La Commissione Immigrazione dell’ANCI, riunita il 22 settembre, ha posto al centro del confronto l’ampliamento e il riequilibrio territoriale della rete SAI. Nel resoconto pubblicato il 23 settembre emerge un dato significativo: nel precedente avviso, a fronte di 500 posti disponibili, sono state presentate circa 2.000 domande. Non è soltanto un indice quantitativo della pressione sul sistema; è la prova che l’accoglienza strutturata incontra una domanda territoriale superiore alla capacità finanziata.
Il nuovo ciclo di avvisi mette a disposizione 3.202 posti: 2.402 ordinari, 500 per minori stranieri non accompagnati e 300 per persone con specifiche vulnerabilità. La novità della riunione ANCI non coincide però con il semplice aumento dei numeri. I Comuni chiedono un sistema più equilibrato, capace di coinvolgere territori oggi privi di progetti SAI e di accompagnare gradualmente il passaggio dai centri di accoglienza straordinaria alla rete ordinaria, soprattutto per le persone fragili.
La capacità di integrazione non può dipendere dal codice postale. A parità di titolo giuridico e di condizioni personali, due persone non dovrebbero ricevere opportunità radicalmente diverse soltanto perché assegnate a Comuni con risorse, competenze o reti sociali differenti. Se l’ordinamento pretende partecipazione, apprendimento linguistico, regolarità lavorativa e autonomia, deve prima garantire una soglia nazionale effettiva di strumenti accessibili.
Il passaggio dal CAS al SAI acquista senso quando non è una mera modifica di collocazione, ma la continuità di una traiettoria individuale. Documenti, competenze, vulnerabilità, formazione già svolta, cure in corso e obiettivi occupazionali devono accompagnare la persona. Ogni trasferimento che disperde informazioni o interrompe servizi costringe l’amministrazione a ricominciare e rende impossibile distinguere tra mancata partecipazione dell’interessato e insufficienza dell’offerta pubblica.
ANCI ha richiamato anche la sostenibilità dei bilanci locali e la necessità di rimborsi adeguati e tempestivi. È un punto istituzionale, non contabile in senso stretto: un Comune che anticipa risorse senza tempi certi può ridurre mediazione, formazione, tutela sanitaria e accompagnamento al lavoro. La discontinuità finanziaria diventa così discontinuità del percorso personale, con effetti diretti sulla possibilità di misurare l’integrazione e sull’affidabilità degli impegni assunti dallo Stato.
La programmazione dovrebbe quindi utilizzare indicatori comuni: tempo necessario per la presa in carico, durata dell’attesa prima dell’avvio dei servizi, continuità dei percorsi linguistici e formativi, accesso alla salute, stabilità lavorativa e abitativa, numero di interruzioni dovute a trasferimenti, risultati raggiunti dopo l’uscita dal progetto. Contare soltanto i posti finanziati o occupati descrive la capienza, ma non dice se la permanenza stia diventando progressivamente autonoma e responsabile.
Serve inoltre una regia unitaria tra Ministero dell’Interno, ANCI, Regioni, servizi sanitari e amministrazioni locali. Gli standard nazionali devono convivere con la capacità dei territori di adattare gli interventi alla persona, senza trasformarsi in venti sistemi separati. Una piattaforma informativa comune, fascicoli individuali aggiornati e verifiche periodiche sugli esiti consentirebbero di distribuire meglio le risorse e di correggere tempestivamente i progetti inefficaci.
Il rapporto tra circa 2.000 domande e 500 posti disponibili indica dunque una volontà dei territori che la programmazione pubblica deve saper governare. La sequenza corretta non è ingresso, collocazione e attesa, ma permanenza organizzata, disponibilità effettiva degli strumenti, percorso individuale e misurazione dei risultati. Solo così la responsabilità richiesta alla persona può corrispondere a una responsabilità istituzionale altrettanto chiara e verificabile.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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