USA, 103.265 dollari per una nuova domanda H-1B: quando l’immigrazione qualificata diventa selezione economica estrema

Il Department of Homeland Security statunitense ha pubblicato il 25 agosto una proposta destinata a produrre un impatto enorme sul principale canale americano per l’ingresso di lavoratori stranieri altamente qualificati. Il progetto prevede una tassa aggiuntiva di 103.265 dollari per ogni petition H-1B soggetta al tetto annuale, da pagare al momento della presentazione e in aggiunta agli altri costi già previsti.

La misura riguarderebbe le 65.000 posizioni H-1B ordinarie e le ulteriori 20.000 riservate ai titolari di advanced degree
statunitensi. Applicando il nuovo importo alle circa 85.000 domande annuali soggette al cap, il DHS stima entrate nell’ordine di 8,8 miliardi di dollari l’anno, destinate a contribuire ai costi complessivi dell’amministrazione del sistema migratorio legale.

La dimensione della cifra cambia però la natura stessa dello strumento. Una tassa superiore a centomila dollari non serve soltanto a coprire il costo amministrativo della pratica: inevitabilmente seleziona anche i datori di lavoro che possono permettersi di utilizzare il canale e i lavoratori per i quali l’impresa ritiene economicamente giustificabile un investimento così elevato.

Il ragionamento americano è quindi molto diverso dalla concezione dell’immigrazione economica come semplice risposta quantitativa alla carenza di manodopera. L’H-1B è già destinato a professionalità specialistiche; con una barriera economica di questa entità, la selezione diventerebbe ancora più severa. Il rischio evidente è favorire le grandi imprese a danno delle aziende più piccole e delle start-up, restringendo l’accesso non soltanto in base alla qualità del lavoratore ma anche alla capacità finanziaria del datore.

Vi è inoltre un profilo giuridico non secondario. La proposta arriva dopo il contenzioso relativo al precedente pagamento di 100.000 dollari collegato alla Proclamation 10973 del 2025, la cui guidance attuativa è stata annullata da un tribunale federale nel giugno 2026 e sulla quale pende appello. Il DHS sottolinea che il nuovo meccanismo poggia su una base giuridica diversa. Sarà quindi prevedibile un nuovo confronto sulla proporzionalità della tassa e sui limiti del potere amministrativo di finanziamento attraverso le immigration fees.

Al di là del caso americano, la vicenda pone una domanda utile anche per l’Europa: quanto deve essere selettiva l’immigrazione economica? Un sistema serio non dovrebbe limitarsi a fissare quote generiche. Dovrebbe identificare i settori nei quali esiste un bisogno reale, verificare l’assenza o insufficienza di manodopera disponibile, valutare la qualità dell’offerta lavorativa e stabilire se l’ingresso produce un beneficio economico e sociale misurabile.

La risposta, tuttavia, non può essere semplicemente “più costa, più vale”. La selezione economica deve riguardare competenze, fabbisogni, salari, capacità di autonomia e prospettive di integrazione. Trasformare il prezzo della pratica nel principale filtro rischia di confondere la capacità finanziaria dell’impresa con l’interesse generale all’ingresso del lavoratore.

Nel paradigma Integrazione o ReImmigrazione la selezione degli ingressi costituisce il primo momento di una politica coerente. Il secondo è la verifica di ciò che avviene dopo l’ingresso: lavoro effettivo, autonomia, rispetto delle regole, integrazione linguistica e sociale. Il terzo è la decisione sulla permanenza. Gli Stati Uniti mostrano una forma estrema del primo passaggio; l’Europa dovrebbe imparare il principio della selettività senza necessariamente importarne la barriera economica.

La proposta americana è dunque interessante proprio perché porta all’estremo una domanda che l’Europa tende a eludere: l’immigrazione per lavoro deve essere semplicemente disponibile oppure deve essere selezionata sulla base dell’utilità concreta per il sistema che la riceve? La seconda risposta è inevitabile. Resta da costruire un metodo che misuri quell’utilità senza trasformare il diritto dell’immigrazione in un’asta riservata a chi può pagare di più.

Fonte: U.S. Department of Homeland Security, Federal Register, “Fee for Certain H-1B Petitions”, 25 agosto 2026.

Avv. Fabio Loscerbo

Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

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