Manica, Londra conta le barche ma un’inchiesta mostra i passeur riportati a terra

Un giornalista britannico ha pagato 1.400 euro, si è infiltrato nella rete dei trafficanti sulla costa francese ed è salito su un gommone con altre 35 persone diretto verso il Regno Unito. L’inchiesta di Christian Drogan, pubblicata il 25 agosto, racconta che alcuni uomini indicati come membri dell’organizzazione avrebbero chiesto di essere recuperati durante la traversata e sarebbero stati riportati a terra dalle autorità francesi dopo un controllo sommario, senza arresto. Il fatto viene ricostruito da The Times e dal resoconto diretto dell’operazione pubblicato da Yahoo News.

Nelle stesse ore il Home Office ha diffuso una rappresentazione molto diversa. Londra rivendica oltre 48.000 tentativi di attraversamento impediti e 1.100 imbarcazioni o motori sequestrati dall’inizio della legislatura. Nei primi tre mesi del nuovo accordo con Parigi, la polizia francese avrebbe bloccato 185 partenze e circa 4.300 persone, fermando il 61% degli eventi rilevati. Il governo annuncia inoltre un aumento del 40% degli agenti sulle spiagge francesi attraverso un contratto che collega una parte dei finanziamenti ai risultati.

La contraddizione non riguarda la legittimità del controllo. Riguarda che cosa venga conteggiato come risultato. Impedire una partenza non equivale a neutralizzare l’organizzazione che l’ha preparata. Se gli uomini che accompagnano il gommone possono essere recuperati e tornare sulla costa senza identificazione approfondita o iniziativa giudiziaria, la barca può essere fermata mentre la struttura criminale resta disponibile per il viaggio successivo.

Le competenze devono essere distinte. In mare la salvaguardia della vita viene prima dell’intercettazione: una richiesta di soccorso non può essere ignorata soltanto perché proviene da una persona sospettata di traffico. Ma il soccorso non produce immunità. Una volta riportati a terra, l’identificazione, la raccolta degli elementi e l’eventuale trasmissione all’autorità giudiziaria appartengono alla normale risposta dello Stato contro il favoreggiamento dell’ingresso irregolare. È questo il passaggio che, secondo l’inchiesta, non avrebbe funzionato.

La Francia ha già modificato le proprie regole operative. Le Monde ha documentato che dalla fine del 2025 la gendarmeria marittima può intercettare in determinate condizioni le cosiddette “taxi-boats”, prima che diventino sovraffollate, evitando manovre capaci di provocare naufragi. Le prime operazioni avevano condotto persone alla polizia di frontiera per essere interrogate e, in alcuni casi, all’individuazione e alla condanna dei passeur. Esistono quindi strumenti giuridici e precedenti operativi: il problema è la loro applicazione coerente.

L’operazione del giornalista è stata giudicata pericolosa dal governo britannico e il suo racconto resta una testimonianza investigativa, non una sentenza. Non dimostra una collusione sistematica della polizia francese con i trafficanti. Dimostra però che i dati aggregati non bastano a certificare l’effettività del sistema. Quando denaro pubblico britannico finanzia personale francese e una quota del pagamento dipende dai risultati, occorre sapere quanti organizzatori siano stati identificati, indagati e sottratti alle reti, non soltanto quante partenze siano state conteggiate come impedite.

Un governo serio dell’immigrazione non misura il controllo con la spettacolarità delle operazioni né con la sola riduzione statistica degli arrivi. Deve ricostruire la catena: reclutamento, pagamento, trasporto, conduzione dell’imbarcazione, recupero del denaro e riutilizzo degli uomini. La persona soccorsa resta titolare delle garanzie previste dalla legge; il sospettato di organizzare traversate deve però essere sottoposto agli accertamenti di competenza. Confondere le due posizioni danneggia sia la legalità sia la protezione delle vittime.

Il modello franco-britannico resta interessante perché costruisce cooperazione stabile e attribuisce risorse precise. Ma questa inchiesta ne scopre il punto debole: se si contano le barche e non si disarticolano le reti, il controllo diventa una contabilità costosa dell’emergenza. Le frontiere si governano quando lo Stato salva chi è in pericolo, accerta le responsabilità e impedisce agli organizzatori di tornare al lavoro il giorno dopo.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

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