Negli ultimi anni il dibattito sull’immigrazione ha progressivamente abbandonato il terreno dell’analisi per trasferirsi su quello dello scontro ideologico.
Da una parte troviamo chi continua a descrivere l’immigrazione come una risorsa quasi esclusivamente positiva, minimizzando o negando le difficoltà legate all’integrazione, alla sicurezza, alla coesione sociale e alle trasformazioni demografiche in corso. Dall’altra troviamo chi interpreta ogni problema della società contemporanea come una conseguenza diretta dell’immigrazione e individua nella remigrazione generalizzata l’unica soluzione possibile.
Entrambe le posizioni hanno un elemento in comune: la mancanza di pragmatismo.
Negare l’esistenza di problemi connessi all’immigrazione è un errore.
Negare l’esistenza di benefici derivanti dall’immigrazione è un errore altrettanto grave.
L’Europa degli ultimi trent’anni ha conosciuto flussi migratori di dimensioni senza precedenti. In molte realtà territoriali si sono sviluppati percorsi di integrazione positivi, caratterizzati da inserimento lavorativo, partecipazione alla vita economica e acquisizione di competenze linguistiche e professionali. Allo stesso tempo, tuttavia, si sono manifestati fenomeni di segregazione urbana, tensioni sociali, difficoltà scolastiche, criminalità giovanile e problematiche riconducibili al fallimento di alcuni processi di integrazione.
Ignorare uno dei due aspetti significa rinunciare a comprendere la realtà.
Proprio questa incapacità di affrontare il fenomeno migratorio in modo equilibrato sta producendo una crescente radicalizzazione del dibattito pubblico.
Quando per anni una parte della politica e dell’informazione sostiene che l’immigrazione non pone alcun problema e che ogni critica costituisce una forma di intolleranza, il risultato inevitabile è che una parte dell’opinione pubblica smette di fidarsi di quel racconto.
Quando, al contrario, ogni fatto di cronaca viene utilizzato per dimostrare l’impossibilità dell’integrazione e la necessità di misure drastiche, il risultato è un’ulteriore escalation dello scontro politico e culturale.
Le posizioni estreme si alimentano reciprocamente.
L’accoglienza senza limiti produce la reazione della remigrazione totale.
La remigrazione totale rafforza a sua volta le posizioni più radicali del fronte opposto.
In questo meccanismo, le soluzioni pragmatiche finiscono per scomparire dal dibattito.
È proprio qui che emerge la necessità di un approccio diverso.
L’immigrazione non dovrebbe essere affrontata come una questione identitaria tra destra e sinistra, né come uno scontro tra società aperta e società chiusa.
Dovrebbe essere affrontata come una questione di governo della società.
La domanda fondamentale non è se essere favorevoli o contrari all’immigrazione.
La domanda è come garantire che l’immigrazione sia compatibile con la coesione sociale, la sicurezza, il rispetto delle regole e la sostenibilità delle istituzioni democratiche.
Da questa esigenza nasce il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”.
Esso non parte dalla convinzione che ogni immigrazione sia positiva.
Non parte neppure dalla convinzione che ogni immigrazione sia negativa.
Parte invece da una considerazione più semplice: la permanenza stabile all’interno di una comunità politica deve essere accompagnata da un effettivo percorso di integrazione.
L’integrazione non può essere ridotta a una formula retorica.
Deve tradursi in lavoro, conoscenza della lingua, rispetto delle regole e partecipazione alla vita della comunità.
In assenza di tali elementi, la società ospitante perde progressivamente la capacità di mantenere la propria coesione.
Il vero rischio per l’Europa non è soltanto l’immigrazione.
Il vero rischio è la crescente incapacità di discutere dell’immigrazione senza trasformare ogni confronto in uno scontro ideologico.
Quando il pragmatismo scompare, gli estremismi prosperano.
Quando il pragmatismo ritorna, diventa nuovamente possibile costruire politiche migratorie fondate non sugli slogan, ma sulla realtà.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista iscritto al Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea (ID 280782895721-36)
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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