Oggi, 15 settembre 2026, l’Ente Nazionale per il Microcredito presenta il progetto «Finanza Inclusiva per
l’Integrazione», finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2021-2027 e rivolto ai cittadini extra-UE regolarmente soggiornanti in Italia. L’iniziativa punta a rafforzare l’inclusione socio-economica attraverso educazione finanziaria, accesso agli strumenti di microfinanza, orientamento all’autoimprenditorialità e costruzione di una rete territoriale stabile di soggetti pubblici e privati. Il progetto, realizzato con il CeSPI e sotto la direzione del Ministero dell’Interno, ha un costo complessivo indicato dal CeSPI in 1.646.342,22 euro e una scadenza prevista nel maggio 2027.
È un intervento che merita attenzione perché tocca un punto normalmente lasciato ai margini delle politiche migratorie:
l’autonomia economica non coincide con il semplice possesso di un lavoro. Un cittadino straniero può essere formalmente occupato e, nello stesso tempo, restare escluso dai servizi bancari, dal credito legale, dagli strumenti di pianificazione economica o dalle opportunità di impresa. In questi casi la permanenza è regolare, ma la capacità di costruire una posizione realmente autonoma dentro la società resta fragile.
Il problema non è secondario. L’accesso al conto corrente, la conoscenza dei costi del credito, la capacità di distinguere un finanziamento sostenibile da una forma di indebitamento patologico, la comprensione degli obblighi fiscali e la possibilità di avviare un’attività economica legale sono tutti elementi che incidono direttamente sulla qualità della permanenza. Una politica dell’integrazione che ignora la dimensione finanziaria vede soltanto una parte della traiettoria individuale.
Il progetto presentato oggi compie quindi una scelta corretta quando collega l’educazione finanziaria all’autoimprenditorialità e dichiara di voler monitorare l’inclusione socio-economica. Il punto decisivo, tuttavia, sarà comprendere che cosa verrà effettivamente misurato. Non basta contare quanti incontri sono stati organizzati, quanti utenti sono entrati in una piattaforma o quante persone hanno partecipato a un corso. Occorre verificare se, nel tempo, quelle opportunità abbiano prodotto maggiore autonomia, accesso effettivo ai servizi, emersione dall’economia informale, capacità di gestire reddito e risparmio e, quando pertinente, sviluppo di attività imprenditoriali sostenibili.
È qui che la cornice del paradigma «Integrazione o ReImmigrazione» offre una chiave ulteriore. La sequenza non può fermarsi all’ingresso o alla regolarità del soggiorno: ingresso, permanenza, disponibilità degli strumenti, percorso individuale e misurazione della traiettoria devono essere parti di un unico sistema. L’educazione finanziaria rientra precisamente nella fase in cui lo Stato e le istituzioni rendono disponibili strumenti capaci di trasformare una presenza regolare in una permanenza progressivamente autonoma e responsabile.
In questo ambito l’Asimmetria Relazionale
dell’Integrazione è particolarmente pertinente. Le
istituzioni devono poter dimostrare che gli strumenti esistono davvero, che sono comprensibili, territorialmente accessibili e utilizzabili anche da chi incontra barriere linguistiche o
informative. Ma, una volta che tali opportunità siano concretamente disponibili, torna ad assumere rilievo la responsabilità individuale: partecipare, utilizzare gli strumenti, costruire una traiettoria economica regolare e misurabile non può essere sostituito da una politica pubblica permanente.
Questo significa anche evitare due errori opposti. Il primo è considerare ogni difficoltà economica del cittadino straniero come prova automatica di mancata integrazione, senza verificare se il sistema abbia realmente offerto strumenti accessibili. Il secondo è ritenere che la sola esistenza di servizi finanziati dimostri il successo dell’integrazione. La disponibilità formale di un progetto non coincide con il suo utilizzo e il suo utilizzo non coincide automaticamente con il risultato. Ciò che conta è la traiettoria concreta.
La finanza inclusiva può quindi diventare un tassello utile di una politica migratoria più adulta, purché venga sottratta alla logica del progetto autoreferenziale. Se al termine del finanziamento sapremo quanti cittadini hanno acquisito reale autonomia finanziaria, quanti hanno avuto accesso al credito legale, quanti hanno consolidato un’attività economica e quanti, invece, sono rimasti esclusi nonostante strumenti effettivamente disponibili, allora avremo prodotto conoscenza politica oltre che servizi. L’integrazione non si presume perché un progetto esiste: si verifica osservando ciò che quel progetto consente alle persone di costruire nel
tempo.
Fonti: Portale Integrazione Migranti, 15 settembre 2026, «Finanza Inclusiva per l’Integrazione: Webinar di presentazione»; Ente Nazionale per il Microcredito, progetto «Finanza Inclusiva per l’Integrazione»; CeSPI, documentazione FAMI PROG-84.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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