Il caso Sudafrica dimostra che il dibattito mondiale non è più sull’immigrazione, ma sulla permanenza

Il Sudafrica sta mostrando una dinamica che non riguarda soltanto il Sudafrica.

Le proteste contro l’immigrazione irregolare, la crescita di movimenti organizzati, il sostegno di forze politiche rilevanti e l’avvicinarsi delle elezioni locali dimostrano che il tema migratorio sta entrando in una fase nuova. Non si discute più soltanto di ingressi, frontiere o controlli. Si discute, sempre più chiaramente, della permanenza degli stranieri all’interno della comunità nazionale.

È questo il punto decisivo.

Il fenomeno migratorio non si esaurisce nel momento dell’arrivo. Dopo l’ingresso vi è una domanda più profonda, più difficile e politicamente più esplosiva: che cosa accade quando la persona rimane stabilmente nel territorio dello Stato? È integrata? Lavora? Rispetta le regole? Partecipa alla vita della comunità? Oppure permane senza alcun reale percorso di inserimento?

Il caso sudafricano dimostra che, quando lo Stato non riesce a governare questa domanda, il vuoto viene riempito dalla protesta sociale, dalla radicalizzazione politica e, nei casi peggiori, dalla violenza.

Ed è proprio qui che il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” mostra la propria attualità.

Il problema non è scegliere tra accoglienza indiscriminata e rimpatrio generalizzato. Questa è una falsa alternativa. Il vero nodo è costruire un sistema capace di valutare individualmente la posizione dello straniero, distinguendo chi ha realizzato un effettivo percorso di integrazione da chi, al contrario, non ha costruito alcun legame giuridicamente rilevante con la comunità ospitante.

L’Italia, sotto questo profilo, dispone già di un laboratorio giuridico avanzato: la protezione complementare fondata sull’art. 19 del d.lgs. n. 286/1998.

Attraverso questo istituto, la giurisprudenza italiana sta progressivamente trasformando l’integrazione da concetto politico a categoria giuridica. Il lavoro, la formazione, la lingua, la casa, la famiglia, le relazioni sociali, l’autonomia economica e il rispetto delle regole diventano elementi valutabili, documentabili e sindacabili.

Il Sudafrica mostra il rischio opposto: quando l’integrazione non viene misurata dal diritto, viene giudicata dalla piazza.

E la piazza non conosce proporzionalità, non conosce garanzie, non conosce valutazione individuale.

Per questo il caso sudafricano è importante. Non perché debba essere imitato, ma perché conferma una tendenza globale. Il futuro delle politiche migratorie non si giocherà soltanto sul controllo degli ingressi. Si giocherà soprattutto sulla disciplina della permanenza.

La domanda del prossimo decennio sarà sempre meno: quanti entrano?

E sarà sempre più: chi può restare, perché, e sulla base di quale grado di integrazione?

Il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” nasce precisamente per rispondere a questa domanda.

Non come slogan politico, ma come criterio ordinante di una nuova stagione del diritto dell’immigrazione.


Avv. Fabio Loscerbo

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo.

ORCID: https://orcid.org/0009-0003-9848-4558

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