San Mauro Pascoli chiude TASK4ISI: per i migranti l’integrazione passa anche dall’impresa

Oggi, 15 settembre 2026, a San Mauro Pascoli il progetto europeo TASK4ISI presenta i risultati del percorso ISIHUB Romagna dedicato all’imprenditorialità inclusiva. L’appuntamento, previsto a Villa Torlonia dalle 16 alle 18.30, conclude un’esperienza che ha messo a disposizione di aspiranti e neoimprenditori
appartenenti a categorie sottorappresentate — tra cui persone migranti — formazione, consulenza individuale e occasioni di networking. Il Comune di San Mauro Pascoli, che promuove l’iniziativa insieme al Consorzio nazionale OPEN e con il supporto di Techne e Cercal, annuncia per oggi la presentazione dei progetti d’impresa sviluppati e la consegna dei relativi riconoscimenti.

Il dato interessante non è soltanto che un progetto europeo abbia incluso i migranti tra i destinatari. È il passaggio concettuale dalla persona straniera come beneficiaria di servizi alla persona straniera come soggetto capace di produrre lavoro, reddito e iniziativa economica. Nel dibattito pubblico l’integrazione lavorativa viene ancora troppo spesso ridotta alla ricerca di un contratto subordinato. Il lavoro dipendente resta essenziale, ma non esaurisce le forme attraverso cui una persona può costruire autonomia e partecipazione nella società italiana.

Il percorso ISIHUB Romagna è stato strutturato, secondo l’Agenzia regionale per il lavoro dell’Emilia-Romagna e la Camera di commercio della Romagna, attraverso sedici ore di formazione di gruppo, quattordici ore di consulenza individuale e attività di networking con esperti e professionisti. Questa impostazione è rilevante perché rende visibili strumenti concreti: competenze, accompagnamento, accesso alle reti economiche, capacità di trasformare un’idea in un progetto sostenibile. Non siamo quindi davanti a una generica dichiarazione di inclusione, ma a una sequenza di opportunità individuabili e verificabili.

È precisamente qui che il tema entra nel Paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”. Il primo pilastro attribuisce al lavoro una funzione centrale, ma non esclusiva: il lavoro non deve essere trattato come un lasciapassare automatico né come l’unico fondamento della permanenza. Deve essere osservato nel tempo come indicatore di autonomia, responsabilità e partecipazione. Aprire un’impresa, mantenerla regolare, costruire rapporti con clienti, fornitori, amministrazioni e sistema fiscale può rappresentare una forma particolarmente intensa di inserimento, ma anch’essa deve essere valutata dentro una traiettoria complessiva.

L’imprenditorialità, infatti, non è di per sé sinonimo di integrazione. Una partita IVA aperta formalmente non dice nulla sulla stabilità economica dell’attività, sulla conoscenza della lingua, sul rispetto delle regole, sulla capacità di interagire con le istituzioni o sull’autonomia raggiunta dalla persona. Lo stesso errore che si commetterebbe considerando una busta paga prova definitiva
dell’integrazione si riprodurrebbe attribuendo alla sola apertura di un’impresa un valore che non possiede. Conta la traiettoria, non l’etichetta amministrativa.

In questo caso l’Asimmetria Relazionale offre un criterio utile. Le istituzioni possono essere chiamate a rendere realmente accessibili formazione, consulenza, orientamento e reti professionali a chi parte da condizioni di maggiore svantaggio; non possono però trasformare al posto dell’interessato quelle opportunità in un’attività economica reale. Quando gli strumenti diventano concretamente
utilizzabili, la responsabilità individuale riacquista spazio: partecipare, formarsi, rispettare gli obblighi, assumere rischi proporzionati e costruire nel tempo un percorso autonomo appartiene alla persona.

Per questo il vero banco di prova di TASK4ISI non dovrebbe esaurirsi nell’evento conclusivo di oggi né nel numero dei
partecipanti formati. Occorrerà sapere quanti progetti siano effettivamente diventati imprese, quanti risultino ancora attivi dopo dodici o ventiquattro mesi, quanti abbiano prodotto occupazione regolare e quanti partecipanti abbiano raggiunto un’autonomia economica stabile. Una politica dell’integrazione diventa credibile quando misura ciò che accade dopo il progetto, non soltanto ciò che è stato finanziato durante il progetto.

San Mauro Pascoli indica quindi una direzione utile: spostare almeno una parte delle politiche migratorie dalla gestione della fragilità alla costruzione dell’autonomia. L’ingresso apre la presenza; la permanenza crea il tempo nel quale verificare il percorso; gli strumenti pubblici rendono possibili alcune opportunità; la persona costruisce o non costruisce una traiettoria.
L’integrazione non coincide con l’assistenza ricevuta. Comincia a diventare misurabile quando la persona è messa nelle condizioni di produrre autonomamente il proprio spazio economico e sociale e dimostra, nel tempo, di saperlo mantenere.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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