La recente sottoscrizione del “Patto tra le religioni” promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana rappresenta un’iniziativa di indubbio rilievo nel panorama sociale e culturale italiano. Il documento, firmato da numerose confessioni religiose presenti nel nostro Paese, si propone di rafforzare il dialogo, la collaborazione e la convivenza pacifica tra comunità diverse, nella convinzione che il confronto reciproco possa contribuire alla costruzione di una società più coesa.
L’iniziativa è stata presentata nell’articolo pubblicato da Avvenire e disponibile al seguente indirizzo:
https://www.avvenire.it/chiesa/chiesa-italiana/un-patto-tra-religioni-per-far-crescere-litalia-la-firma-a-roma_110085
Si tratta di un obiettivo certamente condivisibile. Nessuna società complessa può infatti prescindere dal dialogo tra culture, religioni e tradizioni differenti. Tuttavia, proprio perché il tema è particolarmente importante, è necessario interrogarsi su ciò che ancora manca nel dibattito pubblico italiano.
La questione dell’immigrazione non può essere affrontata esclusivamente attraverso la lente del dialogo interreligioso. Le religioni costituiscono una componente della vita delle persone, ma non esauriscono il problema della convivenza civile. La coesione sociale richiede infatti qualcosa di ulteriore: la costruzione di un percorso di integrazione effettiva e verificabile.
Negli ultimi decenni l’Italia ha misurato prevalentemente gli ingressi, i permessi di soggiorno, le domande di asilo e i rimpatri. Molto meno attenzione è stata invece dedicata alla valutazione dei percorsi individuali di integrazione. Eppure è proprio da questa verifica che dipende il successo o il fallimento delle politiche migratorie.
Una società può ospitare persone appartenenti a religioni differenti senza particolari difficoltà quando esistono alcuni elementi comuni condivisi: la conoscenza della lingua italiana, il rispetto delle regole fondamentali dell’ordinamento, la partecipazione alla vita lavorativa e sociale, l’accettazione dei principi costituzionali e la volontà di contribuire alla comunità nazionale.
Il dialogo tra le religioni può certamente favorire tali obiettivi, ma non può sostituirsi ad essi. Il rischio è quello di confondere il rispetto reciproco tra comunità religiose con l’integrazione effettiva delle singole persone.
Per questa ragione il paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” propone un approccio differente. L’obiettivo non è misurare l’appartenenza religiosa degli individui, né valutare la loro identità culturale, ma verificare concretamente il livello di integrazione raggiunto attraverso parametri oggettivi e trasparenti. Il lavoro, la conoscenza della lingua, il rispetto delle regole e la partecipazione alla vita della comunità diventano così criteri di valutazione della permanenza sul territorio nazionale.
In questa prospettiva il dialogo interreligioso rappresenta uno strumento utile, ma non sufficiente. La vera sfida per l’Italia non consiste soltanto nel mettere attorno a un tavolo le diverse confessioni religiose, bensì nel costruire un sistema capace di misurare e promuovere l’integrazione delle persone che vivono stabilmente nel Paese.
Se il dibattito pubblico continuerà a concentrarsi esclusivamente sugli sbarchi, sui rimpatri o sulle appartenenze religiose, rischierà di ignorare la domanda più importante: in che modo valutiamo l’effettiva integrazione di chi vive in Italia?
È da questa domanda che dipende la possibilità di costruire una società realmente coesa, fondata non soltanto sulla tolleranza reciproca, ma anche sulla condivisione di diritti, doveri e responsabilità comuni.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista iscritto al Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea n. 280782895721-36
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

- L’Indice locale di integrazione: cinque indicatori per capire come sta cambiando Malalbergo
- Serve una Polizia dell’Immigrazione? Controlli, rimpatri e garanzie nello Stato di diritto
- Non basta entrare e restare: l’integrazione deve essere verificata nel tempo
- “L’immigrazione non è un’emergenza”. Vero. L’emergenza è non sapere chi integrare, come integrarlo e cosa fare quando l’integrazione fallisce
- Vannacci vede il problema: la risposta è “Integrazione o ReImmigrazione”, non la remigrazione
- Un Osservatorio comunale leggero: misurare l’integrazione senza creare nuova burocrazia
- Il caso El-Sayed: quando la rappresentanza musulmana può diventare Islam politico
- Le comunità migranti chiedono più diritti: ma quali responsabilità assumono nell’integrazione?
- Trump dice che l’immigrazione sta uccidendo l’Europa: i dieci pilastri di “Integrazione o ReImmigrazione” per evitare il fallimento
- Marcinelle non insegna ad aprire le frontiere: insegna a governare l’immigrazione
- Cottarelli: «L’immigrazione serve». Ma l’Italia non può curare l’inverno demografico importando popolazione
- Il paradigma deve partire dai Comuni: perché Malalbergo può diventare un laboratorio dell’integrazione
- Dalla piscina separata al voto di comunità: come la fede può diventare rappresentanza politica
- La libertà non si difende soltanto alle frontiere: l’integrazione deve isolare ogni fanatismo
- Brunner apre ai talebani e scarica la responsabilità sugli Stati: il rimpatrio non può diventare un obiettivo numerico
- L’immigrazione non è una cura automatica per la crisi demografica
- Integrazione o ReImmigrazione dal basso: un progetto concreto per Malalbergo
- Dal voto di comunità all’Islam politico: da Venezia e Vigevano al caso El-Sayed
- Il Patto UE si inceppa a Palermo: senza una vera Polizia dell’Immigrazione le procedure di frontiera restano sulla carta
- Alemanno denuncia la solitudine italiana, ma il vero vuoto è la decisione sulla permanenza
- L’immigrazione non si governa negando i problemi dei territori
- “Ceuta, Rosy Bindi: ‘Abolire Schengen non è la soluzione’ – il problema non è Schengen, ma l’assenza di un modello europeo di integrazione
- Ceuta and Europe’s Border Crisis: Regularisation, Irregular Entry and Political Responsibility
- Trieste, cala la rotta balcanica ma resta il problema dell’integrazione
- L’immigrazione non basta a salvare l’Italia: senza integrazione, il saldo demografico è soltanto un’illusione
- Ceuta y la crisis de las fronteras europeas: regularización, inmigración irregular y responsabilidad política
- La Spagna ha aperto una falla in Schengen: regolarizzare senza integrazione significa esportare i flussi migratori
- Immigrazione e asilo: tre eventi formativi organizzati dall’Avv. Fabio Loscerbo e accreditati dall’Ordine degli Avvocati di Bologna
- Pedro Sánchez ha convertido a España en el vientre blando de Europa: ahora se esconde detrás de la coartada de las mafias
- Giannini accusa la destra di sfruttare Ceuta, ma evita la domanda decisiva: chi non si integra deve rimanere?
- Pedro Sánchez hat Spanien zum weichen Unterleib Europas gemacht – nun versteckt er sich hinter dem Mafia-Alibi
- Ceuta und Europas Grenzkrise: Legalisierung, irreguläre Einreise und politische Verantwortung
- L’ICE arresta gli irregolari negli aeroporti: serve una Polizia dell’Immigrazione, ma dentro lo Stato di diritto
- Minori stranieri non accompagnati: il sistema Lepore è saturo, ma continua a definirsi un modello
- Senatrice Castellone, chi non si integra deve rientrare nel Paese di origine?
- L’Europa accolga chi costruisce: la giurisprudenza indica la via della protezione complementare
- La civiltà non consiste nel chiudere le frontiere, ma nel governare ingressi e permanenza
- La sfida dell’immigrazione si vince solo misurando l’integrazione
- Meloni chiede all’Europa di regolare i flussi. Ma dopo l’ingresso bisogna regolare anche la permanenza
- Ceuta et la crise des frontières européennes : régularisation, immigration irrégulière et responsabilité politique
- Il Papa può essere americano “per caso”. La cittadinanza, invece, non può essere un’appartenenza occasionale
- Dalla remigrazione alla permanenza condizionata: l’Europa si avvicina alla ReImmigrazione
- Pedro Sánchez a transformé l’Espagne en ventre mou de l’Europe : il se réfugie désormais derrière l’alibi des mafias
- Il “rechazo en frontera” spagnolo e il respingimento italiano: due modelli a confronto dopo la sentenza del Tribunal Supremo su Ceuta e Melilla
- Ceuta and Europe’s Border Crisis: Regularization, Illegal Entry, and Political Responsibility
- Cottarelli parla di “buona immigrazione”: ma senza misurare l’integrazione resta soltanto uno slogan
- La Svezia va oltre i permessi temporanei: la permanenza dipende ora anche dalla condotta
- Pedro Sánchez Turned Spain into Europe’s Soft Underbelly — Now He Is Hiding Behind the Mafia Excuse
- La propaganda della crescita ha aperto la strada a Ceuta: Sánchez ha trasformato l’immigrazione in un dogma
- LIVE – Dalle idee alle riforme: dieci proposte per ripensare le politiche migratorie
- La Manica divide Francia e Regno Unito: senza “Integrazione o ReImmigrazione” l’Europa finanzia soltanto nuove frontiere
- Sánchez ha trasformato la Spagna nel ventre molle d’Europa: ora si nasconde dietro l’alibi delle mafie
- Ceuta e la crisi delle frontiere europee: regolarizzazioni, ingressi irregolari e responsabilità politica
- Glasgow dimostra che senza misurare l’integrazione cresce il conflitto
- Immigrazione e crisi industriale: una risposta tecnica alla riflessione di Andrea Zhok
- LIVE – È arrivato il momento di inserire il dovere di integrazione nella Costituzione?
- Colf e badanti, l’Italia ha bisogno di 29 mila lavoratori stranieri l’anno: il decreto flussi va superato con “Integrazione o ReImmigrazione”
Lascia un commento