La manifestazione nazionale organizzata a Roma dal movimento “Remigrazione e Riconquista” rappresenta uno dei segnali più evidenti del cambiamento in corso nel dibattito pubblico italiano sull’immigrazione.
Per molti anni la discussione si è sviluppata quasi esclusivamente attorno a una visione economica del fenomeno migratorio. L’immigrazione veniva considerata principalmente come uno strumento per soddisfare le esigenze del mercato del lavoro, compensare il declino demografico e sostenere il sistema produttivo nazionale.
In questo schema, la domanda fondamentale era sempre la stessa: quanti lavoratori servono?
Oggi quella impostazione mostra tutti i suoi limiti.
L’esperienza degli ultimi decenni dimostra infatti che il lavoro, da solo, non è sufficiente a costruire una comunità nazionale coesa. Quartieri segnati da tensioni sociali, difficoltà linguistiche, fenomeni di marginalizzazione e conflitti culturali dimostrano che l’immigrazione non può essere affrontata esclusivamente attraverso parametri economici.
Da questo punto di vista, il successo di iniziative come quella promossa dal movimento “Remigrazione e Riconquista” nasce da una constatazione che molti cittadini condividono: esiste un problema nella gestione dei flussi migratori.
Riconoscere questo dato, tuttavia, non significa accettare automaticamente la soluzione proposta.
Ed è proprio qui che emerge il limite della remigrazione come proposta politica autonoma.
La remigrazione affronta il tema delle conseguenze del fallimento dell’integrazione, ma non affronta il problema dell’integrazione stessa.
Ancora più significativa appare la scelta di affiancare alla parola “remigrazione” il termine “riconquista”. Una scelta che sposta inevitabilmente il dibattito su un terreno identitario, culturale e simbolico.
L’obiettivo non sembra più essere la costruzione di un modello di integrazione efficace, ma la difesa o il recupero di una determinata identità collettiva percepita come minacciata.
In questo modo si rischia di sostituire una visione economicista con una visione identitaria, senza però risolvere il problema di fondo.
Entrambe le impostazioni condividono infatti lo stesso difetto: ignorano l’integrazione come elemento centrale delle politiche migratorie.
La vera domanda non dovrebbe essere quanti immigrati accogliere né quanti rimpatriare.
La domanda dovrebbe essere un’altra.
Quali condizioni deve rispettare uno straniero per poter entrare stabilmente a far parte della comunità nazionale?
Finché questa domanda resterà senza risposta, il dibattito continuerà a oscillare tra due estremi contrapposti.
Da una parte vi è chi considera l’immigrazione esclusivamente come una risorsa economica.
Dall’altra vi è chi la considera prevalentemente come una minaccia identitaria.
Entrambe le visioni risultano incomplete.
L’alternativa consiste nel costruire una politica fondata sul principio dell’integrazione obbligatoria.
L’integrazione non deve essere considerata una scelta facoltativa né un generico auspicio. Deve diventare il criterio fondamentale per valutare la permanenza dello straniero sul territorio nazionale.
Lavoro, conoscenza della lingua italiana e rispetto delle regole devono costituire i tre pilastri di questo percorso.
Chi dimostra di integrarsi deve poter costruire il proprio futuro in Italia.
Chi invece rifiuta stabilmente il percorso di integrazione deve essere accompagnato verso il ritorno nel proprio Paese di origine.
È questa la differenza tra la semplice remigrazione e il paradigma dell’Integrazione o ReImmigrazione.
La prima si concentra prevalentemente sull’uscita.
Il secondo parte invece dalla domanda fondamentale: cosa significa integrarsi?
Finché la politica continuerà a ignorare questa questione, il dibattito migratorio rimarrà intrappolato tra l’immigrazione economica e la remigrazione identitaria, senza affrontare la vera sfida del nostro tempo: costruire una società nella quale la permanenza sia fondata non sull’origine delle persone, ma sulla loro effettiva integrazione.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea (ID 280782895721-36)
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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