Stati Uniti, 47 miglia di muro nel Big Bend: la barriera arriva dove gli arresti sono l’1%

Il muro statunitense entra in una delle zone più remote del confine con il Messico. Il 18 settembre l’amministrazione Trump ha avviato in Texas la costruzione del tratto “Big Bend 1”: 47 miglia nella contea di Hudspeth, con barriere di acciaio, ostacoli per i veicoli, strade di pattugliamento e tecnologia di sorveglianza. È il primo intervento di questa scala nel Big Bend, secondo la ricostruzione dell’Associated Press.

L’opera rientra nel programma federale da circa 46 miliardi di dollari destinato a rafforzare quasi duemila miglia di frontiera. La U.S. Customs and Border Protection, che pubblica anche la mappa ufficiale dello “Smart Wall”, riferisce un ritmo di dodici miglia di nuove barriere alla settimana e circa duecento miglia realizzate dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump. La velocità dell’esecuzione è dunque un dato politico, ma non è ancora una misura del risultato.

La contraddizione è nei numeri. Il Big Bend comprende circa cinquecento miglia di confine, quasi un quarto dell’intera linea tra Stati Uniti e Messico, ma ha concentrato storicamente soltanto circa l’1% degli arresti di frontiera, secondo i dati CBP richiamati nel ricorso presentato da Conserve Big Bend e sei proprietari. Il Governo costruisce quindi in un’area vastissima e simbolica, mentre i ricorrenti contestano che possa essere qualificata come zona di “alto ingresso illegale”.

Il quadro giuridico attribuisce al Dipartimento per la Sicurezza interna poteri eccezionalmente ampi per accelerare le infrastrutture di confine, compresa la possibilità di disapplicare norme ambientali e di tutela storico-culturale. Ma l’ampiezza del potere non elimina la verifica sulla sua base fattuale. La controversia riguarda proprio questo punto: se un’emergenza dichiarata consenta di comprimere garanzie e proprietà anche dove il fenomeno da contrastare risulta statisticamente marginale.

La distinzione territoriale è essenziale. I lavori del progetto Big Bend 1 riguardano Hudspeth County; nel vicino Big Bend National Park le attività restano invece sospese mentre proseguono consultazioni e contenziosi. La stampa locale ha documentato la proroga della pausa e le obiezioni su fauna, siti culturali nativi, accesso al Rio Grande e turismo, come riferisce il Midland Reporter-Telegram. Parlare genericamente di “muro nel parco” confonderebbe dunque due dossier diversi.

Per valutare l’efficacia non basta contare le miglia costruite. Occorre misurare quanti attraversamenti vengono realmente impediti, quanti si spostano verso rotte più pericolose, quale riduzione si produce nelle attività dei trafficanti e quanto costa mantenere infrastrutture collocate in territori difficili. Una barriera può deviare un flusso; non dimostra da sola di averlo governato.

Qui il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” entra soltanto per delimitare i piani. Il controllo dell’ingresso è necessario, ma viene prima dell’integrazione e non coincide con il ritorno. Chi supera la frontiera deve essere identificato e sottoposto a decisioni rapide; chi ha titolo alla permanenza deve entrare in un percorso verificabile; chi non lo ha deve poter essere rimpatriato nel rispetto delle garanzie. L’acciaio non sostituisce né le procedure né gli accordi di riammissione.

Il Big Bend diventa così un test di proporzionalità amministrativa. Se quarantasette miglia di barriera vengono costruite in una regione che registra l’1% degli arresti, l’amministrazione deve dimostrare il beneficio marginale dell’opera con dati pubblici e risultati controllabili. Un confine serio si misura da ciò che ottiene, non da quanto è visibile.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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