Da anni il dibattito sull’immigrazione in Italia ruota quasi esclusivamente attorno a due questioni: chi può entrare e chi deve essere rimpatriato.
Si tratta certamente di temi importanti, ma che affrontano soltanto una parte del problema. Esiste infatti una domanda molto più profonda che la politica continua ad evitare: cosa accade dopo l’ingresso nel territorio nazionale?
L’ordinamento italiano riconosce allo straniero una serie di diritti fondamentali che trovano fondamento nella Costituzione, nelle convenzioni internazionali e nel diritto dell’Unione europea. Tuttavia, mentre i diritti sono chiaramente individuati e tutelati, molto meno definito appare il tema dei doveri.
Negli ultimi anni si è diffusa l’idea che l’integrazione rappresenti un obiettivo auspicabile, una sorta di percorso volontario rimesso alla buona volontà del singolo. A mio avviso questa impostazione è insufficiente.
L’integrazione non dovrebbe essere considerata una semplice possibilità. Dovrebbe diventare un vero e proprio dovere civico.
Conoscere la lingua italiana, rispettare le leggi della Repubblica, condividere i principi fondamentali dell’ordinamento democratico e partecipare alla vita economica e sociale del Paese non sono richieste irragionevoli. Sono gli elementi minimi che consentono a una comunità nazionale di mantenere la propria coesione.
Per questa ragione ritengo che sia giunto il momento di aprire una riflessione su una possibile riforma costituzionale che introduca il principio del dovere di integrazione.
Non si tratterebbe di limitare i diritti fondamentali della persona, che devono rimanere garantiti a tutti. Al contrario, si tratterebbe di affermare un principio di equilibrio tra diritti e responsabilità.
Una società può accogliere soltanto se esiste la volontà reciproca di costruire un percorso comune. Quando questa volontà viene meno, aumentano inevitabilmente tensioni sociali, conflitti culturali e fenomeni di marginalizzazione.
Per questo motivo il dibattito pubblico dovrebbe spostarsi progressivamente dall’immigrazione all’integrazione.
La vera domanda non è soltanto chi entra in Italia.
La vera domanda è chi intende farne parte.
Ed è proprio da questa domanda che nasce il paradigma dell’Integrazione o ReImmigrazione: chi dimostra di voler costruire il proprio futuro nel rispetto delle regole, della lingua e dei valori fondamentali della Repubblica deve essere aiutato ad integrarsi; chi invece rifiuta sistematicamente questo percorso deve essere accompagnato verso un ritorno ordinato e dignitoso nel proprio Paese di origine.
L’immigrazione non può essere un fine.
L’integrazione deve diventare l’obiettivo.
E forse è arrivato il momento che questo principio trovi riconoscimento anche nella nostra Costituzione.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista iscritto al Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea – ID 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

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