Le previsioni di una nuova ondata dalla rotta algerina sollevano un dubbio: il Nuovo Patto UE sarà davvero un deterrente?

Il Nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo nasce con un obiettivo ambizioso: rafforzare il controllo delle frontiere esterne, rendere più rapide le procedure e aumentare l’efficacia del sistema europeo di gestione dei flussi migratori.

Tuttavia, le recenti previsioni che indicano una possibile intensificazione della rotta algerina verso la Spagna inducono a interrogarsi sulla reale capacità deterrente del nuovo impianto normativo.

Naturalmente, sarà il tempo a stabilire se tali previsioni troveranno conferma e quale sarà l’effettivo impatto del Patto. Ma è proprio il fatto che, ancora prima della sua piena attuazione, si prospetti lo sviluppo di nuove rotte migratorie a suggerire una riflessione.

Le organizzazioni che gestiscono l’immigrazione irregolare hanno dimostrato, negli anni, una straordinaria capacità di adattamento. Quando una rotta diventa più difficile, ne viene rapidamente aperta un’altra. Ciò pone un interrogativo fondamentale: una politica concentrata prevalentemente sul controllo degli ingressi può, da sola, produrre un effetto deterrente stabile?

Il dubbio è legittimo.

Se il fenomeno migratorio muta continuamente, anche gli strumenti di governo devono evolversi.

Per questa ragione ritengo che il Nuovo Patto europeo rappresenti un passo importante, ma non ancora sufficiente. Esso interviene soprattutto sull’ingresso nell’Unione, mentre rimane ancora irrisolta la questione della permanenza e dell’effettiva integrazione di chi già vive nel territorio europeo.

È su questo terreno che si colloca il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”. Non come alternativa al Patto, ma come suo possibile completamento.

Accanto al controllo delle frontiere dovrebbe essere introdotto un sistema oggettivo di misurazione dell’integrazione, capace di verificare nel tempo il rispetto degli obblighi connessi alla permanenza e il reale inserimento nella comunità nazionale.

Forse il vero banco di prova del Nuovo Patto non sarà il numero degli sbarchi nei prossimi mesi, ma la sua capacità di incidere in modo strutturale sulle dinamiche migratorie. Se ciò non accadrà, sarà inevitabile aprire una nuova fase del dibattito europeo: quella sulla misurazione dell’integrazione come pilastro delle politiche migratorie del futuro.

Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo.
ORCID: https://orcid.org/0009-0003-9848-4558⁠

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