Una politica di integrazione credibile richiede che chi rispetta le regole e costruisce il proprio percorso trovi uno Stato capace di riconoscerlo; allo stesso modo, una decisione definitiva di allontanamento deve poter essere eseguita con garanzie,
professionalità e risorse adeguate.
Il Sudafrica oggi paga 341 milioni di rand per avere dovuto accelerare in pochi mesi ciò che avrebbe dovuto essere sostenuto da una capacità ordinaria e programmata. È una lezione che l’Europa dovrebbe osservare con attenzione: il governo dell’immigrazione costa, ma
l’improvvisazione costa ancora di più.
Fonte: Parliament of South Africa, Portfolio Committee on Home Affairs, comunicazioni del 25 e 26 agosto 2026.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

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