Il servizio di LA7 (consultabile qui: https://www.la7.it/otto-e-mezzo/video/remigrazione-vannacci-attacca-giorgia-meloni-immigrati-vanno-deportati-11-06-2026-648627) riporta le dichiarazioni di Roberto Vannacci sul tema della remigrazione e degli allontanamenti degli immigrati.
Al di là delle polemiche politiche del momento, l’aspetto più interessante è un altro.
Ancora una volta il dibattito pubblico si concentra esclusivamente sulle due estremità del problema:
da una parte chi sostiene la permanenza quasi come valore in sé;
dall’altra chi propone l’allontanamento come soluzione principale.
In mezzo, però, continua a mancare il tema decisivo.
L’integrazione.
È questo il vero paradosso del confronto europeo sull’immigrazione.
Si discute di ingressi, di espulsioni, di rimpatri, di deportazioni, di cittadinanza, di sicurezza. Ma si dedica pochissima attenzione alla fase che dovrebbe collocarsi tra l’arrivo e l’eventuale allontanamento.
Eppure è proprio lì che si gioca il futuro delle politiche migratorie.
Il punto non dovrebbe essere quanti immigrati restano o quanti vengono allontanati.
La domanda dovrebbe essere: cosa deve fare una persona per essere considerata realmente integrata nella comunità nazionale?
Finché questa domanda non riceverà una risposta chiara, il dibattito continuerà a oscillare tra due posizioni opposte e speculari.
Da un lato l’idea che la semplice presenza sia sufficiente.
Dall’altro l’idea che il problema possa essere risolto principalmente attraverso gli allontanamenti.
Entrambe le impostazioni trascurano il nodo centrale: il rapporto tra individuo e ordinamento.
È proprio da questa constatazione che nasce il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”.
Non come variante della remigrazione e nemmeno come prosecuzione del multiculturalismo.
Al contrario.
Il paradigma parte da una domanda diversa: l’integrazione deve restare un auspicio politico oppure deve diventare un criterio giuridico?
Lavoro, conoscenza della lingua, rispetto delle regole, partecipazione alla vita della comunità non possono essere elementi accessori. Devono diventare il cuore del sistema.
Per questo motivo il dibattito tra remigrazione e accoglienza rischia spesso di essere fuorviante.
Perché continua a discutere delle conseguenze senza affrontare la causa.
La vera questione non è chi debba essere allontanato.
La vera questione è perché, dopo decenni di politiche migratorie, l’Europa non abbia ancora costruito un modello di integrazione fondato su diritti, doveri e verifiche concrete.
Ed è probabilmente proprio questo vuoto che alimenta oggi la crescita di posizioni sempre più radicali in tutto il continente.

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