Stati Uniti, primo rimpatrio dal tribunale antiterrorismo: la prova resta segreta

Il 11 settembre 2026 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato l’avvenuta espulsione di Nazira Haji Zada, cittadina afghana di 47 anni che viveva a Fort Worth, in Texas, ed era titolare dello status di residente permanente. Non si tratta soltanto della conclusione di un singolo procedimento: è il primo caso nella storia dell’Alien Terrorist Removal Court, tribunale federale speciale istituito dal Congresso nel 1996 e rimasto inutilizzato per trent’anni. L’ordine di allontanamento, firmato il 20 agosto, è stato reso pubblico l’11 settembre, dopo il ritorno della donna nel Paese d’origine.

Secondo il comunicato ufficiale del Dipartimento di Giustizia, Haji Zada avrebbe sostenuto il progetto di un attentato di massa ispirato all’ISIS previsto per il giorno delle elezioni del 2024. Suo figlio Abdullah Haji Zada e il genero Nasir Ahmad Tawhedi erano stati arrestati e successivamente condannati per il piano, sventato dopo l’acquisto di armi e munizioni da un agente sotto copertura. La donna, tuttavia, non era stata incriminata penalmente: nei suoi confronti lo Stato ha scelto la via dell’allontanamento amministrativo per ragioni di sicurezza nazionale.

L’istanza fu depositata dal Governo il 15 luglio 2026 e la prima udienza pubblica si tenne il 30 luglio davanti alla giudice capo Joan N. Ericksen. Il tribunale è composto da cinque giudici federali ordinari, nominati nell’organo speciale dal Chief Justice della Corte suprema, e opera sulla base degli articoli 1531-1537 del titolo 8 dello United States Code. Per disporre l’espulsione deve ritenere provata, secondo il criterio della preponderanza dell’evidenza, la qualificazione dello straniero come terrorista ai fini della normativa migratoria.

La particolarità è che il procedimento permette al Governo di utilizzare informazioni classificate quando la loro divulgazione possa compromettere la sicurezza nazionale. La legge prevede un difensore retribuito dallo Stato per chi ne abbia bisogno e consente il ricorso alla Corte d’appello del District of Columbia, ma la difesa aveva chiesto al tribunale di obbligare l’Esecutivo a rendere conoscibile il nucleo probatorio. Nella mozione depositata ad agosto sosteneva che non fosse possibile contestare efficacemente accuse fondate su elementi sottratti alla parte.

Il Governo afferma di avere consegnato ai difensori circa mezzo terabyte di documenti; resta però classificata la parte dell’informazione utilizzata per dimostrare la qualificazione di “alien terrorist”. Haji Zada ha infine accettato tale qualificazione, rinunciato all’appello e acconsentito all’allontanamento. I suoi avvocati hanno precisato all’Associated Press che questa scelta non deve essere interpretata come riconoscimento della legittimità del tribunale. La rinuncia ha così prodotto un risultato rapido, ma ha evitato che una corte d’appello verificasse i limiti costituzionali della procedura.

È questa la contraddizione centrale. La sicurezza nazionale può rendere necessario proteggere fonti, metodi investigativi e informazioni di intelligence; al tempo stesso, la segretezza non può diventare un sostituto della prova contestabile. Il primo procedimento si chiude con l’espulsione e con l’inammissibilità permanente della donna negli Stati Uniti, ma senza una decisione superiore capace di stabilire quanta parte delle accuse debba essere comunque comunicata a chi rischia di perdere uno status stabile.

Il caso conta anche per il governo ordinario dell’immigrazione. La residenza permanente non immunizza dalle conseguenze di un coinvolgimento accertato nel terrorismo, e uno Stato deve poter allontanare chi rappresenti una minaccia reale. Ma proprio perché la conseguenza è definitiva, la distinzione fra accusa, prova e responsabilità individuale deve rimanere netta. Qui la concessione della parte e la rinuncia all’impugnazione hanno chiuso il procedimento; nei casi futuri, in presenza di contestazione piena, il tribunale dovrà dimostrare di saper coniugare protezione dell’intelligence e difesa effettiva.

L’Alien Terrorist Removal Court è dunque uscita dall’archivio ed è diventata uno strumento operativo. Il risultato immediato è un rimpatrio; il risultato istituzionale resta ancora da misurare. Un sistema credibile deve saper espellere rapidamente chi sostiene il terrorismo, ma deve farlo attraverso un procedimento che renda verificabile la decisione anche quando non tutto può essere pubblico. La sicurezza richiede riservatezza; lo Stato di diritto richiede che la riservatezza non diventi arbitrarietà.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Commenti

Lascia un commento

Altri articoli