Spagna, cittadinanza ai sahrawi nati sotto Madrid: il passato coloniale entra nel Registro civile

Il 10 settembre 2026 il Congresso dei deputati spagnolo ha approvato con 168 voti favorevoli, 31 contrari e 145 astensioni la proposta di legge sulla cittadinanza dei sahrawi nati sotto l’amministrazione spagnola. Il testo è stato trasmesso al Senato: è dunque un passaggio legislativo decisivo, ma non ancora una legge in vigore. Lo confermano sia il comunicato ufficiale del Congresso sia la votazione nominale pubblicata dalla Camera.

La misura non è una regolarizzazione generale. Riconosce le circostanze eccezionali previste dall’articolo 21, primo comma, del Codice civile a chi è nato nel Sahara Occidentale prima del 29 settembre 1977, consentendo la cittadinanza per carta di natura anche senza residenza legale in Spagna. I discendenti diretti di primo grado potranno poi optare per la cittadinanza entro cinque anni dall’iscrizione del genitore nel Registro civile. Secondo le stime riportate da Reuters, i potenziali beneficiari diretti sarebbero tra 70.000 e 110.000.

Il testo parlamentare costruisce una procedura delimitata. La domanda sarà gratuita e dovrà essere presentata entro tre anni dall’entrata in vigore, prorogabili di uno; la Direzione generale per la sicurezza giuridica e la fede pubblica dovrà decidere entro un anno e il silenzio avrà valore di rigetto. L’origine potrà essere provata con vecchi documenti d’identità spagnoli, certificati di nascita, libri di famiglia, iscrizioni al censimento ONU per il referendum e, valutati congiuntamente, documenti scolastici, sanitari, previdenziali o amministrativi.

La proposta interviene anche sull’articolo 22 del Codice civile: per i sahrawi la cittadinanza per residenza richiederebbe due anni di soggiorno legale, come già accade per cittadini di Paesi e comunità legati storicamente alla Spagna. Si delineano così due percorsi diversi: una finestra straordinaria per chi nacque sotto l’amministrazione spagnola e una via abbreviata, ma fondata sulla residenza, per gli altri aventi diritto.

La contraddizione che la legge tenta di correggere risale all’uscita della Spagna dal territorio nel 1976. Il regio decreto 2258/1976 concesse ai naturali del Sahara un solo anno per optare per la cittadinanza, quando l’amministrazione spagnola aveva già abbandonato il territorio e l’esercizio effettivo dell’opzione era diventato quasi impossibile. La proposta richiama espressamente anche le successive decisioni del Tribunale supremo: non presenta la cittadinanza come un dono, ma come la risposta tardiva a una procedura rimasta in larga parte inutilizzabile.

Per molte persone che vivono nei campi di Tindouf, nel Sahara Occidentale o nella diaspora, il risultato non sarebbe soltanto simbolico. Il passaporto spagnolo aprirebbe l’accesso alla mobilità europea, allo studio, al lavoro e a una protezione consolare effettiva. Ma proprio qui comincia la prova amministrativa: documenti vecchi o dispersi, legalizzazioni, certificati penali e verifiche d’identità renderanno decisiva la capacità degli uffici di distinguere rapidamente le domande fondate da quelle non provate. La stampa spagnola ha infatti descritto il voto come l’avvio di una riparazione, non come la conclusione del percorso.

C’è poi la tensione geopolitica. Il Marocco rivendica la sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario ne reclama l’indipendenza; dal 2022 Madrid considera la proposta marocchina di autonomia «seria, credibile e realistica». Attribuire la cittadinanza ai sahrawi non equivale formalmente a decidere la sovranità del territorio, ma riconosce una soggettività distinta e può riaprire una frizione proprio mentre i rapporti tra Madrid e Rabat incidono anche sul controllo delle frontiere.

La scelta spagnola conta perché trasforma una responsabilità storica in uno status giuridico permanente, verificabile e individuale. Non promette integrazione senza regole e non impone un ritorno privo di destinazione: offre appartenenza a chi dimostri un legame preciso che lo Stato contribuì a spezzare. Se il Senato confermerà il testo, il successo non si misurerà sul numero degli annunci, ma sulla capacità di chiudere pratiche corrette senza creare un nuovo limbo. Uno Stato può lasciare un territorio; non può cancellare per sempre le persone dalla propria memoria giuridica.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Commenti

Una risposta a “Spagna, cittadinanza ai sahrawi nati sotto Madrid: il passato coloniale entra nel Registro civile”

  1. […] para personas nacidas bajo administración española antes de la fecha delimitada por el texto. ReImmigrazione.com ya analizó el 11 de septiembre la complejidad documental, la relación con el pasado colonial y la ausencia de automatismo […]

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