Il presidente colombiano Abelardo De La Espriella ha ordinato che inizino questa settimana operazioni coordinate tra Migración Colombia e Polizia nazionale per individuare e deportare gli stranieri privi di posizione regolare. La priorità dichiarata riguarda chi commette reati; subito dopo, però, il presidente ha incluso tutti coloro che non hanno regolarizzato il soggiorno. La svolta è politica e immediata nelle parole, ma non può esserlo automaticamente negli effetti giuridici.
La dimensione del provvedimento spiega perché l’annuncio non possa essere ridotto a un normale rafforzamento dei controlli. In Colombia vivono circa 2,8 milioni di venezuelani; secondo i dati richiamati dalla stampa colombiana, circa 848.000 sono in situazione irregolare e almeno 193.000 sono minori. Dopo anni nei quali Bogotá aveva costruito uno dei più vasti programmi regionali di protezione temporanea, il nuovo governo sposta il baricentro dalla regolarizzazione all’allontanamento.
Il Presidente può fissare l’indirizzo politico e chiedere controlli più intensi. Ma, secondo l’assetto istituzionale colombiano, è Migración Colombia l’autorità che verifica la posizione degli stranieri, impone le sanzioni migratorie e ne cura l’esecuzione; la Polizia coopera nei controlli e interviene sui reati, senza sostituirsi al procedimento amministrativo. Un ordine generale non trasforma quindi 848.000 posizioni personali in altrettante deportazioni già decise.
Il Decreto unico 1067 del 2015 distingue inoltre la deportazione dall’espulsione. La prima colpisce, tra le altre ipotesi, irregolarità nell’ingresso o nella permanenza e comporta un divieto di reingresso stabilito nella singola risoluzione, da sei mesi fino a dieci anni. L’espulsione risponde a causali diverse e più gravi. Migración Colombia ha chiarito che le misure sono adottate attraverso procedimenti amministrativi e che la deportazione può essere riesaminata. Parlare genericamente di espulsioni “immediate” rischia dunque di confondere controllo, sanzione migratoria e risposta penale.
La distinzione è decisiva anche per i venezuelani che dispongono di un Permesso di Protezione Temporanea o di un altro titolo valido: non diventano irregolari per effetto di una dichiarazione politica. Allo stesso modo, la mera irregolarità amministrativa non prova la commissione di un reato. Se esistono responsabilità penali, devono essere accertate dalle autorità competenti; se manca un titolo di soggiorno, l’allontanamento deve poggiare sulla specifica posizione giuridica della persona.
C’è poi un problema di capacità amministrativa che la retorica non risolve. Tra agosto 2022 e il 30 giugno 2026 Migración Colombia ha registrato 3.389 deportazioni e 2.576 espulsioni, poco meno di seimila provvedimenti in quasi quattro anni. Il confronto con le centinaia di migliaia di persone oggi indicate come irregolari mostra la distanza tra l’annuncio e l’apparato necessario per identificare, istruire, decidere ed eseguire ogni caso senza produrre soltanto un nuovo arretrato.
Un sistema migratorio credibile deve offrire una posizione stabile a chi possiede i requisiti per restare e costruisce un percorso effettivo di lavoro, autonomia e rispetto delle regole. Per chi non ha o perde il titolo, il ritorno può e deve essere eseguito quando ne ricorrono le condizioni. Ma né l’integrazione cancella l’assenza del titolo, né l’irregolarità cancella il diritto a una decisione individuale.
La Colombia sta scegliendo una linea più severa e ha pieno diritto di far rispettare le proprie regole. La prova del governo, però, non sarà la durezza della frase pronunciata a Barranquilla: sarà la capacità di trasformarla in decisioni legittime, motivate ed eseguibili. Se il procedimento viene saltato, il controllo diventa arbitrio; se il procedimento non viene attrezzato, la deportazione resta soltanto uno slogan.
Fonti: Presidenza della Repubblica di Colombia; Migración Colombia; Decreto 1067 del 2015; Associated Press; El País América Colombia.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

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