Il fatto. Il 22 settembre 2026 la Regione Emilia-Romagna ha comunicato l’accoglienza in Riviera di 36 bambine e bambini provenienti dai villaggi della regione ucraina di Kharkiv, uno dei territori più colpiti dalla guerra. L’iniziativa, giunta alla terza edizione, è realizzata con la Fondazione Aiutiamoli a vivere nell’ambito dell’intesa di collaborazione sottoscritta nel 2023 fra la Regione e il Consiglio regionale di Kharkiv. Il soggiorno comprende attività sportive, ricreative e culturali, incontri con le comunità locali e un dispositivo sanitario specifico. Non è dunque soltanto un gesto simbolico: l’ospitalità è accompagnata da responsabilità organizzative identificabili e da prestazioni concretamente accessibili.
La selezione delle vulnerabilità. Secondo la fonte istituzionale, i minori sono stati individuati tra le famiglie più fragili delle comunità di provenienza, con particolare attenzione a chi ha familiari coinvolti nel conflitto o ha subito un lutto. Con loro sono arrivate quattro accompagnatrici ed è disponibile una rete di mediatori culturali. Questo dato impedisce di leggere il gruppo come una categoria indistinta. La comune provenienza da un territorio di guerra non rende uguali le esperienze, i bisogni sanitari, le risorse personali o gli effetti del trauma. La presa in carico deve quindi partire dalla persona e conservare, per ciascuno, la distinzione fra condizione generale e situazione individuale.
Protezione e integrazione non coincidono. Un soggiorno temporaneo di sollievo non può essere presentato come prova di integrazione compiuta, né può essere misurato con gli stessi criteri di una permanenza stabile. Il rigore giuridico richiede di rispettare la finalità e la durata del progetto, senza attribuire ai partecipanti uno status o un percorso che la notizia non documenta. Tuttavia anche una presenza breve chiama le istituzioni a rendere effettivi gli strumenti essenziali. È su questa capacità, e non sull’enfasi dell’accoglienza, che può essere verificata la qualità dell’intervento pubblico.
La salute come strumento effettivo. Ai 36 minori sono garantite l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale, la tessera sanitaria e visite pediatriche, con costi a carico della Regione. Sono passaggi amministrativi concreti: trasformano il diritto alla salute in accesso utilizzabile durante la permanenza. La tessera, il pediatra e la mediazione rendono tracciabile chi è responsabile, quale prestazione è disponibile e se l’ostacolo linguistico può essere superato. Nel Paradigma Integrazione o ReImmigrazione, la disponibilità degli strumenti precede ogni valutazione della traiettoria: non si può imputare alla persona la mancata fruizione di un servizio che l’amministrazione non abbia reso realmente raggiungibile.
Dall’evento al percorso individuale. Le attività al mare, nello sport e nei luoghi culturali possono restituire spazi di normalità e relazione, ma il loro valore non si misura nel numero delle fotografie o delle tappe. Occorre osservare se ciascun minore ha potuto partecipare in condizioni adeguate, se sono emersi bisogni sanitari o psicologici, se la comunicazione è stata comprensibile e se le accompagnatrici hanno ricevuto riferimenti chiari. Indicatori semplici e proporzionati consentono di distinguere la buona intenzione dall’efficacia: accessi sanitari attivati, mediazioni svolte, continuità delle cure necessarie e segnalazioni correttamente trasferite.
La continuità oltre il soggiorno. La presa in carico non dovrebbe interrompersi nel momento della partenza. Quando una visita individua una necessità clinica, quando emerge una fragilità o quando un minore manifesta un bisogno di sostegno, è necessario che l’informazione utile sia restituita in forma comprensibile a chi proseguirà l’assistenza, nel rispetto della riservatezza e delle responsabilità genitoriali. La traiettoria individuale, anche se breve sul territorio italiano, richiede un passaggio ordinato fra soggetti. È questo raccordo a evitare che l’esperienza resti isolata e a trasformare l’accoglienza temporanea in protezione responsabile.
La regia istituzionale. La terza edizione del progetto mostra il valore della continuità amministrativa. Regione, autorità di Kharkiv, fondazione, accompagnatrici, mediatori e servizi sanitari svolgono funzioni diverse che devono convergere in una procedura leggibile. La ripetizione annuale permette di correggere criticità, definire responsabilità e confrontare gli esiti, purché le esperienze siano documentate. Una regia unitaria non annulla l’autonomia dei soggetti coinvolti: assicura che l’ingresso nel progetto, la permanenza, l’assistenza e il rientro appartengano allo stesso percorso e non a interventi separati.
Il criterio conclusivo. Il caso di Kharkiv ricorda che la protezione comincia quando gli strumenti promessi diventano disponibili alla persona concreta. La provenienza, da sola, non determina né bisogno né risultato; orienta la predisposizione delle garanzie, mentre la valutazione resta individuale. Se in futuro dovessero porsi questioni di soggiorno, protezione o integrazione stabile, esse richiederebbero presupposti giuridici e verifiche ulteriori. In questa esperienza il risultato corretto è più circoscritto ma già misurabile: 36 minori accolti con accompagnamento, mediazione e accesso sanitario, dentro una responsabilità pubblica che può essere documentata e migliorata.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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