L’11 settembre 2026 Eurostat ha pubblicato i dati definitivi sui primi permessi di soggiorno rilasciati nell’Unione europea nel 2025: circa 3,9 milioni, il 10,1% in più rispetto al 2024, pari a 355.350 titoli aggiuntivi. È il livello più alto dall’inizio della serie, nel 2008. Il dato non comprende i beneficiari della protezione temporanea collegata alla guerra in Ucraina, rilevati separatamente. Fonte: Eurostat, 11 settembre 2026.
La contraddizione rispetto alla rappresentazione pubblica dell’immigrazione europea è netta. Il record non nasce anzitutto dall’emergenza, ma dai canali ordinari: i permessi per lavoro sono aumentati del 16,1%, quelli per motivi familiari del 14,1% e quelli per studio del 9%. La categoria residuale, che comprende anche la protezione internazionale, è invece diminuita dello 0,9%. Nel totale, il lavoro vale 1,3 milioni di primi permessi, la famiglia 1,1 milioni, lo studio 600.000 e gli altri motivi 900.000.
Il quadro giuridico-statistico richiede precisione. Un primo permesso misura un nuovo ingresso nel sistema amministrativo del soggiorno, non l’intera popolazione straniera presente e neppure il saldo migratorio. I dati sono raccolti dalle autorità nazionali in base al regolamento (CE) n. 862/2007 e distinguono i flussi annuali dallo stock dei titoli validi. La crescita documenta quindi una maggiore apertura effettiva dei canali legali, ma non dimostra da sola né stabilità lavorativa né integrazione riuscita.
Cinque Stati hanno rilasciato il 65,2% di tutti i nuovi titoli: Spagna 635.438, Germania 605.292, Polonia 467.314, Italia 433.099 e Francia 377.462. Per l’Italia l’aumento rispetto al 2024 è stato del 25%. Le funzioni dei permessi, però, cambiano profondamente da Paese a Paese: il lavoro è il motivo prevalente in tredici Stati, mentre la famiglia supera il 40% dei nuovi titoli in Lussemburgo, Svezia, Finlandia, Belgio, Spagna e Italia.
Anche le cittadinanze mostrano che non esiste un unico flusso europeo. Gli ucraini hanno ricevuto 335.096 primi permessi, gli indiani 227.577 e i marocchini 202.054. La geografia segue prossimità, lingua, reti e domanda di lavoro: il 72% dei nuovi titoli agli ucraini è stato rilasciato dalla Polonia; la Spagna ha assorbito il 43,8% di quelli ai marocchini; la Germania è stata la prima destinazione per gli indiani e il Portogallo per i brasiliani. La stampa cipriota ha evidenziato lo stesso scarto tra crescita dei nuovi ingressi e composizione della presenza già consolidata: Cyprus Mail, 11 settembre 2026.
Lo stock complessivo racconta infatti una storia più lunga: alla fine del 2025 erano validi nell’UE 27,8 milioni di permessi intestati a cittadini non comunitari. Qui il primo motivo non è il lavoro, ma la famiglia, con il 32,4%. I titolari più numerosi sono cittadini marocchini, 2,2 milioni, turchi, 2 milioni, e ucraini, 1,7 milioni. Confondere i 3,9 milioni di nuovi titoli con i 27,8 milioni esistenti trasformerebbe un flusso annuale in una falsa fotografia della popolazione.
Perché il record conti davvero, l’Unione e gli Stati devono valutare ciò che accade dopo il rilascio: rinnovi, regolarità contributiva, continuità dell’impiego, apprendimento linguistico, abitazione, scuola dei figli, passaggio al soggiorno di lungo periodo e, quando il progetto fallisce o il titolo viene meno, ritorno effettivo. Il numero dei permessi misura la capacità di aprire una porta; non misura ancora la capacità di governare la permanenza.
Nel paradigma Integrazione o ReImmigrazione, questo è il punto decisivo. L’Europa del 2025 ha ampliato l’immigrazione legale soprattutto per lavorare e ricongiungere famiglie: una scelta concreta, non una fatalità. Ma ogni ingresso ordinato deve essere seguito da un percorso verificabile e ogni permanenza priva di condizioni da una decisione eseguibile. Senza misurare gli esiti, il record resta soltanto amministrativo; con integrazione e ritorni credibili, può diventare politica migratoria.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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