Australia, stretta su famiglie e «visa hopping»: il temporaneo deve tornare temporaneo

Il governo australiano ha presentato il 17 settembre 2026 una revisione ampia del sistema migratorio temporaneo: limiti ai familiari degli studenti, nuovi vincoli ai cambi di corso, maggiore uso della clausola «no further stay» per i visitatori, quote e sorteggi per l’estensione dei Working Holiday Visa, più controlli e un nuovo ordine di priorità per la migrazione qualificata. L’obiettivo politico dichiarato dal ministro dell’Interno Tony Burke è portare la migrazione netta a 245.000 persone nell’esercizio in corso e a 225.000 nel successivo, rispetto alle 292.100 registrate nell’anno terminato a marzo. È una scelta ormai formalizzata, non più un’anticipazione: Burke l’ha illustrata al National Press Club, nell’intervento dedicato a «chi arriva, chi resta, chi parte». Fonti: National Press Club; ABC News Australia.

La novità va distinta dalla proposta di One Nation, già esaminata da questo Osservatorio, di ridurre drasticamente i visti temporanei. Il governo laburista non sostiene che l’Australia possa fare a meno dell’immigrazione: prova invece a separare più nettamente il soggiorno temporaneo dal percorso verso la permanenza. La contraddizione è evidente. Il Paese ha bisogno di lavoratori, anche per costruire le abitazioni di cui soffre la scarsità, ma vuole ridurre una crescita demografica che alimenta la pressione su case e servizi. Lo stesso Burke ha escluso che l’immigrazione sia la causa unica della crisi abitativa, trasformando tuttavia le precedenti previsioni sui flussi in veri obiettivi amministrativi.

La misura più sensibile riguarda gli studenti internazionali. In via generale, i nuovi titolari non potranno più aggiungere partner e figli al proprio visto; non saranno però separate le famiglie già presenti e sono previste eccezioni per studenti del Pacifico e dell’ASEAN e per alcuni percorsi, tra cui i dottorati. Inoltre, chi vorrà cambiare corso dovrà ottenere un nuovo visto e potrà passare soltanto a una qualifica di livello superiore. Il governo intende così contrastare il cosiddetto «visa hopping», cioè l’uso successivo di corsi e visti per prolungare il soggiorno senza una progressione formativa reale. Ma il prezzo è delicato: l’educazione internazionale vale decine di miliardi di dollari e la possibilità di vivere con la propria famiglia incide sulla capacità di attrarre studenti altamente qualificati. Fonti: Reuters; ABC News Australia.

Anche visitatori e giovani in vacanza-lavoro vengono ricondotti alla finalità originaria del visto. Ai visitor visa sarà normalmente applicata la condizione che impedisce di chiedere un ulteriore titolo di soggiorno dall’Australia. Per i Working Holiday Visa, il secondo anno dopo 88 giorni di lavoro regionale sarà assegnato attraverso un sorteggio con 45.000 posti; il terzo anno, dopo sei mesi di lavoro regionale, avrà 5.000 posti. I cittadini britannici restano fuori da questo schema in forza dell’accordo di libero scambio, che già li esenta dall’obbligo di lavoro regionale: un’eccezione che dimostra come la politica migratoria sia anche il risultato di accordi economici e rapporti bilaterali, non soltanto di scelte interne.

Il quadro giuridico resta il Migration Act 1958, che disciplina attribuzione e condizioni dei visti, soggiorno legale, detenzione e rimozione. Una parte della stretta potrà passare attraverso regolamenti, condizioni di visto e direttive ministeriali; altre misure annunciate richiederanno invece il Parlamento. Tra queste vi sono un sistema di manifestazione d’interesse per distribuire gli arrivi degli studenti durante l’anno e nuovi strumenti per gestire le domande di protezione manifestamente deboli. È un passaggio essenziale: l’efficienza amministrativa non può sostituire il controllo legislativo né comprimere l’esame individuale di chi invoca protezione.

Sul versante dei controlli, Canberra prevede 100 funzionari aggiuntivi, 250 nuovi posti nella capacità di trattenimento e valuta l’uso di un ex centro di quarantena di Melbourne. Gli agenti migratori potranno essere sanzionati o cancellati dal registro se incoraggiano domande prive di merito; secondo i dati citati dal governo, i richiedenti provenienti da Paesi con tassi di rigetto superiori all’85 per cento rappresentano circa l’80 per cento del carico pendente. Il contrasto agli abusi è necessario, ma il risultato non si misura con il numero dei posti di detenzione: va misurato con decisioni più rapide e corrette, partenze volontarie effettive, rimpatri eseguibili e tutela reale di chi ha diritto a restare.

La stessa riforma prova a correggere la selezione della migrazione qualificata. Nel nuovo sistema a punti, un mestiere dell’edilizia dovrà poter ricevere un riconoscimento comparabile a quello di un titolo universitario; la revisione della Ministerial Direction 119 darà priorità a edilizia, sanità, agricoltura, pesca e insegnamento. Qui il nesso con l’integrazione è concreto: non basta ridurre gli ingressi, occorre trattenere chi possiede competenze necessarie, offrendo percorsi trasparenti verso la permanenza a chi lavora, progredisce e rispetta le regole. Per chi non ha più un titolo valido, invece, il ritorno deve essere tempestivo e giuridicamente ordinato.

L’Australia sta dunque spostando il baricentro dal semplice numero degli ingressi alla gestione dell’intero percorso migratorio. La prova decisiva non sarà l’annuncio di un obiettivo più basso, ma la capacità di evitare soggiorni irregolari senza indebolire università, settori produttivi e garanzie procedurali. Il temporaneo deve tornare a essere temporaneo, ma la permanenza meritata non può restare un percorso opaco: è in questa distinzione, più che nella retorica dei tagli, che si misurerà la coerenza della riforma.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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