Ogni volta che in Italia si parla di Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), il dibattito pubblico assume toni particolarmente accesi. Le discussioni si concentrano spesso sull’opportunità della loro esistenza, sulla loro compatibilità con i diritti fondamentali o sulla necessità di aumentarne o ridurne il numero.
Eppure, osservando ciò che accade al di fuori dei confini nazionali, emerge un dato difficilmente contestabile: l’Italia non rappresenta un’eccezione. Al contrario, il trattenimento amministrativo degli immigrati destinatari di provvedimenti di allontanamento costituisce una componente presente nella quasi totalità delle democrazie occidentali.
La Francia dispone da anni dei Centres de Rétention Administrative (CRA), utilizzati per trattenere gli stranieri in attesa di espulsione. La Spagna utilizza i Centros de Internamiento de Extranjeros (CIE). Il Regno Unito gestisce gli Immigration Removal Centres (IRC). La Germania dispone di strutture di trattenimento amministrativo organizzate a livello dei singoli Länder. I Paesi Bassi, il Belgio, il Canada e l’Australia utilizzano strumenti analoghi.
Negli Stati Uniti il sistema raggiunge dimensioni ancora maggiori. L’Immigration and Customs Enforcement (ICE) gestisce una vasta rete di centri destinati agli immigrati irregolari in attesa di rimpatrio.
Di fronte a questo quadro appare quindi legittimo porsi una domanda.
Perché in Italia continuiamo a discutere dell’esistenza dei CPR mentre gran parte del mondo occidentale li utilizza da decenni?
Probabilmente perché il dibattito nazionale tende spesso a concentrarsi sullo strumento anziché sulla funzione.
Un CPR non nasce per punire. Non è un carcere e non costituisce una sanzione penale. Si tratta di una struttura destinata a garantire l’esecuzione di un provvedimento amministrativo già adottato dall’autorità competente.
Questa distinzione è fondamentale.
Nel diritto penale la privazione della libertà personale rappresenta la conseguenza di un reato. Nel trattenimento amministrativo, invece, la limitazione della libertà è finalizzata a consentire l’identificazione dello straniero e l’esecuzione di un provvedimento di allontanamento che non può essere immediatamente attuato.
La vera differenza tra l’Italia e molti altri Paesi non riguarda quindi l’esistenza delle strutture di trattenimento, ma il modo in cui esse vengono inserite all’interno del sistema migratorio complessivo.
In Francia, nel Regno Unito o negli Stati Uniti, i centri di trattenimento sono parte di una filiera organizzativa che comprende controlli, identificazione, trattenimento ed esecuzione del rimpatrio. Essi operano in stretta connessione con corpi specializzati che si occupano esclusivamente dell’immigrazione e dell’esecuzione delle decisioni amministrative.
In Italia, invece, il sistema presenta caratteristiche differenti. Gli Uffici Immigrazione delle Questure sono chiamati contemporaneamente a gestire una enorme quantità di attività amministrative e a contribuire all’attuazione delle misure di allontanamento. Questa sovrapposizione di funzioni finisce inevitabilmente per incidere sull’efficienza complessiva del sistema.
Il confronto internazionale suggerisce quindi che il vero tema non sia il CPR in sé.
La questione centrale riguarda piuttosto la capacità dello Stato di dare effettiva attuazione alle decisioni adottate dalle proprie istituzioni.
Dal punto di vista del paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, questa riflessione assume un significato ancora più profondo.
Il CPR non rappresenta il cuore del sistema e non deve essere interpretato come uno strumento punitivo. Al contrario, esso costituisce l’ultimo anello di una catena molto più ampia.
Il centro del sistema è l’integrazione.
Una politica migratoria efficace dovrebbe avere come obiettivo principale la costruzione di percorsi di integrazione fondati sul lavoro, sulla conoscenza della lingua, sul rispetto delle regole e sulla partecipazione alla vita della comunità nazionale.
Quando questo percorso ha successo, la permanenza dello straniero trova una giustificazione sempre più forte.
Quando invece il processo di integrazione fallisce in modo grave e permanente, oppure vengono meno i presupposti giuridici della permanenza, entra in gioco la fase della ReImmigrazione.
In questa prospettiva il CPR non è una punizione per chi non si integra. È la conseguenza amministrativa di una decisione già adottata dall’autorità competente. È lo strumento attraverso il quale lo Stato rende effettivo un provvedimento di allontanamento.
Per questo motivo la domanda corretta non è se i CPR debbano esistere. Quasi tutte le principali democrazie occidentali hanno già risposto a questa domanda da molti anni.
La vera questione è un’altra.
L’Italia dispone di un sistema sufficientemente organizzato per garantire che l’integrazione sia premiata e che le decisioni di ReImmigrazione possano essere effettivamente eseguite?
È su questo terreno che probabilmente si giocherà una parte importante del dibattito migratorio dei prossimi anni.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista iscritto al Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea
ID 280782895721-36
ORCID:
https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

- L’AfD vince con la Remigration. Ma senza integrazione manca metà della politica migratoria
- Britain should free exploited migrant workers from bad sponsors, not from the rules
- Sassonia-Anhalt, l’AfD al 44,5%: la linea dura sull’immigrazione incontra il limite delle competenze
- La teoria dell’asimmetria relazionale dell’integrazione
- The Theory of Relational Asymmetry in Migrant Integration
- Canada, il corso vale ma non per restare: 1.500 diplomati senza permesso di lavoro
- Schengen, finisce la flessibilità sui controlli biometrici: l’EES resta applicato a metà
- Stati Uniti, pratiche migratorie in cambio di denaro: l’accusa che mette sotto processo i controlli dell’USC IS
- Gaza, il cancro non basta a rinviare la biometria: il confine resta chiuso anche senza un centro visti
- Australia, arrivata a un anno e oggi obbligata a partire: l’integrazione non basta senza uno status
- Irlanda, la protezione resta ma l’alloggio finisce: 370 ucraini alla prova dell’uscita da Citywest
- La nueva Ley de Asilo española debe convertir la rapidez en decisiones, no en limbo fronterizo
- Guyana, sei espulsi senza destinazione finale: il Paese terzo diventa una sala d’attesa
- Dover, chi invoca il controllo dei confini blocca il porto: l’ordine non nasce dal disordine
- Olbia e il richiedente asilo fuori controllo: perché serve un sistema di allerta sulle criticità psichiatrich e nei percorsi migratori
- Stati Uniti, cittadini naturalizzati ancora registrati come stranieri: il database elettorale resta sospeso
- Kenya, il piccolo commercio chiude agli stranieri: il Burundi solleva il caso nel mercato comune africano
- Canada, 24.949 documenti migratori sospesi per Ebola: la quarantena vale per alcuni, il blocco per gli altri
- Stati Uniti, dopo Maduro cambia la prova dell’asilo: il rischio deve essere ancora attuale
- Condizionare la permanenza all’integrazione funziona davvero? Il test tedesco
- Regole, rimpatri e integrazione non sono criminalizzazione. La detenzione senza legge invece sì
- Berlino rompe gli indugi: chi deve lasciare l’Europa sarà trasferito nei “return hub”
- La Svezia rompe il tabù: esistono società parallele che rifiutano il patto comune
- Manica, 16.000 arrivi e un patto tra partiti: il respingimento promesso non è ancora diritto
- Schengen, un visto italiano nel caso Lipsia: la frontiera europea resta nelle mani di un solo consolato
- Stati Uniti, dieci giorni per il difensore: l’attesa del visto può non fermare il rimpatrio
- Régularisation par le travail : la France doit préparer l’après-2026
- Stati Uniti, 12.000 nuovi agenti ICE: la macchina dei rimpatri cresce più in fretta dei controlli
- Stati Uniti, 12.000 nuovi agenti ICE: la macchina dei rimpatri cresce più in fretta dei controlli
- Danimarca, primi trasferimenti al return hub entro il 2027: il rimpatrio può uscire dall’UE, le garanzie no
- Gli stessi numeri sull’immigrazione producono due racconti opposti: è il momento di costruire un vero cruscot to dei risultati
- Quasi 390mila imprese individuali non UE: l’integrazione economica italiana ha una geografia precisa
- Roma sperimenta l’integrazione scolastica dei minori rom: il passo successivo è misurare i risultati, non le attività
- Gli stranieri lavorano ma guadagnano il 33% in meno. È mancata integrazione o qualcosa non funziona nella socie tà che deve integrarli?
- Italia-Egitto: formare il lavoratore prima della partenza è un passo avanti. Ma poi chi verifica se l’integra zione riesce davvero?
- Deutschland kann Integration nicht verlangen und zugleich Sprachkurse rationieren
- Canarie, 44 superstiti dopo 27 giorni alla deriva: gli arrivi calano, la rotta resta mortale
- Regno Unito, Erasmus+ torna nei visti: 60.000 partecipanti nel 2019, nessuna stima per il 2027
- Australia, 41.033 iscrizioni al diploma usato per restare: Canberra blocca i nuovi studenti
- Regno Unito, la vittima di schiavitù moderna può lasciare lo sponsor senza perdere il visto
- Nuova Zelanda, la tratta entra nel coordinamento di Stato: il piano c’è, i risultati vanno ancora provati
- Stati Uniti, la cittadinanza del figlio non dipende dallo status dei genitori: il giudice ferma l’ordine
- Svezia, 2.490 britannici con ordine di lasciare: quando la scadenza pesa più del radicamento
- Scarcerato dopo le molestie alla tredicenne: il GIP ha ragione. Ma lo Stato può decidere che debba tornare nel suo Paese
- Il grande equivoco sulle seconde generazioni: nascere qui non significa integrarsi
- Il grande equivoco sulle seconde generazioni: nascere qui non significa integrarsi
- Serve una Polizia dell’immigrazione. Ceuta dimostra perché l’Italia non può più farne a meno
- La Danimarca avverte la sinistra: sull’immigrazione avete perso il contatto con la realtà
- Riabitare i vuoti, ma con quale comunità? L’immigrazione non può essere la cura automatica dello spopolament o italiano
- A $103,265 H-1B Fee Is Not a Skilled-Immigration Strategy
- Brasile, oltre 230 partenze irregolari: 24 milioni di reais bloccati alla rete dei viaggi
- Grecia, 300-500 rimpatri bloccati: quando la detenzione sostituisce il ritorno
- New York, oltre 2.100 arresti ICE: la sicurezza è il bersaglio, l’irregolarità è il criterio
- Malesia, il visto multiplo si restringe a 31 nazionalità: quattro finalità, ma manca ancora la lista
- Il Giappone raddoppia i fondi per gli stranieri. Ma insieme all’integrazione finanzia anche i controlli
- Londra libera le carceri espellendo i detenuti stranieri: una scelta di buon senso che l’Europa ha dimenticato
- Nel 2030 l’Italia avrà ancora 59 milioni di abitanti. Ma chi saranno gli italiani?
- Britain’s visa brake targets passports. A durable migration system should target risk
- Singapore, otto lavori si aprono a nove Paesi: la carenza di manodopera non cancella i limiti
- Thailandia, il visto non serve ma il soggiorno si dimezza: dal 15 settembre il turismo torna a 30 giorni
- Kuwait, finisce la proroga automatica dei visti: l’emergenza proteggeva il soggiorno, ora torna la scadenza
- Italia-Spagna, 180.000 controlli e 31 ingressi negati: la proroga di Schengen deve provare la necessità
- Costa Rica, 10.480 persone possono uscire dal limbo dell’asilo: la regolarizzazione comincia dal radicamento
Rispondi